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martedì 5 luglio 2011

Cicci e macedonia alla salvia ananas


Il cicci... Questo termine così carezzevole, morbido, arrendevole, rassicurante.


Il cicci... Rigirandomi questa parola nella mente, gustandola con delicatezza, mi si affastellano un milione di ricordi confusi di occasioni sempre simili, rese dolcissime dalla sua presenza: pranzi domenicali con i cugini, colazioni del lunedì mattina, pomeriggi di ozio, momenti della merenda.


Il cicci!, esclama sempre mia mamma in questi momenti, mentre travasa la cremina candida, buona e profumata dalla pentola ad una pirofila rettangolare di ceramica, sempre la stessa, pirofila che prima ha bagnato con acqua, in modo che poi il cicci freddo si stacchi facilmente. Poi prende tre cucchiai, uno per sé, uno per mio fratello e uno per me, e ci dedichiamo tutti con certosina attenzione a ripulire la pentola da ogni rimasuglio. Ma era solo l'antipasto; ora è il momento di mangiare


Il cicci... Appena fatto, ancora fluido, tiepido e coccolante al massimo. Ognuno affonda il proprio cucchiaino nel piccolo mare bianco che ha nella ciotolina, mentre un effluvio di scorza di limone o di cannella penetra nelle narici morbidamente ma in modo diffuso.
Mi chiedo sempre come può una cremina così semplice emanare un profumo tanto forte, impregnare tutta la cucina, penetrare in soggiorno, insinuarsi su per le scale e aleggiare per una buona mezz'ora, come per richiamare tutti gli abitanti della casa verso la cucina, cosa che puntualmente avviene. Lì, attorno alla pentola, l'odorino delizioso avvolge tutti in un'atmosfera rilassante e benigna. In mezzo a quel profumo delicato di latte e zucchero è davvero impossibile non sorridere, non chiudere per un attimo gli occhi e aspirare piano, pensando che la vita è bellissima, se qualcuno ha appena preparato per noi con tanto amore questo piccolo elisir. Altro che aromaterapia.


Il cicci... Il cicci quando raffredda. Mentre la famiglia si è riunita attorno al tavolo per celebrare questa gioia assieme, il cicci raffredda nel suo contenitore di ceramica. A contatto con l'aria la sua superficie indurisce, creando una pellicola sottilissima color panna, leggerissimamente più scura della crema. Quando è ben freddo, il cicci passa al frigo, dove, qualche ora dopo, è diventato un freschissimo budino che si può tagliare a fette. La prima cosa che fanno gli amanti del genere, non appena hanno nel loro piattino la fetta di cicci, è asportare con precisione chirurgica la pellicola, aiutandosi con la propria forchettina, e farla sparire in un boccone, rivelando al di sotto la superficie liscissima della crema consistente.


Il cicci... e la sua storia. Credo che l'intera Sicilia sia cresciuta a pane e cicci. Una rapida consultazione di Wikipedia mi ha reso noto che è arrivato o dagli arabi o dai francesi, ed è diffuso in Val d'Aosta e Sicilia. Il nome cicci, a onor del vero, è stato riscontrato solo nella famiglia di mia mamma, nell'hinterland vizzinese, provincia interna sperduta tra Catania, Caltagirone e Ragusa. Sono le zie di mia madre, a quanto pare cuoche sopraffine (che abbia ereditato da loro la passione sconfinata per la pasticceria?), che la battezzarono così. Credo che il resto del mondo la chiami "biancomangiare". Ma per piacere... Vogliamo mettere con il suono coccoloso e delizioso di "cicci"? E brave zie!
E brave zie anche perché non so che sarebbe di me se mia mamma non avesse imparato da loro questo dolce... Purtroppo mia mamma non è innamorata della pasticceria, e nemmeno mia zia, così nessuna delle due ha raccolto i loro saperi. Chissà quante decine di ricette di famiglia sono andate perdute con loro. Quando ci penso mi viene quasi una vertigine, pensando che ora potrei essere in possesso di interi quaderni di ricette tradizionali siciliane, un patrimonio che definire preziosissimo sarebbe eufemismo.

Ma non ce l'ho con loro, quando si è ventenni negli ultimi anni '60 si hanno ben altri pensieri rispetto a passare lunghi pomeriggi a trascrivere ricette, immaginando che magari quarant'anni dopo la propria figlia o nipote di vent'anni starà smaniando per avere LA ricetta delle paste di mandorla... Be', diciamo che se un giorno sarà possibile fare viaggi nel tempo, magari farei una capatina in quella Vizzini degli anni '60 a dire a una mamma e una zia ventenni di farmi questo favore... O, meglio ancora, andrei in persona a conoscere queste figure per me ormai mitiche, a chiacchierare con loro, a farmi insegnare i loro gesti antichi e sapienti.

Però qualcosa la mamma e la zia l'hanno imparata: il cicci. L'hanno imparata perché è semplicissima, buona e anche perché, credo, per loro come per me, mio fratello e i miei cugini, è legata a tanti di quei ricordi bellissimi che non potevano non farla conoscere anche a noi.
Fu così che noi quattro crescemmo a pane e cicci, come il resto della Sicilia, e sarà così che un giorno i miei figli, che mi auguro stiano crescendo in Scozia o nella Loira, banchetteranno a pane e cicci (questa cosa del pane e cicci è simbolica, mai sentito nessuno che spalmasse il cicci sul pane, anche se di sicuro è delizioso anche così).


Il cicci... e i suoi aromi. Il cicci è la crema più versatile del mondo, proprio perché è fatto solo di latte, amido e zucchero. Ci si può mettere davvero di tutto. Le varianti tradizionali prevedono cacao, scorza di limone o cannella. Ma ci si può sbizzarrire. Nell'ultimo anno Rosmarina ha sformato cicci al matcha, cicci alla vaniglia (il migliore in assoluto), cicci alla menta, cicci alle foglie di tè, cicci... alla salvia ananas. In quanto agli usi possibili, be', sono praticamente infiniti. Farcitura di crostate, farcitura di pan di spagna per occasioni speciali, farcitura di bignè (provata da una mia amica, a sua detta sono venuti dei bignè eccezionali, molto più delicati di quelli con la crema pasticcera), farcitura di brioches, di iris, di cannoli, farcitura di qualsiasi cosa, accompagnamento a macedonie come in questa "ricetta". Però, devo dirlo, il modo migliore per gustarlo sarà sempre tiepido, un quarto d'ora dopo averlo trasferito nel suo contenitore di ceramica, con un cucchiaino piccolo piccolo in modo che il piacere di mangiarlo duri a lungo.

In Sicilia, comunque, se ci fate caso, è quasi impossibile comprare una pasta alla crema al bar e non scoprire che è ripiena di cicci, non di crema pasticcera. Sappiatelo: sia la "crema" che la "crema al cioccolato" nei dolci siciliani sono cicci, l'uno al naturale, leggermente più sodo dell'originale, l'altro con l'aggiunta di una gran quantità di cacao (o di cioccolato, non l'ho mai capito e i pasticceri siciliani sono molto gelosi delle loro ricette. Comunque ho in mente da tempo un piano: la prossima volta che andrò in Sicilia entrerò in un bar in cui non mi conosce nessuno, manifesterò il desiderio di comprare una pasta al cioccolato ma lamenterò un'allergia generica, senza scendere troppo nel dettaglio - purtroppo non sono molto brava a mentire -, potendomi così permettere di chiedere se la crema contenga cacao o cioccolato).

L'unico blog in cui ho letto la ricetta di un parente del mio cicci (di certo di famiglia in famiglia la ricetta cambia, le dosi variano, si aggiungono o tolgono ingredienti, tanto l'idea in sé di cicci lo consente appieno) è quello di Sogni di Zucchero, dove però viene usata anche la farina (nella mia famiglia solo amido) ed è presente il burro (ne sono rimasta alquanto stupita, un giorno la proverò!).

La ricetta delle zie invece è la seguente: 1 litro di latte, 4 cucchiai di amido di frumento (ovvero 100 grammi), 4 cucchiai colmi di zucchero (ovvero 100 grammi).
Mi è venuto il dubbio di come si facesse prima che l'amido fosse reperibile in tutte le drogherie siciliane. In realtà non so nemmeno la storia della diffusione dell'amido, cioè, non ho idea se è in commercio ovunque dalla notte dei tempi o se esiste da cinquant'anni, e non ho trovato informazioni in merito.
Ho provato a chiedere a mia mamma come si possa fare senza la frumina, ma si è scandalizzata tanto che non ho insistito: "Come! Per forza ci vuole l'amido! Con la farina verrebbe tutto 'nchiappusu! Non so come facessero prima, ma ora c'è la frumina e si usa la frumina!"; il tono era tale che ho capto che mi avrebbe sgamata a un chilometro se avessi usato la farina, così non l'ho mai fatto.

Venendo finalmente alla ricetta (ringrazio i coraggiosi che hanno letto fin qui), so che il 90% della popolazione senziente si farebbe sparare piuttosto che accendere il forno (io sfornerei cookies anche ora, sinceramente, perché il caldo mi fa un baffo e starei davanti al forno acceso anche a ferragosto... Poi probabilmente non li mangerei mai, dato che ultimamente la voglia di cibo è a zero... Ma intanto li farei!), quindi ho pensato di postare qualcosa di velocissimo e fresco. Ho preparato tutto in qualcosa come un quarto d'ora ieri sera, per far sentire a casa mio fratello, sbarcato per poche ore dalla crociera su cui già stamattina stava di nuovo veleggiando mentre fa animazione ai bambini.

L'abbinamento con la frutta è ovviamente perfetto con la leggerezza della nostra cremina al latte; e per esaltare ancora di più la freschezza di questo "dolce" semplicissimo, ho pensato di aromatizzare il cicci con la salvia ananas, e di spezzettarne qualche foglia nella macedonia.
Salvia ananas, sì... Mai sentita? Anche a me giunse nuova, quando la vidi nel mercato di Prato della Valle un mese fa. L'ho comprata assieme a finocchietto selvatico, origano e tre piantine bellissime di fragole dai fiori rosa. In realtà ho scoperto di avere il pollice nero e di tutte le piantine si occupano i miei... Grandi mamma e papà!! Tornando a noi... Ha delle foglie molto fibrose e necessita di molta acqua, ma il suo profumo mi piace tantissimo; sa proprio di ananas! Su internet ho trovato una ricetta dolce, la panna cotta alla salvia ananas di Calychantus, e due salate.
Ecco qui la pianta, già rigogliosissima...



E la ricetta!

Cicci

1 l latte (io parzialmente scremato perché avevo quello in casa; ovviamente con latte intero fresco viene fantasticamente meglio)
100 g frumina
100 g zucchero semolato (da tradizione... Invece io metà di canna e metà bianco di canna, quest'ultimo acquistato da Naturasì: molto aromatico!)
4-5 foglie di salvia ananas (potete sostituirla con l'erba aromatica che preferite... ecco, secondo il mio gusto non con la salvia vera e propria, che non mi ispira per i dolci. Ma via libera a timo, menta o basilico - quest'ultimo soprattutto se poi abbinerete il cicci a un'insalata di frutti di bosco!) (...o vaniglia, o scorza di limone, o una stecca di cannella, o un cucchiaino di matcha in polvere, o foglie di tè...)

Mettere il latte in un pentolino alto con le foglie di salvia ananas e scaldare fin quasi al bollore; lasciar freddare mezz'oretta, in modo che la salvia rilasci l'aroma. Quando il latte è di nuovo a temperatura ambiente, togliere le foglie senza buttarle, unire lo zucchero e poi setacciarvi sopra la frumina mano a mano e poco alla volta, sbattendo in continuazione con una frusta a mano. Occhio alla formazione di grumi...
Mettere sul fuoco basso, aggiungere di nuovo le foglie per sfruttarle fino all'ultimo e mescolare con la frusta (mia mamma lo fa sempre con un mestolo di legno) in modo che il fondo non bruci. In pochi minuti la crema si addenserà. Decidete voi quando fermare la cottura: dipende ovviamente dalla consistenza che desiderate. Bisogna tenere conto che, una volta freddo, addensa parecchio. Quando è pronto, togliere dal fuoco e eliminare le foglie.
Mia mamma, come ormai saprete, bagna una pirofila, la scola, ci versa sopra il cicci e fa freddare.
Io non amo (=odio) la pellicina che si crea lasciando il cicci all'aria, per cui bagno e scolo la pirofila (quando me ne ricordo - non questa volta), ci verso il cicci caldo, e sopra stendo un velo di pellicola alimentare, come con la crema pasticcera. In questo modo, quando il cicci è freddo, togliendo la pellicola alimentare avremo un bel budino liscio, da servire con


Macedonia

Be', mi vergogno quasi a scriverlo... E' una semplicissima macedonia di frutta di stagione; io ho usato prugne nere, susine gialle, albicocche e una pesca spezzettate, irrorate di succo di limone, con due cucchiaini di zucchero di canna e un paio di foglie di salvia ananas spezzettate.

Versare uno strato di frutta, qualche cucchiaio di cicci e ancora un po' di frutta in una ciotola... Gustare caldo, tiepido, a temperatura ambiente, freddo o ghiacciato. Bbonu è!

martedì 1 settembre 2009

Natilla de vainilla (ovvero la Crema Pasticcera)


Quando il mese scorso sono andata in Spagna, ero sicura che avrei fatto scorpacciate di crema catalana, a Barcellona.
Una volta lì, però, la necessità di "sparagnare" (veneto word for "risparmiare") ogni centesimo me l'ha impedito.
Poi siamo andate a Valencia. La sera, semisvenute per la fame patita i quattro giorni precedenti, ci siamo messe una mano sulla coscienza e ci siamo fiondate in un localino che offriva paellas valenciane e di marisco. L'unico pasto degno di questo nome fatto in dodici giorni.

E' stato memorabile. In religioso silenzio, portavamo alla bocca piccoli pezzi di paradiso. Le bucce dei crostacei e le conchiglie di molluschi mi sorridevano dal piatto in cui le avevo posate, io e la Elena ci guardavamo e sorridevamo, i camerieri passavano e ci sorridevano, felici di vedere come ci godevamo la loro paella, ascoltavamo la famigliola francese parlottare nel tavolo vicino al nostro e gli sorridevamo (gli saremo sembrate sceme).
In quel sacro momento abbiamo imparato molto sul cibo, sull'amore che nutriamo nei suoi confronti e sulla impossibilità di campare di sole prugne secche per più di mezza settimana.
E' stato un momento importante, che ci ha rappacificate col mondo e ci ha dato energia per le 24 ore successive.

Era palpabile la necessità di festeggiare in qualche modo il magico avvenimento, abbiamo riflettuto mentre un sorridente cameriere ritirava i nostri piatti, che avevano assunto un'aria immacolata dopo il nostro intervento.
Così chiedemmo consiglio al simpatico cameriere che, avendoci portato la miracolosa paella, era diventato ai nostri occhi un saggio onnipotente e bonario, a cui dovevamo la nostra felicità di quella sera.
Il Cameriere disse che non avevano crema catalana, questo no, ma qualcosa di ancora più buono: Natilla de Vainilla. (Grazie alla frequentazione di foodblogs sudamericani, sapevo che la Nata è la panna, quindi Natillas de vainilla = Pannette di vaniglia).
Accettammo senza indugi. Dopotutto, egli era saggio e onnipotente.

Il primo dolce dopo quattro giorni di astinenza si presentò in forma budinosa e gialla, accompagnato da un biscotto e da una spolverata di cannella (e quando la Elena ha visto la cannella..... Vi lascio immaginare).
Tralascio quanto morbidamente scivolasse giù per le nostre gole, quanto sensualmente le dense gocce gialle cadessero nella cocottina mentre avvicinavamo il cucchiaino alla bocca, quanto i puntini neri della vaniglia diffondessero un aroma di coccole e calore, quanto il biscotto inzuppato di crema fosse morbido e, al tocco del cucchiaino, si sciogliesse quasi nella crema.

Vabbe', fatto sta che la Elena mi ha fatto giurare di rifargliela a casa.
Ora, lei non l'ha materialmente mangiata (e per questo sono sicura che mi lascerà qui sotto un commento offeso/minatorio), ma sappia che l'ho fatta pensando a lei e al nostro bellissimo viaggio assieme!

Ho cercato, cercato e ri-cercato la ricetta di questa Natilla, solo per scoprire in ogni nuovo sito che aprivo che si tratta nientepopodimeno che di semplicissima crema pasticcera. Con più uova del solito, in alcune ricette, toh.
Così ho deciso di farla con la ricetta che uso sempre e non mi tradisce mai:

La magica crema pasticcera della a-breve-nonna Patti.


Patti (non so se le piaccia la y alla fine del suo nome, a me non piacciono le y nei diminutivi come regola generale e quindi non la metto :P) è Patrizia, la mamma del mio amicone Francesco.
Non una mamma qualunque: una mamma invero che in passato ha partecipato (e vinto? Scusa, non ricordo!) al Rally rosa, che per adottare la nuova cagnolina se l'è fatta spedire da Napoli, una mamma, infine, che per confortarmi prima degli esami di maturità mi ha fatto arrivare, previa figlio Cesco, un'enorme bustina colma di ottime pasticche Leone (le ho ancora, le uso con gran parsimonia).

Lo scorso autunno mi ha passato gentilmente la ricetta della sua torta della nonna; oltre che una buona pasta frolla, c'erano dentro le dosi anche della crema pasticcera, che non avevo mai fatto in vita mia.
Buonissima. Leggera, cremosa, di un colorino delizioso (che di certo non guasta, no?)

Il procedimento non era riportato sul foglietto della Patti, per cui ho seguito quello della Ciliegina.

Ah, ieri era il compleanno di Manu: TANTI AUGURI! Prendi un paio di cocottine, queste Natillas sono nate anche pensando a te e al tuo quarto di secolo.

Ingredienti
1/2 litro latte intero (è abbastanza importante che sia intero e non p.s., la texture è decisamente migliore con quello intero)
3 tuorli
3 cucchiai zucchero semolato
1 cucchiaio farina (io uso però l'amido di mais)
1 bacca vaniglia
1 spolverata di cannella in polvere
qualche frollino

Versare il latte in un pentolino. Tagliare longitudinalmente la bacca di vaniglia e raschiarne i semini nel latte. Poi aggiungere al latte la bacca stessa e scaldarlo fino al bollore.
Spegnere e lasciare in infusione mezz'ora (passaggio che, lo confesso, spesso salto per mancanza di tempo).
Unire ai tuorli lo zucchero e sbatterli per bene con una forchetta (senza montarli, bastano trenta secondi). Aggiungere da un setaccino l'amido sbattendo continuamente per non formare grumi.
Rimettere sul fuoco il latte e, subito prima che bolla, versarne circa la metà nel composto con i tuorli, sbattendo con cura. Ora versare nuovamente tutto nel pentolino di latte, accendendo il fuoco molto dolce, e cuocere finché non diventa ben soda (attenzione, non deve bollire, altrimenti si "straccia" e diventa tipo uova strapazzate... Giuro, mi è successo con la tornata di crema pasticcera precedente a quella della foto :).
Togliere dal fuoco e versare in cocottine (le mie sono quelle della Cuki per congelare :) ma vanno benissimo). Sopra ogni cocottina mettere un pezzetto di pellicola, per evitare il formarsi della pellicina.
Quando si è raffreddata (dopo mezz'oretta) togliere la pellicola, porre sopra ogni cocottina un biscotto, spolverare di cannella (operazione che io ho dimenticato!! Ma si può? Si può?? Elena, potrai mai perdonarmi?) e mettere in frigo per qualche ora.

domenica 14 giugno 2009

Doppia Mousse al Cioccolato e Sale (aka Finto Cappuccino :)


Ma quanto buono è il cioccolato col sale?? Sono gusti che si sposano pazzescamente bene. Fino a poco tempo fa questi "connubi" mi sembravano solo estrose trovate, ma ora adoro questi abbinamenti particolari.
Questa mousse festeggiava il mi primo voto (anche se, c'è bisogno di dirlo?, i miei votati hanno stra-perso :) e la fine della scuola, pochi giorni dopo.
E' dedicata a mio fratello, che mi chiedeva da mesi una mousse al cioccolato.
Il nome Finto Cappuccino riguarda solo il colore... Non c'è caffè! Anche se, come mi fa notare Konstantina, magari ci starebbe... :9
Poi mi ha ricordato il cappuccino per le diverse consistenze delle due mousse. Mentre in un cappuccino la schiuma bianca copre la cremosità del latte e caffè, nel mio bicchierino il primo strato nutelloso contrasta con la leggerezza e la consistenza soffice della mousse nera.
La mousse (o meglio, crema) al cioccolato bianco era un po' pesante, ne ho messa troppa in ogni bicchierino. Ne metterei la metà! Vi do le dosi "aggiustate".
Ah, la mousse al cioccolato fondente è decisamente light... No panna, no zucchero! Né gelatina. Certo, c'è il cioccolato... Eccome se c'è! :)
Per due bicchierini

Mousse al cioccolato fondente
100 g cioccolato fondente
1 cucchiaio di latte
1 albume montato
1 pizzico di sale

Sciogliere il cioccolato con il latte a bagnomaria. Far raffreddare un paio di minuti; aggiungere l'albume montato.
Versare il composto nei due bicchierini e cospargere con un po' di sale.
Chiudere i bicchierini con della pellicola e mettere in freezer. Nel frattempo, preparare la

Mousse (o meglio, crema nutellosa) al cioccolato bianco e latticello
Volevo fare questa mousse con la panna montata, ma, come già spiegato, qualcosa è andato storto :) E crema al latticello sia!
50 g cioccolato bianco
10 g latticello (che si possa sostituire con del latte? Lo sospetto fortemente!)
45 g latte condensato
1/4 di albume montato

Queste dosi sono così lillipuziane perché io ho fatto la crema con un albume e le dovute proporzioni, e me ne è avanzata una quantità immane.
Sciogliere la cioccolata con il latticello a bagnomaria. Togliere dal fuoco e aggiungere il latte condensato. Aggiungere l'albume montato.
Togliere i bicchierini dal freezer e aggiungere la crema bianca.
Servireee! :)

domenica 7 giugno 2009

Clafoutis aux Cerises

L'altro giorno i miei erano tornati da una passeggiata a Galzignano Terme con 1 kg di ciliegie dei Colli Euganei. Per entrare più nel dettaglio, penso fossero della varietà Duroni!
Sono meraviglioseeee!! Enormi, nere, con una polpa rossissima, dolci e gustose come non ne mangiavo da anni!

Abbiamo i Colli dietro casa (letteralmente!), e andiamo sempre a comprare quelle cosine scialbe e bruttine del supermercato... Baaaah!!
Scusate la mia eccessiva passione, dovreste assaggiare queste meravigliose ciliegie di Galzignano per capire :)

E insomma con queste ciliegione smisurate dovevo assolutamente farci qualcosa, vista anche la quantità ingente di ciliegie del supermercato che già stazionava in frigo!
Così appena mi è stato possibile ho salvato le Duroni superstiti della nostra golosità e ho fatto questo clafoutis.

Sarà stata la vaniglia, sarà stata la ricetta, sarà stato che ho lasciato i noccioli alle ciliegie (è vero che non denocciolando le ciliegie queste rilasciano un aroma delizioso!!), ma questo dolce era davvero magnifico. E' stato sbranato nell'arco di circa otto ore, da circa 4 persone e mezzo (la sara Mattia è passato da queste parti).

Ho seguito questa ricetta, e scoperto così un altro bellissimo blog francese!
Non perché la ricetta dell'altra volta (di Tuki) non fosse buona, ma perché quella de La Tartine Gourmande, che è senza farina di mandorle, dovrebbe essere più vicina al clafoutis originale.

Per un clafoutis di circa 26 cm di diametro
600 g ciliegie Duroni (io ne avevo solo 400, per questo non "affiorano"! ^_^)
2 uova intere
1 tuorlo
100 g zucchero di canna
30 g farina
30 g maizena o fecola
200 ml latte
1 baccello di vaniglia
100 ml panna

Per la "decorazione"
zucchero di canna q.b. (La Tartine Gourmande parlava invece di "polvere di biscotti rosa"... Penso che i "biscotti rosa" siano i Biscuits Roses de Reims. Ne ho sentito parlare ma in Italia non ne ho mai visti.)
pistacchi di Bronte sminuzzati grossolanamente una manciata

Montare le uova con il tuorlo e lo zucchero per 5 minuti (finché il composto non "scrive"). Aggiungere i semi di vaniglia. Sciogliere la maizena nel latte. Aggiungere alle uova il latte con la maizena, la farina (setacciandola) e la panna. Mescolare cautamente finché il composto non è perfettamente omogeneo. Imburrare e infarinare una teglia di vetro o ceramica di circa 26 cm di diametro e disporvi soprale ciliegie lavate e NON denocciolate (fidatevi, vine tutta un'altra cosa!). Versare la crema sopra alle ciliegie. Infarinare a 180 gradi per circa tre quarti d'ora. Non deve essere gonfio... Deve prima gonfiarsi e poi "affossare". La superficie sarà color caramello. Una volta sfornata, cospargere di zucchero di canna e pistacchi sminuzzati. Si mangia dalla teglia, non provate a sformarla... Sarà di una consistenza fantastica! Io l'ho conservata in frigo, ma non so se questa mossa sia "tradizionale" ^_^.


Con questa torta partecipo alla raccolta di Rossadisera. Ecco qua! :)

domenica 31 maggio 2009

Bicchierini Light Yogurt, Vaniglia e Frutti Rossi

La famiglia di Rosmarina, dopo certe tartellette marmellata e crema mou (coming XD), si apprestava a linciare la povera spadellatrice diciottenne. La famiglia, infatti, non ce la fa più a trovarsi davanti dolcetti che fanno 500 calorie a sguardo.
Urgeva cambiamento di rotta (almeno per stavolta).
Ed ecco dei bicchierini magri in modo imbarazzante: niente zucchero, niente panna, niente di niente. Solo yogurt (lo ammetto, intero... Nessuno è perfetto :D), miele, fragole e ciliegie. Stoppete.

Per 6 bicchierini (18 cl)
500 ml yogurt intero non zuccherato (va bene anche magro, anzi, forse è meglio :) basterà aggiungere un altro cucchiaio di miele)
3 cucchiai miele
5 g colla di pesce (magari 10 è meglio, vedete voi)
250 g fragole & 250 g ciliegie (o altra frutta... oggi ad esempio mi attraevano le albicocche)
1 baccello di vaniglia

Mettere la gelatina ad ammollare nell'acqua fredda.
Sbattere nel mixer lo yogurt finché non è bello cremoso e aggiungere il miele e i semi di vaniglia, fino a quando sono perfettamente amalgamati.
Scaldare lo yogurt in un pentolino finché è ben caldo, quindi aggiungere la gelatina e mescolare fino a quando si scioglie completamente.
Versare nei bicchierini fino a tre quanrti di altezza, ricoprirli di pellicola e mettere in freezer per un'ora.
Nel frattempo lavare, denocciolare e tagliare a pezzetti la frutta.
Togliere i bicchierini dal freezer e riempirli di frutta; io per decorare ho messo in ogni biccherino una fogliolina di basilico (che abbiamo appurato stare da dio con le fragole :) ).

Buonissimiiiiii.... Mi sa che qui si inizia a riscoprire l'amore per la cucina leggera! ^_^
^


Konstantina mi ha suggerito di partecipare a questa raccolta... Ma più che volentieri! XD

venerdì 29 maggio 2009

Crema Mou al Cioccolato e Rose


Questo è uno dei miei siti preferiti.
Eryn è la maga dei dolci ipercalorici, di quelli che ti fanno sentire satollo ed appagato con una sola occhiata attraverso lo schermo.
Il bello è che ho iniziato a consultare blog in francese piuttosto presto (grazie a nebulose reminescenze delle scuole medie), ma questo l'ho trovato solo poche settimane fa, attraverso un blog portoghese (pensa te!! W la multiculturalità dei foodblog!). Sono rimasta totalmente affascinata dai suoi dolci senza rimorsi, dalle sue torte salate originali, dai colori invitanti dei suoi piatti. E... che foto!
La cosa folle è che almeno due-tre combinazioni che mi erano venute in mente per dei dolci (e di cui andavo molto fiera) le ho ritrovate praticamente tali e quali sul suo blog... Cavolo!
Ma non si può averne a male con Eryn. Uno sguardo al suo Dyamite ed è tutto perdonato.
Nel Dynamite c'è anche la ricetta di un fantasticoso caramello al cioccolato, che non potevo assolutamente perdermi.

Con il caramello ho un rapporto strano... Ho sempre paura che si bruci da un secondo all'altro, così mescolo prima del dovuto e mi viene un mega sciroppone, che poi si asciuga di nuovo formando una lastra diamantina di zucchero sul fondo della padella. A questo punto mi impongo di non toccarlo più finché non sia tutto completamente sciolto, qualunque cosa accada.
Soffro, guardando lo zucchero che si caramella sui bordi diventando sempre più scuro. Quest'odore... Bruciato??
Di nuovo non resisto e riprendo a mescolare vigorosamente. Ed ecco il doloroso perché di quei grumi croccantelli di zucchero che non se ne vanno neanche ad implorare in aramaico.
(Tra l'altro, la prima volta che ho preparato il caramello, assolutamente non conscia delle temperature che può raggiungere quando bolle allegramente, me ne sono versata un po' sul dito per assaggiarlo.
La vescica conseguente mi ha fatto compagnia per oltre dieci giorni.
Ma questa è un'altra storia... :) )

E insomma mi sono innamorata di questa crema mou. Poi ho pensato che finalmente le rose del mio giardino sono spuntate, e che è un delito lasciarle là a seccare senza azzannarle neanche un po'.
Cioccolato e rose... Mmmh! E perché no!!

Per un bel barattolone di crema (ricetta di Eryn modificata a piacere, causa aggiunta di aroma alle rose)
240 ml panna intera (altrimenti non viene lucida)
250 g zucchero
3 cucchiai di acqua di rose
25 g burro
40 g cioccolato fondente (ma io ho usato quello al latte che si annoiava da un po' nel frigo)
più altri due cucchiai di acqua di rose
Intanto, facciamo l'acqua di rose (inventata di sana pianta). Questa va fatta il giorno prima.
5 rose
acqua q.b.

Sfogliare i petali e sciacquarli con cura. Asciugarli e metterli in un piatto, con tanta acqua da coprire i petali ben schiacciati (massimo 7 cucchiai di acqua). Coprire con un piatto e poi con un peso e lasciare là a meditare per una notte.
Il giorno dopo, trasferire il tutto in un pentolino a fuoco basssssissimo e lasciar bollire per qualche minuto.
Filtrare il "succo di rose" e passare i petali nel passaverdure, tanto per assicurarsi che un po' di olio non sia rimasto là.
Mettere tutto il liquido in un bicchiere et voilà! Acqua di rose by Rosmarina.

Passiamo al caramello, va'!
Mettere a caramellare in un pentolino lo zucchero con i 3 cucchiai di acqua di rose. Non Mescolatelo eh, mi raccomando (vedi sopra).
Quando si è sciolto a sufficienza, mescolare per eliminare eventuali grumi poi togliere dal fuoco.
Versarvi subito, a filo, la panna bollente (proprio caldissima, se no avrete una piccola eruzione di caramello in cucina). Attenzione, a filo. Io l'ho versata tutta in una volta e l'eruzione l'ho avuta uguale, anche se la panna era bella bollente :P. Devo ammettere che è stato piuttosto divertente assistere ad un'esplosione mou-gmatica dal vivo, ma purtroppo ho pagato il mio interesse geologico con dei mega grumazzi di caramello che non si scioglievano nella panna.
Rimettere il tutto sul fuoco e mescolare vigorosamente per eliminare i grumi di zucchero eventualmente formati. Remuer finché la crema non si ispessisce, direi 5 minuti.
Versare la crema in un barattolone sterilizzato, tenendone un po' da parte per papparvela subito :P

sabato 16 maggio 2009

I miei primi Bicchierini, la mia Prima Volta con Fragola e Basilico, e un po' di patriottismo, dai

...Ci si chiederà: il patriottismo dove sta?
Il patriottismo invero è per chi ha lo sguardo acuto: se strizzate gli occhi e vi concentrate noterete che la mousse più sotto è di un timidissimo verdolino... Che poi col rosso delle fragole e il bianco del cioccolato..... Ecc ecc ecc.
La foto è stata un'epopea, ovvero ne ho fatte SESSANTASETTE; e avrei continuato eh... Solo che il sole mi aveva fatto ciao-ciao e se n'era andato a nanna dietro ai colli!! :P
Dopo un pomeriggio di dura posa in posizioni assurde per cercare di nascondere le ombre, rendere la prospettiva, sfocare lo sfondo ecc ecc non posso che sentirmi intenerita di fronte all'ancor maldestro frutto dei miei sforzi...
Ma mi migliorerò!! (Proprio come dovevo rifare questo cake rendendolo irresistibile..... Ma vabbe', non si sa mai che la voglia spunti fuori all'improvviso!)
Che poi ora che ci penso ieri, quando ho fatto questi dolci affarini, sono pure uscita col mio bolide in mezzo alla bufera per correre a comprare i bicchieri! (Leggasi: Sono andata al supermercato [a 3 km da casa] in motorino, mentre scendeva un sottilissimo velo di pioggia :P) (Già, sembra incredibile ma a casa non avevo neanche due bicchieri uguali che fossero Normali, non opachi, colorati, sfaccettati.) E la voglia di fare questo dolce fu tale da scuotermi dalla mia proberbiale pigrizia!! Quasi da mettere in conto a Sant'Antonio, questa...

In fin dei conti questi bicchierini sono stati un vero parto, tra preparazione, foto e tutto il resto (che sarebbe...? Non si sa), ma Acciderbole se ne è valsa la pena! Sono veramente Squisiti... Questo abbinamento che ho visto tante volte sui foodblog mi ha soddisfatta anche oltre le (alte) aspettative!

And special thanks to:

Alex's Bicchierini di Fragole e Basilico, e per l'idea dell'abbinamento pincipe di questa preparazione, e per la genialata dell'aggiunta di un sapore "agrumoso", e per la pressoché identica forma dei nostri bei bicchieri :);

Tuki's Gelée di Fragole & Chantilly al Cioccolato Bianco. C'è poi da dire che mi sono ispirata ai suoi bicchierini per l'alternanza mousse-gelatina-mousse, e che ho osservato intensamente per 10 minuti buoni la sua foto per cercare di carpire sciamanamente un po' della sua bravura fotografica.....

Bene, cominciamo!

Per 4 bicchieri medio-grandi (ma è mooolto meglio usare 6-7 bicchieri piccoli... Non è fatto d'aria, questo dolce :P)
Partiamo con la Panna Cotta al Basilico
500 g panna fresca (ieri con un gesto molto liberatorio ho buttato nel gabinetto il mezzo litro di terribile panna vegetale che mi era rimasto, e sono andata a comprare un bel litrozzo di panna grassosa, lattosa, schietta e colesterolica. Oh là!)
2 cucchiai di zucchero di canna
10 g colla di pesce
15 foglie di basilico a foglia larga (quello comune, insomma)
1 cucchiaio zucchero di canna
succo di limone q.b.
Facile: scaldare sul fuoco la panna con i due cucchiai di zucchero finché non arriva quasi a bollore; aggiungere la gelatina già ammollata in acqua fredda e girare velocemente finché non si scioglie.
Togliere dal fuoco.

Ora, per il basilico... Ecco qua la mia idea: l'ho frullato il più possibile con il limone e il cucchiaio di zucchero, ottenendo una specie di pesto dolce "annegato" nel limone (mi pare di averne usato uno intero, o quasi).
Ho filtrato il pesto il più possibile con un colino, spremendo quanto potevo, e ho unito il "succo" ottenuto alla panna cotta, che ha assunto il su visibile timido verdolino. Ovviamente, se desiderate un colore più deciso, basta aumentare il numero di foglie di basilico e il succo di limone, ma occhio che se le dosi di "succo di basilico" diventano ingenti conviene aumentare un po' anche la gelatina (direi di altri 2,5 g).

Proseguiamo con la Gelatina di Fragole,
che mi mangerei a cucchiaiate.
250 g fragole tagliate a pezzetti
1 cucchiaio zucchero di canna
5 g colla di pesce

Frullare fragole e zucchero. Riscaldare due cucchiai di purea e unirvi la gelatina già ammollata, mescolando finché non si scioglie. Unire al resto della purea e lasciar freddare fuori dal frigo.
A questo punto, se la mousse al basilico ha raggiunto la temperatura ambiente, si può partire a mettere il primo strato nei bicchieri. E' facile: riempire i bicchieri a un po' meno di metà, fino ad esaurimento mousse ^_^
Ora, enwrapparli in pellicola da cucina (constato come sia preferibile coprire l'intero bicchiere con la pellicola, non solo il collo. Io ho coperto solo la parte superiore e la superficie esterna si è ghiacciata, tolti dal freezer i bicchieri erano tutti acquosini fuori...) e metterli nel freezer per mezz'ora buona.

[Thirty minutes later] Bene! Ora bisogna verificare se la panna si è solidificata del tutto. Se la risposta è: Sì, allora si può procedere a versare uno strato di gelatina, ri-pellicolare tutto e mettere in freezer per altri 20-30 minuti. Se invece No, aspettare altri dieci minuti, altrimenti vien fuori il disastro. Come il mio povero primo bicchierino, vittima sacrificale della mia inesperienza e grande assente nella foto. Amen.

E concludiamo con: La Chantilly al Cioccolato Bianco di Tuki!
(questa vi avanzerà... Viene fuori un quinto bicchiere solo di questa mousse. Se non ve la sbafate subito, certo!)
150 g cioccolato bianco (ieri al supermercato mi è toccato comprare l'unico che c'era, quello della Nestlè, ma voi magari evitate...)
300 g panna fresca

Sciogliere a bagnomaria il cioccolato.
Semimontare la panna (aah, che bello vedere una panna vera, che per montare ci mette cinque minuti e non venti secondi come la Hoplà... Non si faceva neppure in tempo a girarsi che... Hoplà! [per l'appunto...] Era montatissima e perfetta, con certi picchi tipo Dolomiti innevate! Devo dire che il fatto un po' inquietava! Mamma mia, se penso a tutte le schifezze che ho ingerito con quella panna...) e aggiungerne due cucchiai al cioccolato, girando forte. Unire il resto della panna con cautela, servendosi di una spatola di gomma o di un cucchiaio di legno.

Se il tempo è giunto (alias: se la gelatina è bella solida), togliere i bicchieri dal congelatore e riempirli fino in cima di mousse al cioccolato. Decorare con fragole, pesto dolce di basilico e scorze di limone grattuggiate e servire subito.
Oppure, se fate come me, congelare (senza dimenticarsi di chiudere ogni bicchiere con la pellicola) per tutta la notte; togliere dal freezer due ore prima di servire e decorare in tutta fretta mentre dal soggiorno chiamano dessert a gran voce.

Con questa ricetta partecipo a questa figata di concorso!!

martedì 5 maggio 2009

La mia merenda: ovvero come usare la Nutella al Matcha in modo colorato e squisizioso... in 20 secondi.

(Foto presente anche su Flickr)

Il mio intento originario era di inventarmi una qualunque frolla al sapore di agrumi, cuocerla in certi deliziosi minipirottini metallici che per un gustoso errore mio papà ha comprato (gli avevo chiesto delle cocottine in terracotta........), riempire poi i gusci di Matchella, cospargere questa di pistacchi e guarnire con una bella fragolona.
Per non incorrere in nuove ed entusiasmanti ire di mia madre, che, vedendo la figlia stazionare in cucina da mesi e il girovita medio della famiglia allargarsi a ritmi esponenziali, sempre più frequentemente demanda a gran voce il mio ritorno a testa china sulla scrivania, ho deciso (con grande magnanimità, devo dire) di ridimensionare i miei deliziosi progetti, mantenendone però inalterata la struttura generale.
In termini più prosaici:

Ho tostato un fetta di pancarrè, ci ho spalmato sopra la Nutella Verde, vi ho poggiato una fragola e ho polverizzato il tutto con pistacchi di Bronte tritati.

martedì 28 aprile 2009

Nutella Bianca... anzi, Verde!


(Questa foto è anche su Flickr)
Eh lo so, con 'sto abbinamento cioccolato bianco-matcha sto saturando il blog... E avverto che questa non sarà l'ultima ricetta con questi due ingredienti!! Fosse poi un'idea mia! Ma come la gran parte di voi sa, è un accostamento stra usato nei blog :P
C'è da dire che un mio minimo sforzo c'è, e sta tutto nell'aggiunta di mandorle e latte di riso al collaudatissimo suddetto sodalizio cioccolato-tè verde... Devo dire che il risultato soddisfa, soprattutto mio fratello! :)
Del resto, come dargli torto? Diciamocelo... Chemmòndosarebbesenza Matchella (matcha+nutella :P)?? :DDD
Veniamo a noi:


150 g mandorle
140 g latte di riso
350 g cioccolato bianco
50 g panna
60 g olio di semi
30 g zucchero a velo
mezzo cucchiaio di matcha


Polverizzare in un mixer potente le mandorle con lo zucchero a velo, fino a formare una farina fine. (Io ho avuto problemi in questo passaggio, è così che sono nate le simpatiche pallotte visibili in foto! ;P)
In una ciotola a bagnomaria versare la panna col latte, farvi sciogliere il cioccolato bianco, aggiungere le mandorle, il matcha e l'olio e mescolare la crema per qualche minuto.
Versare in una o più boccette (a me è venuta un barattolo discreto e un terzo di tazza da latte), far raffreddare senza aggiungere il coperchio e, quando ha raggiunto la temperatura ambiente, incapocchiare e infilare senza tanti complimenti in frigo per qualche ora (altrimenti rimane poco soda).


Godetevela spalmata sul pane o come ripieno di qualche dolcetto! (Cosa che ho intenzione di fare a breve!!)
(ps. Il pane è quello che fa mio padre con la Mdp. Mmmh... Buono.)



Con la Matchella aderisco al contest di Susina.



sabato 25 aprile 2009

Clafoutis alle Fragole

La ricetta originale, sempre de La Ciliegina, prevedeva le ciliegie, ma spero che la giuria del concorso La Ricetta del Vicino è Sempre più Saporita possa perdonarmi, visto che in fondo al post Tuki scrive che è possibile provare il clafutis anche con le fragole! :P

700 g fragole (ciliegie)
3 uova
2 cucchiai panna per dolci
300 ml latte
100 g zucchero di canna
40 g farina
40 g maizena o frumina
40 g farina di mandorle
estratto di vaniglia
il solito pizzico di sale

Disporre le fragole lavate e lasciate preferibilmente intere in una pirofila di vetro o ceramica di circa 26 cm. di diametro, già imburrata e infarinata.
Montare le uova con lo zucchero per 10-12 minuti, unire sale, vaniglia, mandorle, la farina e la frumina setacciate e infine il latte con la panna.
Versare il composto sopra la frutta ed infornare a 180 gradi per 45-50 minuti (Tuki dice 40-45... ma il mio forno come al solito ci mette di più! Poi le fragole sono più acquose delle ciliegie, rilasciano molto liquido, quindi forse effettivamente è meglio cuocere qualche minuto in più).

E' una vera delizia accompagnato con la Crema di Vaniglia, anche questa "copiata" da Tuki, come abbiamo fatto noi a pranzo.

Per la decorazione mi sono ispirata a questa torta di Kja, con le fragole crude che mi erano avanzate dal clafoutis e 3 cucchiaini di latte condensato (non ho il dulce de leche, né so se avrò mai la pazienza di farlo a casa! :P) Hem hem..... Non per dire, ma così la torta diventa doppiamente copiata! E per la ricetta e per la decorazione... In queste cose vado forte! :P

E' la prima torta al cucchiaio che preparo... Il risultato è stato sorprendente!! Ce la siamo sbafata subito quasi tutta! E poi quella cremina alla vaniglia...... E' la morte sua!

Anche questa partecipa al contest della Trattoria Muvara.

Crema alla Vaniglia

Questa è una ricetta della bravissima Tuki de La Ciliegina sulla Torta.
Il suo blog è stupendo e non posso che sperare di avvicinarmi un giorno alla sua eleganza! :)
L'ho servita con il Clafoutis di Fragole, insieme (ma anche separatamente :P) sono una bontà.

200 g panna per dolci
300 g latte
1 baccello vaniglia
50 g zucchero bianco (ho un po' diminuito la dose originale)
20 g maizena o frumina
Bollire assieme il latte con lo zucchero, la panna e la vaniglia aperta e raschiata.
In una ciotola setacciare la maizena, aggiungere poco per volta un po' di latte sbattendo con una frusta a mano in modo da sciogliere la maizena senza creare grumi, versare la crema così ottenuta nel latte caldo e portare di nuovo a bollore, proseguendo la cottura per altri 5 minuti e girando incessantemente con una frusta.
Trasfrire in una nuova ciotola e applicare un foglio di pellicola a contatto con la crema per evitare il formarsi della pellicina.
Servire calda o fredda, comunque quando è ancora tiepida è una goduria!
Con questa ricetta concorro a La ricetta del vicino è sempre più saporita.

venerdì 17 aprile 2009

Il mio dolce di Pasqua: Torta di Mandorle, Cioccolato bianco e Fragoline


Era Pasqua, ed ero invitata a pranzo dai parenti del mio damo (:P), che mi avevano chiesto se potevo portare un dolce.
La sera prima con gli amici avevo tirato le tre, il tempo stringeva e il tutto cominciava a farsi preoccupante.
Così è nata questa torta scenografica ma in realtà velocissima, con una glassa che vorrebbe essere quella di una colomba (rimaniamo almeno in tema, tanto per convenzione) e il cui impasto si crede una sorta di pan di spagna.
Facillima! E piaciuta... E' piaciuta! :)

Torta alle Mandorle
Questa ricetta pandispagnosa l'ho trovata in un sito di cucina, ma nella fretta ho dimenticato di appuntarmi il nome.
150 g mandorle macinate finemente
50 g farina 00
6 uova
180 g zucchero semolato (diminuirei a 140)
50 g cioccolato bianco grattugiato

Separare albume e tuorli; montare i tuorli con lo zucchero per 8 minuti o più, fino a quando il domposto è BEN gonfio e molto chiaro. Ovviamente, usate una frusta elettrica o potrete dire addio al vostro braccio... ;)
Unite delicatamente la mandorla e la farina (ben setacciate) insieme alla cioccolata, con un cucchaio di legno. Montate a neve gli albumi aggiungere anche quelli, sempre con delicatezza.
Versate il tutto in una teglia di 24-26 cm di diametro (possibilmente a cerniera) foderata di carta forno. Se usate la teglia a cerniera, avrete un risultato esteticamente migliore se metterete un foglio di carta forno sul fondo dello stampo (chiudendovi poi sopra la cerniera e lasciandone i quattro angoli fuori) e se imburrerete e infarinerete invece i bordi dello stampo.
Che casino..... Spero di essermi spiegata! :P
Infornare a 180 gradi in forno già caldo.
Per le modalità di cottura e uscita dal forno, leggete qua sotto!

Glassa Pseudo-Colomba
1 albume
100 g zucchero a velo
50 g mandorle in granella (o più)
50 g cioccolato bianco tagliato a pezzetti (facoltativo)
una manciata di mandorle intere spellate (o con la buccia, a vostro gusto)
ho evitato di inserire la granella di zucchero, sempre presente nella glassa delle colombe, ma che io detesto...

Mescolare gli ingredienti in un mixer finché il composto non diventa "liquidoso".
Ora, la torta: dopo mezz'ora di cottura, se la superficie sembra abbastanza soda, aprire di 5 cm lo sportello del forno e atendere per un paio di minuti che esca il vapore. (Lasciate il forno acceso e chiudete subito lo sportello quando estrate il dolce.)
Estraete la torta, e spennellatene la supeficie con la glassa, mi raccomando, con estrema delicatezza (io per distribuire il composto ho usato il dorso di un cucchiaio, sfiorando appena la torta). Rimettete in forno e lasciate là per un quarto d'ora circa (è pronto quando uno stecchino infilato al centro del dolce ne esce pulito). Sfornare e poggiare il dolce, dopo averlo tolto dallo stampo, su una gratella, lasciando verso l'alto la parte glassata.

Mousse al Cioccolato Bianco, Philadelphia e Fragole
200 g cioccolato bianco
50 g margarina (usata solo perché era là in frigo che rompeva, inutilizzata... non è affatto fondamentale, omettete pure)
80 g philadelphia (anche questo facoltativo... ma a me piace da morire come lega col cioccolato bianco!! Yum)
mezzo bicchiere di latte (probabilmente mi è servito perché ho usato la margarina e il philadelphia, che sono ingredienti molto sodi)
200 ml panna vegetale (sono una fiera e impenitente consumatrice di panna vegetale Hoplà, priva di alcun rimorso! Qualunque cosa alleggerisca un po' va benissimo, per me! Poi, sinceramente, la trovo migliore di gusto alla panna naturale... che SA PROPRIO di pesante!)
300- 350 g fragoline di bosco

Sciogliere a bagnomaria la cioccolata, insieme a margarina, latte e 100 ml di panna.
Far raffreddare e, nel frattempo, montare con la frusta elettrica i restanti 100 ml di panna (unendovi un filo di latte scremato, come scritto sulla confezione). Unirla quindi al cioccolato, ormai freddato, con una spatola di gomma o simili.
Refrigerare per una mezz'ora.
A me è venuta una mousse piuttosto soda (sarebbe stata perfetta per dei bicchierini), e, visto che il suo destino era quello non di fare bella mostra di sé in un bicchiere, bensì di farcire una torta e di dover perciò essere abbastanza spatasciosa, molto semplicemente l'ho diluita con latte scremato finché la consistenza non è diventata bella soffice. Magari la prossima volta cercherò una soluzione più elegante.

E' il momento delle fragoline! Ma quanto belle sono? Io le ho prese in centro, nel mercato di Piazza delle Erbe, e, anche se costavano un occhio, non ho potuto dire di no al loro innocente rosseggiare dal bancone... Se non le trovate, usate delle fragole (anch'io le ho dovute incorporare, perché nel tragitto in tram mi sono fatta fuori una imbarazzante percentuale del mio acquisto :P), ma con le fragoline è tutta un'altra cosa... Il loro dolce sapore asprigno pare nato per fondersi con quello morbido e latticino del cioccolato bianco. Una goduria!
Allora! Facile facile: spezzettare le fragole e unirle alla mousse (se usate le fragoline, lasciatele invece intere!)
Ah: lasciate da parte una decina di fragoline per la decorazione del dolce.
A questo punto, piazzare in frigo!

Bagna
200 g zucchero semolato
mezzo bicchiere d'acqua
rum a piacere (io ho usato un abbondantissimo bicchierino-o forse due-di Rum des Antilles)

Sciogliere lo zucchero nell'acqua, portare a bollore girando continuamente e proseguire per pochi minuti, finché il cucchiaio nel girare incontri una debole resistenza.
Togliere dal fuoco, unire il rum (che volendo si può omettere o sostituire con latte o succhi di frutta) e mettere da parte

Composizione
Tagliare a metà la torta e mettere quella di sotto sul piatto su cui poi servirete il dolce.
Bagnarla abbondantemente con lo sciroppo per mezzo di un pennello (abundate abundate: il sapore del rum ci sta da dio!), scucchiaiate la mousse (me ne è avanzata una ciotolina). Adagiatevi sopra con attenzione la mezza torta glassata, e bagnate col rum anche la superficie del dolce.
Infine, prendere le fragoline lasciate da parte e, dopo aver creato sulla torta con una leggera pressione del pollice tanti piccoli incavi quante sono le fragole, infilatevi queste ultime.
Che carina, eh? :D
See you soon!


(la prima e la terza foto sono presenti anche su Flickr)