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domenica 24 ottobre 2010

Cupcakes con caramello, mela e nocciola caramellata (Paduan-roman way)






Come ho accennato nello scorso post, una settimana fa Elis è stata qui... E, be'... abbiamo cucinato questi cosini qui (più altri mille dolci!), assieme.
Cioè. Non solo. Abbiamo avuto 4 giorni intensissimi, durante i quali però non è stata scattata che UNA singola fotografia, ci credereste??! Entrambe munite di reflex e impazienti di usarle, alla fine non abbiamo mai avuto la forza di portarcele dietro (bisogna dire che Eli aveva uno zainoportareflex di ragguardevoli dimensioni e ancor più importante scomodità!! ;)) nelle nostre scorribande, preferendo imprimerci tutto nella memoria.
Cioè, io la mia città non avevo bisogno di imprimermela nella mente, dato che appena posso tra una lezione e l'altra vado a fare una scappata per le piazze, anche solo per mezz'ora, per respirarla appieno. Padova è una città di una bellezza dolce, non saprei come altro dire; è piena di deliziosi angoli medievali, di scorci che definirei romantici, di casette antiche tutte colorate, di piazzette adorabili. E poi c'è lui, il Prato della Valle, la piazza più grande d'Italia e indiscutibilmente uno dei luoghi più suggestivi della città. (Come avrete capito sono un'amante delle città, il che vale ovviamente non solo per la mia città ma per tutti i viaggi che mi capita di fare. Amo viverle e visitarle bene, con occhi sempre pieni di curiosità e stupore, e rimanere incantata dai viottoli, dalle chiesette, dai negozietti nascosti, dalle persone che si incontrano lungo il cammino...)
Io e i miei amici ci siamo messi d'impegno nel cercare di portare Elisa nei luoghi più tipici della città, che poi insomma non è mica grande quindi non è stato chissà che sforzo ;)
Quindi si è passeggiato, si è chiacchierato, si è uscite con gli amici in centro, si è uscite con gli amici in campagna "da noantri", si è cucinato assieme e il tempo è volato.
Avevo già conosciuto Eli a marzo all'incontro dei foodbloggers a Roma, ma averla a casa mia per metà settimana è stato ben diverso. E conoscere a fondo, dal vivo, la persona che sta dietro il blog... è semplicemente troppo bello. Soprattutto quando si scoprono passioni e pensieri comuni che vanno al di là della cucina, o quando si chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa per ore.
E' stato veramente arricchente. Sono felicissima di averti fatto conoscere la mia vita vista "dall'altro lato", Eli. Ho guadagnato un'amica e sono finalmente riuscita a preparare i cupcakes al caramello! ;)
Già, veniamo a LORO. Una bella mattina di sabato, svegliateci come al solito con mooolta calma e fatta la colazione, siamo passate alla progettazione del nostro primo dolcetto assieme. Chiamati a raccolta Marc, Donna, Ilona e tutti gli altri, abbiamo elaborato la nostra strategia tutti assieme. Prima l'idea visiva, con un mio penoso disegnino; poi la discussione a partire da quello sull'abbinamento di gusti, di consistenze, di colori; infine la consultazione dei Maestri e l'elaborazione nostra personalissssima di dolcetti a metà tra quatre-quarts e tortine agli albumi, con la consistenza della pasta quasi come di un muffin.
Si capisce che è stato divertentissimo?
Da non dimenticare l'apporto in tutto ciò della mia amica Elena, che, venuta da noi per fare le sue tavole di architettura, si è ritrovata a sfogliare i miei libri di pasticceria, annuendo compostamente e scrivendomi in mille foglietti tutte le cose che le devo preparare e portare a Ferrara, dove frequenta l'università. Haha non ti arrabbiare Ele, ora lo dico: ci ha aiutate un sacco, pulendo e tagliando la mela e soprattutto, a cupcakes finiti, facendo le decorazioni più carine del mondo. Eh sì, quei deliziosi riccioli sono frutto della manina artistica della Ele, che con il coltellino a spatola ha modellato il frosting e poi disposto artisticamente le nocciole caramellate in diverse fogge. Brava! ;)
Ma il bello deve ancora venire: il giorno dopo aver preparato i cupcakes è venuto il momento della foto. Be', è stato un po' drammatico, dato che pioveva, e che il soggiorno in frigorifero di una notte aveva fatto sciogliere tutto il caramello delle decorazioni (maledetta umidità!!!!), ma direi che ce la siamo cavata comunque bene, soprattutto perché ci siamo scambiate i nostri personali consigli per la fotografia di food. Be', certo, siamo entrambe delle "neofite" ma ...ci divertiamo in ciò che facciamo!!
Ah, la deliziosa alzatina a due piani di un ancor più adorabile color lilla???? Regalo di Elis, ovviamente... Mi ha davvero letto nel pensiero, la desideravo da tantissimo ed eccola qui, bellissima!!
Insomma, io non vedo l'ora di leggere le impressioni di Eli sulla sua piccola vacanza e di vedere le sue foto... E, last but not least, ovviamente non vedo l'ora di approfittare dell'ospitalità della mia amica e andare a Roma per qualche giorno, città meravigliosa che ho davvero voglia di conoscere meglio! Appena possibile sarò da te.
Ecco, e infine, Eli, ancora grazie per queste bellissime giornate. Prendi uno dei nostri cupcakes qua sotto come mio personale omaggio ;))


CUPCAKES

180 g farina
2 tuorli e 1 albume
2 albumi (da montare)
2 cucchiaini e mezzo di lievito
100 g salsa caramello
40 g panna (o latte)
1 mela a pezzetti
1 pizzico di sale
130 g burro
130 g zucchero
Sbattere a mano il burro e le 2 uova con l'albume e con quasi tutto lo zucchero. Sciogliere la salsa caramello nella panna (o latte). Setacciare farina, sale e lievito. Tagliare a pezzetti piccoli la mela e metterla nel succo di limone per non farla ossidare. Aggiungere 1/3 di ingredienti secchi, 1/2 panna+salsa caramello, 1/3 secchi, 1/2 liquidi e l'ultimo terzo dei secchi. Aggiungere i pezzetti di mela. Montare i due albumi con il resto dello zucchero e unirli. Distribuire in ca. 18 pirottini e infornare in forno caldo a 180° per circa 20 minuti.



- 200 g zucchero - 2 cucchiai d'acqua - 20 cl de panna - 20 g burro
vaniglia
Fare caramello con zucchero e acqua. Far bollire la panna con la vaniglia. Togliere il caramello dal fuoco e scioglierci il burro, poi versarci la panna. Mescolare, rimettere sul fuoco e mescolare finché la salsa non diventa ben densa.
Usare 100 g di questa salsa per i dolcetti sopra, e 200 g per


IL FROSTING

365 g philadelphia
200 g salsa caramello
75 g burro
35 g zucchero a velo
In un mixer elettrico mescolare formaggio e zucchero. Aggiungere il burro morbido. Poi la salsa caramello. Montare per un paio di minuti e poi spalmare con un cucchiaio su ogni cupcake. Terminare con delle nocciole caramellate (croccante di nocciole) poi fatte a pezzetti.

mercoledì 17 febbraio 2010

Frittelle di ricotta e miele al sapore d'inverno - mela, arancia, cannella, rum



Non so se è tardi per postare la ricetta delle frittelle, se Carnevale è già passato o chessoio.
Non me ne intendo.
Non ho mai festeggiato in modo particolare questo evento, e, pur abitando ad un tiro di schioppo da Venezia, sarò andata un paio di volte al suo celeberrimo Carnevale.
Boh, non saprei dire perché, anche se un'ipotesi ce l'ho: molte delle idee che mi vengono per travestirmi riguardano comunque costumi che non dovrebbero essere coperti dal cappotto, ma accidenti, a febbraio fa freddo, e io il cappotto me lo tegno (me lo tegno fino a che dentro non ci squaglio, in realtà. Non me lo tolgo nemmeno a lezione). Così quando vado in giro col mio travestimento nascosto sotto chili di piume e poliestere, insomma, fa un po' triste.
E poi fa troppo freddo per camminare belli pimpanti in giro tutto il giorno.
Io lo odio il freddo.
Ho già di per me le mani perennemente gelide (anche ora mentre scrivo sono quasi insensibili e se ve le appoggiassi sulla schiena o sul collo strillereste con una vocina acuta che non sospettavate nemmeno di possedere, come il mio povero ragazzo. Ciao Mattia!) e un raffreddore che mi si è affezionato (per gli amici, sinusite cronica) e frequenti brividi di freddo quando tutti gli altri sentono un piacevole tepore (tipo in questo preciso momento!). Già di per me, quando in casa ci sono 20 gradi, giro con: canottiera, maglia, maglioncino, maglione 1, maglione 2, coperta 1 e coperta 2. Praticamente fino alla metà di marzo sembro un enorme bozzolo di tessuto semovente.
Lasciamo stare a letto. Canottiera, pigiama a maniche lunghe (di quelli un po' pesantini e lanuginosi all'interno), lenzuolo, copriletto, piumone piegato in due, altro piumone, coperta 1, coperta 2, coperta 3. Non esagero, no.
Quindi figuratevi se mi metterei mai a trotterellare fringuellando per un'intera giornata per ponti e calli, con -3 gradi. Cioè, mi ci vorrebbero minimo altre 2 paia di calze di lana, oltre ai soliti collant+calzettoni che porto sotto ai jeans (sì, in inverno sono moltomolto poco à la page!). Perché, poi? Ah, già, per sfoggiare un costume nascosto dal cappotto che mi sta salvando dall'assideramento! Grazie, no.

Ok, blateramenti a parte, non sento il Carnevale granché vicino. E, manco a dirlo, nella mia famiglia nessuno ha mai preparato dolci in questa occasione. Mai in casa Rosmarina fu immersa nell'olio bollente una frittella.
Fino a ieri mattina. Ieri mattina, io, intrepida e sprezzante del pericolo (oh, una pentola piena d'olio a 170° non è uno scherzo, no!), ho immerso quella prima frittella nell'olio di girasole.
E, a parte le storie che il fritto fa male e lo odiamo tutti eccetera (che, non lo so? Sarà da 8 anni che a casa non si vede una frittata o anche solo un soffrittino per il sugo), mi è piaciuto molto scoprire questa nuova tecnica di cottura. La pastella si gonfia e diventa una pallotta dorata simpaticissima. E sfrigola anche come un serpente a sonagli. Sssffsssssssfs. Troppo divertente!
E poi è bello fare le ricette della tradizione, davvero mi ci sto appassionando.
Certo, non so come cavolo facessero le nonne prima del termometro ad immersione a capire quando l'olio era pronto (benedetto il giorno in cui a Parigi l'ho comprato ,'sto santo termometro che dalle mie parti non trovo mai!), però vabbe', insomma, brave nonne, tanto di cappello.
Per gli ingredienti, mi sono basata molto vagamente su una ricetta di una zia che i miei mi hanno fotocopiato qualche anno fa dal suo quaderno. Non erano certo le frittelle tipiche siciliane - gli sfinci, mi dicono i miei - però mi ispiravano lo stesso.
Poi ho fatto tutt'altra cosa, aggiungendo alla pastella, veramente dura, ricotta e latte fino ad ottenere davvero una pastella, e non lo sbriciolamento di prima.
Ho aggiunto anche le mele, che le rendono sugose e succulente.
Ho aggiunto perfino un goccio di panna, che mi avanzava da un po' in frigo. Ah, e un po' di miele - così, per dare profumo.
Senza nemmeno pensarci, ho infilato un sacco di gusti coccolosi e invernali che con le frittelle ci stra-stavano. Erano morbide morbide, gustose, dolci. 'Na goduria!
Insomma: della ricetta originale ho tenuto solo la dose di farina e di uova, il goccio di rum, la scorza d'arancia e il suggerimento, una volta cotte, di passare le frittelle nello zucchero mescolato alla cannella.
(Certo, io dentro ci ho messo davvero tante cose, volendo la mia ricetta si può semplificare, semplicemente sostituendo la panna con una dose leggermente maggiore di burro e latte.)
Per il procedimento, ho seguito (stavolta pedissequamente) quello di una ricetta di questo mese de La cucina italiana (davvero bellino come numero!).



FRITTELLE MORBIDE MORBIDE DI RICOTTA E MELA AI GUSTI DELL'INVERNO (per circa 70 frittelline)


PER LA PASTELLA

300 g farina 00
2 uova
1 mela (se volete, anche 2)
110 g latte (io di soja, perché avevo quella confezione aperta)
45 g burro
70 g ricotta
50 g panna (sostituibile con 50 g in più tra latte e burro)
30 g zucchero semolato (io vanigliato)
15 g di miele (sostituibili con 10 g zucchero)
1/2 tazzina da caffè di rum
1 pizzico di sale
1/2 cucchiaino estratto di vaniglia (sono diventata drogata di questo sciroppino a pois neri... Immagino si possa omettere. Ma perché, se profuma di paradiso??)
1/2 cucchiaino cannella in polvere
1 cucchiaino lievito per dolci in bustina
scorza grattugiata di 1/2 arancia bio


PER LA FRITTURA E LA "ZUCCHERATURA"

0,6 l olio di arachide (io avevo girasole, ma ho letto, sempre su La cucina italiana, che è meglio quello d'arachide, ora non saprei ripetere il perché e la rivista è di là :P)
abbondante zucchero semolato (io vanigliato) (scusate se non sono più precisa, comunque direi circa una tazza, così, a occhio!)
cannella a piacere (credo io sui 2 cucchiaini, volevo si sentisse)

Sbattere bene latte, panna e ricotta fino ad ottenere una crema liscia.
Scaldare in una pentola media dai bordi alti 2/3 del rum con l'estratto di vaniglia, lo zucchero e il miele. Quando il miele è sciolto, aggiungere la crema "di latticini" e il burro e mescolare fino all'ebollizione. A questo punto aggiungere la farina, il sale, la cannella e cuocere la pastella per un paio di minuti. Togliere dal fuoco e aggiungere la scorza d'arancia. Far freddare, unire le uova una alla volta ed il lievito. Unire infine il goccino di rum che avanzava.
Sigillare con pellicola e far freddare in frigo a 6° per 30-40 minuti.
Nel frattempo detorsolate le mele, lasciando la buccia, e tagliano la polpa a tocchetti piccoli.
Mescolare alla pastella e far finire il riposo dei 30 minuti.
Quando manca una decina di minuti alla scadenza della mezz'ora, riempire una pentola abbastanza piccola e dai bordi alti con l'olio, fino circa a metà o un po' meno dell'altezza della pentola.
Contorllare la temperatura; quando raggiunge i 170°, calare un cucchiaino di impasto nell'olio bollente (io ne ho fatti 5-6 alla volta), Far cuocere un minuto da un lato, un minuto dall'altro (rigirate con una forchetta o una schiumarola). Quando sono ben dorate, scolare su un vassoio coperto da due strati di carta assorbente.
Ora la temperatura dell'olio si sarà abbassata; aspettare che torni a 170° e proseguire con il secondo giro di frittelle, e così via fino ad esaurimento della pastella.
Quando sono tiepide, riempire una tazza di zucchero (mescolato a 1 cucchiaino di cannella) per metà, tuffarvi due-tre frittelline alla volta e rigirarle bene per farle ricoprire di zucchero. Probabilmente ci vorrà un'altra mezza tazza di zucchero per ricoprire tutte le frittelle.
Consumare preferibilmente in giornata, quando sono ancora fragranti.

mercoledì 10 febbraio 2010

Crostata coccolosa dell'infanzia - riso, mele e vaniglia, con un goccio di rum



Quando ho visto questa torta da Jul, ho sentito un'ondata di nostalgia che nemmeno mi apparteneva pervadermi. Me la vedo, nonna Menna, a cuocere il riso finché non assorbe il latte, a stendere la pasta frolla che odora di buono con un mattarello di legno, tra sbuffi di farina. Me la vedo montare gli albumi a mano, perché mica c'erano le fruste elettriche (almeno, così me la immagino :P poi è probabile che, poveretta, quando la fa per i suoi nipoti si avvalga di un mixer per montare gli albumi).



Io non ho mai avuto una nonna che mi cucinasse le torte. Mia nonna ha sempre odiato cucinare. Come mia mamma, d'altronde. Mia nonna odiava soprattutto i dolci (ora che è molto anziana è diventata invece molto licca - golosa - ma questa è un'altra storia).
Gli unici dolci che io ricordi che ci preparasse sono: il cicci (un delizioso budino di latte morbido e setoso) e il frullato.
Era un frullato buonissimo, eh. Tante banane e pezzettoni di cioccolato al latte (ci piaceva di più del fondente, come a quasi tutti i ragazzini). I pezzi di cioccolato cercava di tenerli il più grande possibili, a volte dalle dimensioni mastodontiche di 2x2 cm. e li metteva nel mio bicchiere, perché io ero la più piccola.
E' un ricordo dolcissimo e molto bello, ma comunque non è una torta: non si può negare che una torta di nonna abbia un sapore inimitabile.
Appena l'ho vista, quindi, ho deciso che dovevo farla. Ma non riprodurla pedissequamente, bensì interpretarla, farla mia, secondo i miei gusti e le mie inclinazioni. Immaginando di farla, tra cinquant'anni, ai miei nipoti. La torta di nonna Marina... Ahahah. :)
La crema di riso era molto buona, ho fatto la dose intera, metà l'ho usata nella torta e metà l'ho cotta in bicchierini, dentro i quali ho messo anche un paio di fettine di mela.
La frolla l'ho impastata col rum (forse un po' troppo rum, ma oh, mme piasce!), e ho fatto, sotto il ripieno di riso, uno strato di composta di mela. SQUISITA. Vi giuro, solo mele, zucchero, vaniglia e un goccio di rum, ma non riuiscivo a smettere di infilarci il cucchiaio mentre la stendevo sulla frolla. Veramente coccolosa e leggerissima. Ne mangerei chili!
Ok, so cosa state pensando, forse tutto 'sto rum non è proprio adatto ad infanti (poveri i miei futuri nipotini!), anche se io non lo sentivo molto. I miei invece l'hanno avvertito. Va a gusti.



CROSTATA DELL'INFANZIA COCCOLOSA (per una crostata di circa 28-30 cm. di diametro)

FROLLA AL RUM (avanza della pasta)

300 g farina 00
90 g zucchero semolato
130 g burro
1 uovo
1 pizzico di sale
rum (circa 2 dita di bicchiere)
1 cucchiaino estratto naturale di vaniglia

Versare burro freddo a pezzetti sulla farina mescolata con lo zucchero e sfregare. Unire l'uovo, la vaniglia e il sale, poi il rum fino a formare un impasto, senza mescolare troppo.
Coprire con pellicola e refrigerare mentre si prepara il ripieno.


RIPIENO DI RISO

Metà dose di quello di Jul. Prima di unire gli albumi montati, io ho frullato a lungo il composto: lo volevo vellutato e senza pezzetti di riso.
Far freddare.



COMPOSTA DELIZIOSISSIMA (scusate, ma era strepitosa!) DI MELE, RUM E VANIGLIA

3 mele
4 cucchiai zucchero semolato
2 cucchiai e 1/2 di rum
1 cucchiaino e 1/2 di amido
1 pizzico sale
2 cucchiaini estratto naturale di vaniglia

Spezzettare in pezzi piccolissimi le mele sbucciate, unirle a zucchero, rum, amido, sale e vaniglia. Mettere tutto in una padella e cuocere a fuoco lento per circa 10-15 minuti, finché i pezzetti di mela non sono morbidissimi.
A questo punto ho frullato anche questa. Se invece vi vanno bene i pezzettini di mela, lasciate così, è buona comunque.
Aspettare che sia ben fredda.


COMPOSIZIONE

1-2 mele a fettine sottili
zucchero semolato
1 pizzico di sale

Stendere la pasta frolla in una forma per crostata di 28-30 cm.
Mettere in frigo a refrigerare 10-15 minuti.
Stendere la composta sulla base, coprire con la crema di riso.
Disporre le fettine di mela tutte attorno alla torta (io ho usato una mela, ma la prossima volta farei due, per avere un effetto più bello).
Cuocere a 170° per mezz'ora.
Sfornare, scaldare il forno alla massima potenza in funzione grill.
Spolverare la torta con lo zucchero e un pizzichino di sale. Porre nel forno a caramellare lo zucchero, per 5-7 minuti.

I bicchierini invece li ho cotti, sempre a 170°, per 15 minuti. E anche loro poi li ho spolverati di zucchero e sale e messi a caramellare in forno.


venerdì 22 gennaio 2010

Sono quasi gli ultimi, giuro! Muffins mais, mela, zenzero candito e arancia



Sospendiamo un attimo i ciak parigini per questi muffins.

Sarà la centesima ricetta di muffins in Rosmarina, e poi tutte di seguito, losoloso, ma sapete, sono monomaniacale. Se mi fisso con una cosa, devo esaurirla in tutti i suoi aspetti e sfumature prima di stufarmi. Come col cocco. Prima di aprire il blog sfornavo quintalate di dolci al cocco, muffins al cocco, biscotti al cocco, cakes al cocco. Coccococcococco in qualunque abbinamento possibile, cocco ovunque. Poi, all'improvviso, basta cocco. Dopo mesi, avevo esaurito l'argomento. Risultato: se tutto va bene, ci sarà UNA ricetta col cocco, in questo blog. (Questa.) Abbiate fede che prima o poi mi succederà anche con i muffins.

Comunque! Ve ne avevo già parlato, ricordate?
Ho un po' modificato l'idea originale... E a questo accostamento ho pensato proprio tanto, mi sono persino presa degli appunti. :) Sono estremamente soddisfatta del risultato!
...Ecco cosa ho scritto negli appunti, mentre decidevo quali ingredienti togliere dal progetto iniziale (cioccolato bianco) e quali aggiungere (benvenuti a bordo, succo d'arancia e zenzero candito!): "Aroma caramellato [zucchero di canna], speziato e vagamente piccante [zenzero candito], rustico [farina di mais].
Consistenza moelleux [mela grattugiata]. Si incontrano pezzetti morbidi e dolci [mela a pezzetti] e altri più consistenti [zenzero candito].
Tutto rinfrescato e avvolto dall'acidulo [dell'arancia, in scorza e in succo]."
Sì, i degustatori che in tv, la domenica mattina, si bagnano le labbra di vino da un elegante calice e, con fare saputo, dicono cose come: "Gusto paglierino, fruttato. Vagamente acidulo. Quasi erbaceo, si potrebbe ardire.", mi hanno sempre affascinata.

Insomma, dopo le mie manìe pre-degustative ho liberamente rielaborato una ricetta del libro di Bob, che prevedeva le pere sia a pezzetti che grattuggiata. L'ho scritta sul foglietto, sopra ai vaghegghiamenti sensoriali, e sono partita.
Vi assicuro che era proprio come negli "appunti". E so che non dovrei essere io ad assicurarlo - ma non ho potuto resistere, quando ho aperto il primo pirottino per offrire il muffin a mio papà ho dovuto smangiucchiare con fare colpevole la cospicua percentuale di dolcetto rimasto appiccicato alla carta.

Non me ne sono pentita...

(Ah, belli i pirottini eh :) Già mi pento di non averne presi di più. Dato che già qualcuno mi ha fatto i suoi apprezzamenti nei loro confronti, svelo l'arcano: si trovano da Mora. Non so se Mora lo infilerò in uno dei posts parigini, quindi intanto ve lo piazzo qui nel caso andiate in terra francofona tra breve.)

(Zenzero candito... Altro delizioso acquisto parigino - in un semplicissimo supermercato. Vi giuro, è delizioso. E fa pure bene, è digestivo. Nel caso non lo troviate, si può fare in casa.)

Muffins al mais, con mela, zenzero candito e arancia (per 6 muffins)

90 g farina di mais fina gialla
70 g farina 00
40 g zucchero di canna scuro
1 uovo
50 ml succo di arancia + 1 cucchiaino yogurt
50 ml olio di semi
100 g mela grattugiata
70 g mela a pezzetti
30 g zenzero candito a pezzetti
1 cucchiaino di scorza d'arancia grattuggiata
0,5 cucchiaini di scorza di limone grattugiata
1 cucchiaino zenzero in polvere
1,5 cucchiaini di lievito (io ho trovato il baking powder in un negozietto etnico e uso quello ormai :D)
o,5 cucchiaini sale

Setacciare le farine con il lievito, il sale e lo zenzero in polvere in una ciotola. Tuffarvi le scorze grattugiate, la mela a pezzetti e lo zenzero candito a pezzetti.
In un'altra ciocola sbattere assieme l'olio, il succo d'arancia con il cucchiaino di yogurt, l'uovo a temperatura ambiente, lo zucchero, la mela grattugiata.
Versare gli ingredienti liquidi su quelli secchi e mescolare solo finché la farina non viene assorbita.
Distribuire l'impasto in 6 stampini medi fino a 2/3, 3/4 di altezza dei pirottini, aiutandosi con un ice-scooper (funziona!).
Infornare in forno caldo statico a 205° per 20 minuti.

Anche con questi partecipo alla raccolta di Pandipanna.

giovedì 7 gennaio 2010

Back posting con una bracciata di muffins invernalissimi per un buon 2010 a tutti voi: cranberries, mela esiccata e cioccolato bianco




E' passato veramente tantissimo tempo dall'ultimo post. Mavveramente!!

Questo periodo è volato... D'altronde non è una novità con le vacanze, no? :)

Avevo tante idee e tante cose da postare per Natale - spiccano dei Gingerbreads deliziosi di cui non sono neanche riuscita a fare foto decenti, ma della cui ricetta sono piuttosto fiera, e grazie ai quali mi sono innamorata del royal icing e dei biscotti decorati! - ma puff, il momento magico è passato, e mi sono ritrovata in un aereo per Parigi in men che non si dica.



La vacanza doveva durare 3 giorni, dal 25 al 28, ma per alterne vicende si è protratta fino al primo dell'anno.

Non era la prima volta che andavo a Parigi, e questo ha permesso a me e mio fratello - il mio compagno di viaggio! - di fare cose diverse dal solito... Mi sono innamorata del Marais, del quartiere Les Halles, e camminato tanto per stradine e viuncole nascoste. La Parigi che amo!

Comunque. Non ne parlerò diffusamente ora, ci sono davvero troppe cose da dire e io il 15 ho un esame, il primo (aaaaaaaaaaaargh!!). Ho tanti di quei posti (foodosi e pasticciosi, sure) da consigliarvi, che, mamma mia, non mi basterà una vita. E per fortuna la vacanza è durata solo 8 giorni!!! Comunque sono posts (sì, posts, perché saranno tanti!) che farò, non posso non farvi conoscere posti tipo... Cupcakes and co., o Le jardin de thé, o Le loir dans la theière, o Bagels & Brownies, o La librairie gourmande, o........ mi stoppo, che ne dite? ;)





I muffins! No, perché a Parigi (di nuovo!) ho comprato (tra le altre tonnellate di cose.....) il celebre libro sui muffins di Marc Grossman, alias Bob. Purtroppo mentre ero lì non ho potuto assaggiare dal vivo i suoi celebri dolcetti (chiuso per ferie!!! Ma si può, Bob? Ero affamata! Mi ha spezzato il cuore, anche perché ho girato mezza Parigi per trovare il Juice bar...), ma mi consolo prendendo spunto dal suo divertente libretto. Proprio simpatico. Questa volta in particolare non ho riprodotto una ricetta del libro - ho solo copiato la mania "fruttosa" che pervade quelle di Bob, e seguito i suoi consigli.

A dirla tutta, durante il viaggio di ritorno (in treno, stavolta) ho "sognato" questi muffins. Non proprio questi, ma è da lì che sono partita. Sì, mi capita. Forse sono un po' ossessionata dal cibo, comunque in senso buono.

Ero lì che non riuscivo a dormire, con mio fratello che ogni due ore urlava nel sonno "Aiuto!" (sì, una delizia!), con in testa a girarmi le foto del libro di Bob, qualcosa che sbatacchiava nella cabina in modo fastidioso, e ho cominciato a pensare al mais, alla mela essiccata in forno con una spruzzata di limone e dello zucchero di canna, al cioccolato bianco.

Il connubio mi ha intrigata moltissimo, mi sa di "profumato", lo sento così, a pelle, dato che non ho mai provato dei dolci con la farina di mais.

Appena a casa (sìsì, sono pazza, lo ammetto... Subito in cucina dopo 12 ore stremanti in treno!) ho cominciato a pesare gli ingredienti, tutta contenta. Mentre misuravo la farina di mais ho condiviso la mia gioia con mio papà, che con voce neutra non ha trovato altro da replicare se non: " Quella farina è scaduta". Ho guardato la confezione: "Da consumarsi entro il: Giugno 2008".

I miei muffins sono sfumati nel nulla. E avevo già amalgamato gli ingredienti liquidi. Ben.



A un tratto mi sono ricordata dei cranberries (non li chiamo "mirtilli rossi", ma quanto divertente è dire "cranberries"? Per me, prima dell'acquisto, questa parola significava solo Zombie, New New York, Stars, Promises, Just my imagination, Salvation...... eccetera!) acquistati in non ricordo quale supermercato in città.

Cranberries + mela essiccata + cioccolato bianco = dolce sapore nordico e invernale.

Mi piaceva. Mi sono messa all'opera.
Partecipo con questa ricetta alla raccolta di Pandipanna.

Muffins mela essicata, cranberries e cioccolato bianco

1/2 mela essiccata *

25 g cranberries

40 g cioccolato bianco

60 g zucchero di canna

160 g farina

35 g olio di girasole

100 g panna acida, per rendere ancora più nordici - e soffici! - i nostri muffins! **

1 uovo

1 e 1/2 cucchiaino di lievito

1 pizzico di sale



* Per la mela essiccata

Sbucciare la mela e spezzettarne una metà in pezzetti piccoli piccoli (1-2 cm.).

Mescolare in una ciotola con una spruzzata di limone (o arancia, io ho usato quella perché era lì in giro) e un po' di zucchero di canna. Versare in una teglia coperta con carta da forno e "spalmare".

Infornare a 150° per circa mezz'ora.



** Per la panna acida

Era la prima volta che la provavo, mi è piaciuta un sacco!

Mescolare 80 g di panna fresca con yogurt e succo di limone fino ad ottenere 100 g.

Lasciar riposare almeno un paio d'ore. L'ideale sarebbe 24 ore, ma chi c'ha il tempo? Comunque, visto che ci ho messo molto più yogurt e limone di come si conviene (proprio sapendo di non aver tempo), la panna si è rappresa parecchio in un paio d'ore! Infatti, inacidendosi, la panna, inizialmente abbastanza liquida, si addensa un sacco! Fortissimo da fare!



Procedimento

Sbattere ingredienti liquidi: uovo, panna acida, olio, zucchero.

Ingredienti secchi: setacciare farina, sale e lievito in una ciotola. Aggiungervi cioccolato bianco, la mela essiccata precedentemente "scollata" dalla carta forno, e cranberries. Amalgamare bene.

A questo punto versare ingredienti secchi in quelli liquidi, e mescolare quanto basta solo per far assorbire abbastanza la farina. Veloci, mi raccomando! Come razzi, usare un ice-scooper (funziona! Non so più se sono stata io ad avere una bella idea oppure se l'ho letto da qualche parte) per distribuire l'impasto in 6 stampini medi, per 2/3-3/4 dell'altezza degli stessi.

Su, su, ché con l'indugio si ottiene solo un'eccessiva produzione di glutine e dei muffins secchi, procedimento che si può rallentare mettendo l'impasto crudo in frigorifero. Parola di Bob :)

Ora infornare a 190° per circa 20 minuti.



Buona nordica e coccolosa merenda! ...E buon 2010!

lunedì 12 ottobre 2009

E finalmente: Clara's Scones!


Eccole qua, le prime delizie che abbiamo sfornato io e Clara, amica australiana di mia mamma, nel periodo in cui è stata ospite da noi.
Era la prima volta che li mangiavo e mi sono piaciuti molto; caldi, però. Una volta raffreddati si sono induriti... Il problema è che ho lavorato troppo la pasta. Come per i muffins, bisogna lasciarla grumosa. Poi, Clara mi ha suggerito che forse abbiamo messo poca panna (che ammorbidisce): vi do le dosi "aggiustate".
Si gustano con panna e marmellata (come marmellate io ho usato quella di mele e la composta di mirtilli avanzate dalla pie), o con burro e marmellata, o con panna e frutti rossi freschi, o come vi pare! ;)
Su Facebook, Laura mi ha parlato di una certa clotted cream (a quanto ho capito, una panna densissima) che lei si fa mandare dall'Inghilterra per poterla spalmare sugli scones, come si fa nei paesi anglosassoni. Quando si dice che una è foodblogger!... XD Adesso ho anch'io una voglia pazzesca di assaggiarla... Ma (per il momento?) mi sono limitata a umile panna semimontata.

Ah, la ricetta è genuinamente Clara's: mi diceva, assolutamente ad occhio, quanta farina aggiungere, mi intimava lo "stop!" mentre versavo il latte, e via così. Pesare in modo foodblogamente preciso tutti gli ingredienti è poi stata mia cura :)
Clara è veramente bravissima a cucinare, e se mi sta leggendo la ringrazio tantissimo per tutto quello che mi ha insegnato!


385 g farina 00 autolievitante
75 g burro
60 g zucchero semolato
1 uovo
60 g latte
4 cucchiai panna
2 cucchiaini estratto naturale di vaniglia
1 pizzico di sale

Ammorbidire il burro a crema. Unirlo in una ciotola con dentro la farina e il sale e mescolare con le mani, velocemente, finché non si formano dei "bricioloni".
Sbattere assieme l'uovo e lo zucchero, unirvi il latte, la panna e l'estratto di vaniglia.
Versare gli ingredienti liquidi nella ciotola della farina "imburrata" e mescolare molto velocemente e grossolanamente, solo finché la farina non assorbe il liquido. Il composto deve assolutamente restare grumoso, non diventare liscio, mi raccomando!
Il più velocemente possibile, stendere con le mani l'impasto a 2 dita di altezza, e tagliarlo con un coppapasta dal diametro di ca. 6-6.5 cm.
Disporli sulla teglia per biscotti (trucchetto: tutti attaccati, stile "Torta di rose", per dire; gonfiano meglio-ma non in una teglia rotonda per torte, non ce n'è bisogno).
Spennellarli con un po' d'uovo sbattuto con la panna (semplicemente, uso i rimasugli della ciotola dove c'erano gli ingredienti liquidi).
Un altro trucco: far scaldare il forno tantissimo, fino a 200-220 gradi. Infilarli in forno (lo shock termico, dice Clara, li fa alzare di più) e dopo due minuti abbassare la temperatura a 180° e cuocere per altri circa 12 minuti.
Infilare uno stecchino al centro di uno scone per accertarsi che l'interno sia asciutto...
E mangiare caldissimi spalmati, pannati, imburrati e fruttati come preferite!!
(Un altro trucco! Nel caso avanzasero, non lasciare freddare all'aria: avvolgere in un panno e infilare in un portapane o simili. Così manterranno la morbidezza.)

Clara, grazie ancora!! :))) Speriamo tutti di rivederti presto, magari in Australia, perché no :P

sabato 10 ottobre 2009

Post composito: una pie e l'Honest Scrap Award

Allora! Oggi ho tante tante cose da dire.
Prima coa: l'Honest Scrap Award!! Me l'ha passato Pata Pata... Grazie mille, che bello! Mo' lo faccio.
(Ah, ne approfitto per fare pubbliche scuse: ho ricevuto, gli scorsi mesi, alcuni premi che non ho postato... Mi dispiace, un po' mi è passato di mente, un po' ora non so dove ripescarli, un po' il computer dove avevo fatto la lista dei premi con le immaginette e tutto è a riparare da tipo due mesi, chissà se mai lo rivedrò! Mah! Comunque vi ringrazio veramente tanto per aver pensato a me, e vi prego di non offendervi se non li posto: mi fanno comunque moltisssssssssssssimo piacere; non per il riconoscimento in sé, ma per il loro simboleggiare l'amicizia tra blogger e la nostra comunwe passione: cucinare... e magnare! :DD)


Ebbene, andiamo a scoprire queste 10 COSE CHE NON SAPETE DI ME!

1. Da piccola avevo paura di Fantozzi.
Sì sì, Fantozzi, quel personaggio di Paolo Villaggio assolutamente innocuo e bonaccione.
Quando in tv facevano un suo film, ricordo che strillavo e mi nascondevo sotto il tavolo. Se possibile, scappavo dalla stanza.
Quello che mi inquietava maggiormente era aspettare il momento, e sapevo che sarebbe arrivato, in cui avrebbe fatto quella smorfia, sbarrando gli occhi e tirando fuori la lingua. Sotto, un'immagine esplicativa.

2. Fare la spesa è la mia croce e delizia.
Non importa se debba comprare 250 ml di panna al volo per fare un dolcetto, o se sia lì in macchina con i miei per dargli una mano con la spesa settimanale.
Se ho in mano una lista e nell'altra un carrello, divento micidiale.
Ecco una scena-tipo di come si svolge la mia incursione nel supermercato: girovagando felice tra le corsie (perché io sono FELICE quando sono nel supermercato) vedo tonnellate di cose che mi appaiono estremamente desiderabili, anzi!, necessarie al mio benessere e al mio equilibrio mentale; ad esempio crocchette alla farina di farro andiniana con pezzetti di formaggio di capra delle Andorre e olive peruviane, o tè nero cinese alla fragola, rabarbaro e frutti di bosco, con una nota di arancio, o crema di gorgonzola al granchio con accenno di pistacchio. Cose così, insomma. Generi di prima sopravvivenza.
Quando l'euforia consumistica si placa, mi metto in fila per la cassa. Se sono sola e devo tornare a casa in motorino, vado sempre alla cassa veloce, perché obiettivamente prendo meno di 10 prodotti (di più non mi sta sotto la sella!).
Sono felice e fiera di me, per essere riuscita ancora una volta a contenermi e a portare lì solo un terzo della roba che avrei voluto comprare.
Autocompiacente, mi guardo attorno, e vedo nella cassa vicina alla mia una signora con un carrello stracolmo di roba. La guardo con un sorriso di compassione. Chissà quanto dovrà pagare.
La cassiera le impacchetta tutto, riempiendo tre enormi sacchetti. Ormai sono in pena per la signora, e attendo spasmodicamente il verdetto della cassiera, che sta sommando i prezzi.
Mi immagino la signora con una famiglia numerosa, un marito disoccupato, costretta a versare metà dello stipendio in cibo per gatti e bistecche. Saranno 150, come minimo.
Povera signora.
"Sono 23 euro, signora, prego."
Spalanco così tanto le mascelle che quasi le sento scricchiolare. Ventitré euro?? Ma come cavolo ha fatto?
Nel frattempo, la mia cassiera mi ha impacchettato tutto. Mi richiama con un colpetto di tosse.
Mi giro, ancora stralunata.
Lei: "23 euro, ciao e grazie."
Guardo mogiamente il mio minuscolo pacchettino. Sembra un gioco da "Mamma casetta" per bambine. Poggio i soldi sul bancone ed esco, meditando sulla caducità delle ricchezze terrene.
(Episodio esemplificativo realmente accaduto)

3. Non mi piacciono moltissimo i dolci al (solo) cioccolato.
Eheh, questo non ve lo aspettavate, vero?
E invece è così, non mi piacciono. Soprattutto i gelati al cioccolato, proprio no.
Poi le torte e le mousses eccetera, da quando ho cominciato a farle io, mi piacciono molto di più; le trovo soddisfacenti. Ma molto di più se ben abbinate ad altri gusti, aciduli e delicati, come i frutti rossi, o il formaggio spalmabile, o gli agrumi.
Ecco, quando nei dolci è ben abbinata la cioccolata ha un (ottimo) senso, per me.
Altrimenti, è di gran luuuuuuuuuunga preferibile andare alla materia prima (=aprire il frigo e concedersi un paio di quadrotti al naturale) ;)

4. Ador(av)o scrivere strisce divertenti su ciò che mi succede, o scriverlo.
Eh sì, forse non si direbbe molto a leggere i miei post (che scrivo senza velleità letteraria alcuna), ma ero bravetta a scrivere. Mi piaceva davvero molto, mi sfogava, mi rilassava, mi faceva anche sentire un po' onnipotente ;) Ora è immemore tempo che non scrivo, e mi piacerebbe riprendere (lo dico da anni 8P)
Poi qualche anno fa ho cominciato (e smesso dopo qualche mese) a fare vignettine umoristiche sulle cose che mi capitano (e a una sbadata come me ne accadono tannnte), o caricature di amici, compagni, professori eccetera, e ad appenderle in classe sul muro; era diventata una figata, un sacco di gente ci attaccava anche frasette umoristiche, altri disegni, dediche eccetera.
Non che fossero bei disegni, proprio no, ma mi divertivano e divertivano gli altri, quindi facevano il loro mestiere ;)
Il fatto che invece l'hobby della cucina non sta perdendo per me di interesse come le cose succitate mi consola: sono capace di fare qualcosa per più di 18 mesi di seguito! :D

5. Adoro, non ricambiata, il mio Ciclone Garelli (o, come dice mio fratello, Cicione - no, non pensate che mio fratello sia un poppante che non riesce a scandire le sillabe: è un omone di 28 anni che forse non sa leggere molto bene XD).
In due anni e mezzo che è in mio possesso, sono riuscita a:
-scivolare (da sola) sul ghiaietto ai lati della strada in aperta campagna e sfracellarmi un ginocchio che mi dolerà credo a vita;
-accelerare all'improvviso da ferma e sbattere contro un muro, includendo tra l'altro nell'urto anche due altri motorini - di persone che conosco - parcheggiati innocentemente davanti al muro (ho ancora sul parafango tracce della vernice rosa di uno dei due);
-partire dimenticandomi di togliere il catenaccio, che si ingroviglia orribilmente alla ruota rischiando di farmi fare un bel volo (diverse volte);
-ustionarmi il polpaccio con la marmitta;
-tagliarmi ripetutamente, non so come, il polpaccio destro salendo sul sellino, con qualche pezzo di plastica tagliente che, immagino, sporgeva dalla fiancata (cicatrici che lo dimostrano);
-non vedere un marcipapiede e saltarlo stile filmoni americani, con la differenza che nella vita reale il mezzo con cui si fanno di queste cose non cade mai in piedi; cade malamente, di lato, possibilmente addosso al conducente; poi muore il motore per lo shock e si rifiuta di partire per una buona mezz'ora (a mia discolpa, era buio pesto e quel marciapiede non si vedeva, giuro!-ok, mi ero dimenticata di accendere i fari).
Credo sia tutto.
Non penso ci sia bisogno di spiegare perché sono convinta che il mio motorino non ricambi il mio affetto.
6. Mi dimentico sempre di: pettinarmi, cerettarmi, truccarmi...
Sì, non sono proprio iper-femminile. Immagino che Mattia sia una specie di santo a stare con me.
Per fortuna sono una personcina tutto sommato carina, quindi anche se non mi curo molto non faccio proprio-proprio impressione, dai (solo un po').

7. Sono riuscita ad uscire da un ottimo liceo classico-con un buon voto, tra l'altro-senza sapere una parola di latino e greco.
Sono tutti trucchetti, come non farsi problemi ad avere 3 in greco scritto al secondo quadrimestre, farsi sempre-e-solo interrogare in letteratura facendo la pheega e prendendo 8, e il gioco è fatto: in pagella si ha 6 in entrambe le materie. (In mia giustificazione: tutta la classe era presa all'incirca come me.)

8. Mi innamoro sovente (forse troppo?) di artisti di strada, meglio se musicisti.
Il mese scorso al Ferrara Busker's Festival ho lasciato il cuore davanti alla chitarra+didjeridoo+armonica a bocca di Juzzie Smith; una decina di giorni fa a Padova mi sono consumata gli occhi sul cantante dei Mercanti di Liquore.
Mattia si deve preoccupare? Naaaaaaa..... Mi vergogno sempre troppo per presentarmi ai miei idoli di turno! :P


9. Il mio sogno - forse irrealizzabile - è di diventare una food stylist, photographer, writer... and so on.
Eh so che ho ancora moltisssssssssssssssssima strada da fare, ma mi piacerebbe tanto :D
Come conto di riuscirci studiando lingue? Ho (all'incirca) un piano......... Bwahahahah!! ;)

10. Sono mancina, e me ne compiaccio,
assieme alla mia strana scrittura sbilenca, che mia madre definisce icasticamente: "Orribile".


Ecco fatto!
Mi è piaciuto "raccontarmi", ora mi sento un po' più pronta a farmi conoscere :D
Ora tocca a voi!

Konstantina. Exei Gousto!

Grazie ancora, Pata Pata!


Seconda cosa!


Pie mele e mirtilli, con confettura alle rose e farina di riso

Quando su Facebook ho letto la nota di Manu sulle potenzialità terapeutiche dell'impastare, ho capito che si preparava qualcosa di speciale.
Poi ho letto il post di Sara (dalla cui ricetta è partita Manu), e mi sono convinta che ciò che mi stava davanti era una meraviglia.
Poi c'è stato il post di Manu, e mi sono innamorata del suo ripieno. (Se volete leggete il commento che le ho lasciato, alquanto entusiastico, magari mette voglia anche a voi di rifarla.)
A questo punto è avvenuta una semplice crasi: ho unito la pasta di Sara (con farina di riso-mentre Manu ha usato quella integrale; per il resto, il procedimento è identico) al ripieno di Manu (mele e mirtilli), mettendo poi al posto della sua confettura di fragole una marmellata-gelatina di rose che ho comprato in Espana.

Allora, per la composta di mirtilli ho seguito passo-passo le indicazioni di Manu, dopo aver trovato dei mirtilli selvatici freschissimi e piccolissimi e saporitissimi (e un sacco di altre cose che finiscono in -issimi) in Piazza della Frutta.

La marmellata di mele invece l'ho fatta io, con le mele che ci ha regalato il papà della mia amica Elena (grazie Loris!! Buonissime!). Niente di eclatante (come procedimento... Il gusto invece era buonissimo!!), ho semplicemente usato una bustina di Fruttapec (dopo averne tanto sentito parlare, bene e male...) e seguito le istruzioni sulla confezione.

Dirò... E' venuta davvero troppo soda, ma penso di averla tenuta troppo sul fuoco. In ogni caso, la prossima volta proverò senza Fruttapec, che non è altro che un addensante a base di pectina, di cui la mela è ricchissima. Quindi forse il Fruttapec è una "ridondanza di pectina" inutile. Ma continua a piacermi il fatto che consente di usare poco zucchero...
Infatti, consistenza a parte, è venuta squisitizzzzima. Nessun retrogusto di cose strane. D'altronde, tra gli ingredienti non ho letto niente di "preoccupante"... E poi, credo che, usando la colla di pesce spesso e volentieri nei miei dolci (e quella sì che puzza! :P), non avrei il diritto di lamentarmi di un'eventuale retrogusto del Fruttapec :)
Comunque, proverò a fare altre marmellate (magari di giuggiole-ho un giuggiolo!!-come mi ha fatto venire in mente Sara), usando al posto del Fruttapec una mela grattuggiata (come ho letto da qualche parte), e vedremo che ne vien fuori!

Tornando alla pie: l'ho fatta al volo per il compleanno di Patrizia, la mamma di Mattia, e l'ho portata da loro ancora tiepida.

Ok, vi dico solo una cosa... Federico, il fratellino di Mattia (se legge questo post mi ammazza, vedendo che gli ho dato del "fratellino"!... Vabbe' insomma, ha quasi 15 anni, è un fratellino ma anche un giovine uomo, ok? :) ), odia i dolci. Ma proprio li odia. Al mio diciottesimo compleanno, pur di evitare la torta senza che nessuno gli rompesse tanto con le domande di rito ("Ma perché non la vuoi, ma sei a dieta, ma magro come sei, ma è impossibile che non ti piacciano i dolci..."), ha detto di essere diabetico, ammutolendo tutti i presenti.
Per mangiare questa pie ha fatto un po' di storie, è vero. Ma la sua fetta se l'è mangiata. Tutta. Senza fiatare.

Il fatto è che non è affatto troppo dolce; l'impasto è ricco, ma raffinato, e abbraccia le note asprigne della mela e quelle acidule dei mirtilli, smorzate dal profumo dolce di riso e rose.

De-li-zio-sa.

L'unica cosa: ho messo molto più ripieno rispetto a Manu e Sara, che raccomandavano di non esagerare per poter gustare appieno la bontà della pie crust, la vera protagonista del dolce.
E' vero è vero, io ho proprio fatto un errore di cui non mi sono accorta, mettendone così tanta. Ma devo dire che l'effetto "Torta di Nonna Papera" non è affatto dispiaciuto :)

Manu e Sara, bravissime entrambe, davvero!!!!

Ah ah, e per fortuna volevo scrivere anche la ricetta degli scones, in questo post! :D Ma mi sono dilungata troppissimo... Per stavolta vi grazio! ;)

giovedì 3 settembre 2009

Una super cena firmata Rosmarina

Da piccola ho avuto molte babysitter.
Una di loro non era una lei, bensì un ragazzo siciliano di circa 23 anni, di nome Salvatore. Salvatore lavorava nello stesso ufficio con mia madre, che l'aveva "adottato" in quanto come lei siciliano esitato in Polentonia e molto nostalgico del sole e della cucina siciliana.

Già allora era bravissimo a cucinare, quando veniva a cena da noi ci deliziava con piatti magnifici. Uno dei miei primi ricordi, avrò avuto 4, 5 anni, è Salvatore ai fornelli del vecchio appartamento di città dove allora abitavamo, che mi dice sorridendo: "Sto preparando il risotto".

Mentre frequentavo le elementari, Salvatore veniva spesso da noi, nella casa nuova in campagna, stavolta. E ripeteva con una certa frequenza: "Segretaria [i miei si sono sentire dare del lei e apostrofare rispettivamente "Segretaria" e "Signor Vittorio" da Salvatore fino a pochi anni fa], qui il tempo fa proprio shhhchifo, io appena posso me ne torno al sole di Sicilia".

Poco tempo dopo, ha conosciuto Monica, si è sposato e ha avuto due bambini semplicemente stupendi. Curiosamente, non ha più parlato di ritorni in Sicilia.


La cosa bella è che Salvatore, siciliano, è alto, biondo e con gli occhi cerulei; Monica, veneta d.o.c., è bruna, con occhi e carnagione scura. I bimbi ovviamente presentano i migliori tratti di entrambi, ovvero bimba con capelli neri e occhi azzurri e bimbo biondo con occhi castani. Una famiglia bellissima, in tutti i sensi!

Oltre a varie ed eventuali qualità (tra cui quelle canore) che contraddistinguono Salvatore e Monica, è quella gastronomica.
Sono bravissimi, non solo nel cucinare, ma anche nel presentare le pietanze; ogni volta che andiamo a cena da loro è una gioia per occhi e palato.


Mio papà li ha invitati da noi la scorsa settimana, e ho approfittato dell'occasione per mettermi alla prova: un'intera cena, dall'antipasto al dolce, organizzata, cucinata e presentata da me.

Non essendo affatto ferrata nel salato, la cosa mi inquietava un po', ma si è rivelato tutto molto più facile del previsto. Non so, non me ne vogliate, ma ho sempre avuto l'impressione che il salato sia più facile da fare, che si possa più, come dire, andare a occhio.

Ho optato per ricette classiche e abbinamenti semplici; nonostante mi siano arrivate molte pressioni da parte dei miei, che mi spingevano a fare ad esempio il risotto ai fichi che avevamo provato il giorno prima (buonissimo, tra parentesi), ho preferito mantenermi su gusti meno "stravaganti", al contrario del mio solito. (Per il risotto, mi ha salvata e permesso di fare il risotto al radicchio Monica, dicendo a mia mamma che non le piacciono i fichi ;) Felice combinazione!)
Mi sono lasciata andare con gli accostamenti solo per il dolce, per una preferenza incondizionata verso i desserts che nemmeno ai più distratti di voi può essere sfuggita dando un'occhiata al mio blog. :)

Certo, di tempo ce n'è voluto per riuscire a fare tutto (nonostante sia stata aiutata: GRAZIE MAMMA!), e (forse perché era la prima volta che provavo a cucinare seriamente) a cena ero completamente distrutta già verso le nove e mezza; ma ne è valsa la pena, mi sono divertita un sacco.
E, last but not least, la cena è stata promossa a pieni voti da Monica e Salvatore. :)

Ah, dimenticavo: riguardo le dosi, eravamo in 8.


Per cominciare: Antipasto di Tartine con Asparagi, Caprino e Menta

Buonissime e delicate... Da provare.


La pasta brisée di Gennarino
250 g farina 00
125 g burro
62,5 g acqua fredda
un pizzico di sale

Il ripieno
250 g formaggio caprino
1 uovo
ca. 2 cucchiai di latte
ca. 6 gambi di asparagi
ca. 12 foglie di menta
sale

Impastare gli ingredienti della brisée nel mixer il minimo indispensabile perché si crei una palla; avvolgere in pellicola e refrigerare in freezer mentre si prepare il ripieno.
Sbattere il formaggio finché non diventa una crema liscia, unire il latte e l'uovo. Tagliare gli asparagi a pezzetti e mescolarli al formaggio assieme al sale e alla menta sminuzzata.
Stendere la brisée sottile negli stampini per crstatine, punzecchiare il fondo con una forchetta, versarvi sopra il ripieno e infornare a 200° per circa mezz'ora (la crema dev'essere soda - tipo cheesecake - e la brisée leggermente colorata).
Sfornare, sformare e far freddare sulla gratella.


Il primo: Risotto al Radicchio, Noci e Vino Rosso

Ecco, ad esempio qui non so dare indicazioni precise riguardo alle dosi. Ci provo laddove possibile.


riso per risotti (dose per 8 persone)
un cesco di radicchio trevigiano
un litro di brodo
mezza cipolla
olio e.v.o.
sale
noci a piacere
vino rosso
burro
parmigiano

Fare un soffritto con la cipolla e l'olio. Tostarvi il riso, sfumare col vino rosso, poi aggiungere un po' di brodo. Continuare così fino a metà cottura; quindi aggiungere il radicchio tagliato a listarelle (e privato della parte bianca, che è amara) e le noci a pezzetti.
Proseguire fino a cottura aggiungendo di volta in volta una mestolata di brodo quando questo si assorbe.
Mantecare con una noce di burro e qualche cucchiaio di parmigiano.


Il secondo: Arrosto di vitello ripieno di Frittata con Pomodori Secchi

L'idea viene dal numero di agosto de La Cucina Italiana (rivista fantastica che ho appena scoperto! Be', ad essere sincera in generale non uso mai libri di cucina o riviste, per cui è normale XD). Lì però si parlava di "Pancia di vitello", e la frittata era insaporita da semplici erbette e da pancetta, che io ho sostituito con pomodori secchi.


Per la frittata
6 uova
sale
pepe
parmigiano
ca. 3 fette di pomodoro secco a pezzetti
rosmarino a pezzetti
olio e.v.o. e un po' di cipolla per il soffritto

Per l'arrosto
ca. 1300 g di carne di vitello per arrosti (non ho idea di come si chiami in gergo tecnico) tagliata (a noi l'ha tagliata direttamente il macellaio, in modo da poterla poi arrotolare)
ca. una cipolla
ca. 2 spicchi d'aglio
ca. 50 g pancetta
vino bianco
olio e.v.o.
spago da cucina

Fare la frittata in un tegame rotondo dal diametro di circa 26 cm.
Poggiarla sulla carne di vitello salata e arrotolare quest'ultima molto strettamente; quindi chiuderla con lo spago (non nego che sia stata un'impresa e che ne sia venuta fuori una cosa un po' informe, dalla metà in poi - mi ero stufata di fare le cose per bene XD).
Fare un soffritto con cipolla, aglio, pancetta e olio in un tegame mooolto grande che dovrà contenere l'intero arrosto. Quindi friggere la carne a fuoco vivace, girandola spesso in modo da toccare tutti i punti dell'arrosto.
Quando avrete fatto tutto il "giro" dell'arrosto, aggiungere nel tegame del vino bianco e dell'acqua, abbassare il fuoco e far cuocere per taante, taante ore. A noi (me e mia mamma, non sono ancora passata al plural maiestatis, anche se ci sto riflettendo ;) sono servite almeno 2 ore il giorno prima della gran cena, e altrettante l'indomani.
Regolatevi voi, la carne quando viene punzecchiata da una forchetta deve risultare morbida e ovviamente non buttare fuori sangue.
Quando è pronto (consiglio di farlo nel pomeriggio per la sera), lasciarlo un po' raffreddare, quindi rimuovere lo spago e tagliarlo a fette.

Il dessert: Composta light di Fichi, Mele e Rosmarino Meringata


Questa è un'idea di Manu (te l'ho detto che mi sono fissata col tuo blog! :D Mi dovrò disintossicare! ;), ma lei ha usato i frutti di bosco e, ovviamente, ha usato molto più zucchero, dato che è frutta alquanto acidella.
Io avevo un bel po' di fichi da consumare, e, essendo i fichi estremamente zuccherini (e anche le mele che gli ho abbinato), praticamente non c'è stato bisogno di aggiungergliene altro. Contando poi che la meringa è piuttosto dolce, in questo modo i gusti si equilibrano perfettamente.
L'abbinamento mi è molto, molto, molto piaciuto: bisognerà provarlo in altre preparazioni, e magari anche nel salato!
Ah, stavolta le dosi sono per 12, volevo che ne avanzasse per l'indomani :)

Per la composta
1 kg di fichi
1 mela piccola (ca. 200 g)
20 g zucchero (praticamente, un gesto simbolico)
3 rametti di rosmarino
ca. 1 bicchiere d'acqua

Per la meringa
6 albumi
165 g zucchero
60 g amido

Sbucciare la frutta e tagliarla in pezzi molto piccoli. Unire lo zucchero e il rosmarino e mettere sul fuoco. Cuocere col coperchio finché l'acqua della frutta non si assorbe; quindi aggiungere l'acqua. Continuare a cuocere finché i pezzi di mela non diventano morbidi.
Passare la composta nel frullatore, farla freddare.
Montare a neve gli albumi, aggiungere lo zucchero setacciato assieme all'amido (che, come spiega Manu, aiuta la maringa a mantenere la forma durante la cottura) e continuare a montare.
Mettere la composta nei contenitori, coprirla con la meringa e mettere in forno a 150° per 20 minuti.
Io li ho tenuti mezz'ora, così si è creata una piacevole crosticina. Mmh!

giovedì 28 maggio 2009

BUON COMPLEANNO con torta dei desideri!


Il 16 maggio ha girato la diciannovesima boa la mia amica per antonomasia Elena, la mia compagna, la mia sorellina, la mia confidente, la mia ex-procuratrice di versioni di greco bell'e fatte (prima che diventasse una nullafaciens come me!). Ci conosciamo dalla prima media e da allora non ci siamo più mollate, neanche per andare alle superiori :) Nell'ultimo periodo poi, causa crisi di mezza età da raggiungimento anagrafico della maturità, stiamo regredendo da morire alla prima pubertà e ci divertiamo sempre un sacco, tipo tirando di scherma in primo banco con delle spade di carta lunghe cinque centimetri (stamattina).

Inutile dire che con la mia futura architetta bionda tante ne ho passate e tante ne passerò, e che questo è già di per sé motivo sufficiente per regalarle una cioccomarmecrostata di 26 cm. di diametro, anche se non ha voluto né festa né regalo >:(.
Cause di forza maggiore mi hanno portata in Sicilia nel fatidico weekend del 16, ma la settimana dopo mi sono rinchiusa in cucina e ho prodotto. La mattina dell'indomani, convocata la Elena, si è proceduti all'assaggio.
Ok, non è stata ciò che si dice perfetta (ho cotto la frolla un quarto d'ora più del necessario e quella stupiderrima crema al cioccolato non mi si è addensata neanche in freezer!!), ma l'assieme mi ha convinta!
Alla Elena poi è piaciuta da morire; ci ho messo tutto ciò che adora: mele, cocco e cannella (se si pronuncia la parola "cannella" davanti a lei, diventa strana: si copre la faccia con le mani, ti pianta gli occhi in faccia e, con una voce serissima, ripete: "Io ADORO la cannella. La ADORO.")

La ricetta della crema al cioccolato viene dal blog di Sigrid, ma l'ho fatta velocemente, senza rispettare molto i vari passaggi, e mi è venuta troppo "mosciosa". Voi seguite il Cavletto come un'ombra e nn avrete problemi :)
Per la frolla, passate da Foodbeam: che blog marvailleuse!! In questo post Fanny, oltre a dare una ricetta bijou per la frolla, mostra il procedimento passo per passo con delle foto strepitose. Sbagliare è impossibile! Vi verrà una frolla perfetta (se non la cuocete per 40 minuti, certo =_=). Poi Fanny è pasticcera ed ex allieva di Pierre Hermè; direi che c'è, più che da fidarsi, da gettarsi tra le braccia del suo blog a peso morto.

Per la frolla
150 g burro a temperatura ambiente
95 g zucchero a velo
30 g farina di mandorle
1 baccello di vaniglia
1 uovo
250 g farina
1 pizzico di sale

Con un mestolo o il mixer per torte battere il burro finché non diventa cremoso. Aggiungere nella ciotola lo zucchero, i semi di vaniglia raschiati e la farina di mandorle. Togliere le fruste. Aggiungere velocemente, lavorando con una spatola, la farina, solo finché viene incorporata. No matter se l'impasto è tutto sbricioloso: è giusto così. Se lo lavorate eccessivamente, il burro si scioglie e ciao croccantezza.
Stendere l'impasto sul tavolo e amalgamarlo molto velocemente. Formale una palla e porla tra due fogli di pellicola, stenderla e mettere in frigo per due ore se la usate in giornata. Può stare in frigo fino a due giorni ed essere congelata per un mese (così dice Fanny). Se la congelate, basterà toglierla dal freezer e metterla in frigo il giorno prima dell'uso.

Per la purea di mela
Sbucciare due mele e tagliarle a pezzetti sottilisottili. Metterle in una padella con il succo di mezzo limone e una stecca di circa 4 cm. di cannella polverizzata alla bell'e meglio. Coprire con il coperchio e lasciare a stufare sul fuoco dolce per 5-10 minuti. Togliere il coperchio e aggiungere, se necessario, un po' di limone. Cuocere finché non è cotta (un quarto d'ora, forse?).

Per la crema al cioccolato bianco e cocco
Cavoletto con dosi dimezzate, cioccolata bianca al posto della fondente e latte di cocco al posto del vaccino. E, se la volete proprio Coccolosa come noi, 3 cucchiai di farina di cocco.

Ora togliere dal frigo la frolla. Metterla tra due fogli di carta forno e stenderla in un cerchio dal diametro circa 4-5 cm. maggiore rispetto a quello della vostra tortiera (imburrata e infarinata, eh!).
Stendere la pasta nella tortiera e infornare a 180 gradi per 20 minuti coperta da un foglio di cartaforno pieno di legumi secchi.
Togliere dal forno e levare i legumi e la carta forno. Proseguire la cottura per altri 5-10 minuti, finché non diventa di un simpatico colore dorato (non di un consunto marroncino come la mia).
Lasciar raffreddare nello stampo per una ventina di minuti.

Per il disco cioccoloso e il resto della composizione
cioccolato fondente (quanto?... ...non mi ricordo... Forse due tavolette!)

Sciogliere il cioccolato a bagnomaria e spennellarlo sulla frolla fredda e sformata su un piatto per torte.

Poi versare la purea di mela fino a metà altezza della torta; infine, aggiungere la crema al cioccolato e lasciar freddare in frigo per una notte.

Per la decorazione
ho tostato in padella un po' di cocco grattuggiato e ho polverizzato grossolanamente della cannella in stecche.
Auguri Elena mia! Un bacio!