martedì 5 luglio 2011

Cicci e macedonia alla salvia ananas


Il cicci... Questo termine così carezzevole, morbido, arrendevole, rassicurante.


Il cicci... Rigirandomi questa parola nella mente, gustandola con delicatezza, mi si affastellano un milione di ricordi confusi di occasioni sempre simili, rese dolcissime dalla sua presenza: pranzi domenicali con i cugini, colazioni del lunedì mattina, pomeriggi di ozio, momenti della merenda.


Il cicci!, esclama sempre mia mamma in questi momenti, mentre travasa la cremina candida, buona e profumata dalla pentola ad una pirofila rettangolare di ceramica, sempre la stessa, pirofila che prima ha bagnato con acqua, in modo che poi il cicci freddo si stacchi facilmente. Poi prende tre cucchiai, uno per sé, uno per mio fratello e uno per me, e ci dedichiamo tutti con certosina attenzione a ripulire la pentola da ogni rimasuglio. Ma era solo l'antipasto; ora è il momento di mangiare


Il cicci... Appena fatto, ancora fluido, tiepido e coccolante al massimo. Ognuno affonda il proprio cucchiaino nel piccolo mare bianco che ha nella ciotolina, mentre un effluvio di scorza di limone o di cannella penetra nelle narici morbidamente ma in modo diffuso.
Mi chiedo sempre come può una cremina così semplice emanare un profumo tanto forte, impregnare tutta la cucina, penetrare in soggiorno, insinuarsi su per le scale e aleggiare per una buona mezz'ora, come per richiamare tutti gli abitanti della casa verso la cucina, cosa che puntualmente avviene. Lì, attorno alla pentola, l'odorino delizioso avvolge tutti in un'atmosfera rilassante e benigna. In mezzo a quel profumo delicato di latte e zucchero è davvero impossibile non sorridere, non chiudere per un attimo gli occhi e aspirare piano, pensando che la vita è bellissima, se qualcuno ha appena preparato per noi con tanto amore questo piccolo elisir. Altro che aromaterapia.


Il cicci... Il cicci quando raffredda. Mentre la famiglia si è riunita attorno al tavolo per celebrare questa gioia assieme, il cicci raffredda nel suo contenitore di ceramica. A contatto con l'aria la sua superficie indurisce, creando una pellicola sottilissima color panna, leggerissimamente più scura della crema. Quando è ben freddo, il cicci passa al frigo, dove, qualche ora dopo, è diventato un freschissimo budino che si può tagliare a fette. La prima cosa che fanno gli amanti del genere, non appena hanno nel loro piattino la fetta di cicci, è asportare con precisione chirurgica la pellicola, aiutandosi con la propria forchettina, e farla sparire in un boccone, rivelando al di sotto la superficie liscissima della crema consistente.


Il cicci... e la sua storia. Credo che l'intera Sicilia sia cresciuta a pane e cicci. Una rapida consultazione di Wikipedia mi ha reso noto che è arrivato o dagli arabi o dai francesi, ed è diffuso in Val d'Aosta e Sicilia. Il nome cicci, a onor del vero, è stato riscontrato solo nella famiglia di mia mamma, nell'hinterland vizzinese, provincia interna sperduta tra Catania, Caltagirone e Ragusa. Sono le zie di mia madre, a quanto pare cuoche sopraffine (che abbia ereditato da loro la passione sconfinata per la pasticceria?), che la battezzarono così. Credo che il resto del mondo la chiami "biancomangiare". Ma per piacere... Vogliamo mettere con il suono coccoloso e delizioso di "cicci"? E brave zie!
E brave zie anche perché non so che sarebbe di me se mia mamma non avesse imparato da loro questo dolce... Purtroppo mia mamma non è innamorata della pasticceria, e nemmeno mia zia, così nessuna delle due ha raccolto i loro saperi. Chissà quante decine di ricette di famiglia sono andate perdute con loro. Quando ci penso mi viene quasi una vertigine, pensando che ora potrei essere in possesso di interi quaderni di ricette tradizionali siciliane, un patrimonio che definire preziosissimo sarebbe eufemismo.

Ma non ce l'ho con loro, quando si è ventenni negli ultimi anni '60 si hanno ben altri pensieri rispetto a passare lunghi pomeriggi a trascrivere ricette, immaginando che magari quarant'anni dopo la propria figlia o nipote di vent'anni starà smaniando per avere LA ricetta delle paste di mandorla... Be', diciamo che se un giorno sarà possibile fare viaggi nel tempo, magari farei una capatina in quella Vizzini degli anni '60 a dire a una mamma e una zia ventenni di farmi questo favore... O, meglio ancora, andrei in persona a conoscere queste figure per me ormai mitiche, a chiacchierare con loro, a farmi insegnare i loro gesti antichi e sapienti.

Però qualcosa la mamma e la zia l'hanno imparata: il cicci. L'hanno imparata perché è semplicissima, buona e anche perché, credo, per loro come per me, mio fratello e i miei cugini, è legata a tanti di quei ricordi bellissimi che non potevano non farla conoscere anche a noi.
Fu così che noi quattro crescemmo a pane e cicci, come il resto della Sicilia, e sarà così che un giorno i miei figli, che mi auguro stiano crescendo in Scozia o nella Loira, banchetteranno a pane e cicci (questa cosa del pane e cicci è simbolica, mai sentito nessuno che spalmasse il cicci sul pane, anche se di sicuro è delizioso anche così).


Il cicci... e i suoi aromi. Il cicci è la crema più versatile del mondo, proprio perché è fatto solo di latte, amido e zucchero. Ci si può mettere davvero di tutto. Le varianti tradizionali prevedono cacao, scorza di limone o cannella. Ma ci si può sbizzarrire. Nell'ultimo anno Rosmarina ha sformato cicci al matcha, cicci alla vaniglia (il migliore in assoluto), cicci alla menta, cicci alle foglie di tè, cicci... alla salvia ananas. In quanto agli usi possibili, be', sono praticamente infiniti. Farcitura di crostate, farcitura di pan di spagna per occasioni speciali, farcitura di bignè (provata da una mia amica, a sua detta sono venuti dei bignè eccezionali, molto più delicati di quelli con la crema pasticcera), farcitura di brioches, di iris, di cannoli, farcitura di qualsiasi cosa, accompagnamento a macedonie come in questa "ricetta". Però, devo dirlo, il modo migliore per gustarlo sarà sempre tiepido, un quarto d'ora dopo averlo trasferito nel suo contenitore di ceramica, con un cucchiaino piccolo piccolo in modo che il piacere di mangiarlo duri a lungo.

In Sicilia, comunque, se ci fate caso, è quasi impossibile comprare una pasta alla crema al bar e non scoprire che è ripiena di cicci, non di crema pasticcera. Sappiatelo: sia la "crema" che la "crema al cioccolato" nei dolci siciliani sono cicci, l'uno al naturale, leggermente più sodo dell'originale, l'altro con l'aggiunta di una gran quantità di cacao (o di cioccolato, non l'ho mai capito e i pasticceri siciliani sono molto gelosi delle loro ricette. Comunque ho in mente da tempo un piano: la prossima volta che andrò in Sicilia entrerò in un bar in cui non mi conosce nessuno, manifesterò il desiderio di comprare una pasta al cioccolato ma lamenterò un'allergia generica, senza scendere troppo nel dettaglio - purtroppo non sono molto brava a mentire -, potendomi così permettere di chiedere se la crema contenga cacao o cioccolato).

L'unico blog in cui ho letto la ricetta di un parente del mio cicci (di certo di famiglia in famiglia la ricetta cambia, le dosi variano, si aggiungono o tolgono ingredienti, tanto l'idea in sé di cicci lo consente appieno) è quello di Sogni di Zucchero, dove però viene usata anche la farina (nella mia famiglia solo amido) ed è presente il burro (ne sono rimasta alquanto stupita, un giorno la proverò!).

La ricetta delle zie invece è la seguente: 1 litro di latte, 4 cucchiai di amido di frumento (ovvero 100 grammi), 4 cucchiai colmi di zucchero (ovvero 100 grammi).
Mi è venuto il dubbio di come si facesse prima che l'amido fosse reperibile in tutte le drogherie siciliane. In realtà non so nemmeno la storia della diffusione dell'amido, cioè, non ho idea se è in commercio ovunque dalla notte dei tempi o se esiste da cinquant'anni, e non ho trovato informazioni in merito.
Ho provato a chiedere a mia mamma come si possa fare senza la frumina, ma si è scandalizzata tanto che non ho insistito: "Come! Per forza ci vuole l'amido! Con la farina verrebbe tutto 'nchiappusu! Non so come facessero prima, ma ora c'è la frumina e si usa la frumina!"; il tono era tale che ho capto che mi avrebbe sgamata a un chilometro se avessi usato la farina, così non l'ho mai fatto.

Venendo finalmente alla ricetta (ringrazio i coraggiosi che hanno letto fin qui), so che il 90% della popolazione senziente si farebbe sparare piuttosto che accendere il forno (io sfornerei cookies anche ora, sinceramente, perché il caldo mi fa un baffo e starei davanti al forno acceso anche a ferragosto... Poi probabilmente non li mangerei mai, dato che ultimamente la voglia di cibo è a zero... Ma intanto li farei!), quindi ho pensato di postare qualcosa di velocissimo e fresco. Ho preparato tutto in qualcosa come un quarto d'ora ieri sera, per far sentire a casa mio fratello, sbarcato per poche ore dalla crociera su cui già stamattina stava di nuovo veleggiando mentre fa animazione ai bambini.

L'abbinamento con la frutta è ovviamente perfetto con la leggerezza della nostra cremina al latte; e per esaltare ancora di più la freschezza di questo "dolce" semplicissimo, ho pensato di aromatizzare il cicci con la salvia ananas, e di spezzettarne qualche foglia nella macedonia.
Salvia ananas, sì... Mai sentita? Anche a me giunse nuova, quando la vidi nel mercato di Prato della Valle un mese fa. L'ho comprata assieme a finocchietto selvatico, origano e tre piantine bellissime di fragole dai fiori rosa. In realtà ho scoperto di avere il pollice nero e di tutte le piantine si occupano i miei... Grandi mamma e papà!! Tornando a noi... Ha delle foglie molto fibrose e necessita di molta acqua, ma il suo profumo mi piace tantissimo; sa proprio di ananas! Su internet ho trovato una ricetta dolce, la panna cotta alla salvia ananas di Calychantus, e due salate.
Ecco qui la pianta, già rigogliosissima...



E la ricetta!

Cicci

1 l latte (io parzialmente scremato perché avevo quello in casa; ovviamente con latte intero fresco viene fantasticamente meglio)
100 g frumina
100 g zucchero semolato (da tradizione... Invece io metà di canna e metà bianco di canna, quest'ultimo acquistato da Naturasì: molto aromatico!)
4-5 foglie di salvia ananas (potete sostituirla con l'erba aromatica che preferite... ecco, secondo il mio gusto non con la salvia vera e propria, che non mi ispira per i dolci. Ma via libera a timo, menta o basilico - quest'ultimo soprattutto se poi abbinerete il cicci a un'insalata di frutti di bosco!) (...o vaniglia, o scorza di limone, o una stecca di cannella, o un cucchiaino di matcha in polvere, o foglie di tè...)

Mettere il latte in un pentolino alto con le foglie di salvia ananas e scaldare fin quasi al bollore; lasciar freddare mezz'oretta, in modo che la salvia rilasci l'aroma. Quando il latte è di nuovo a temperatura ambiente, togliere le foglie senza buttarle, unire lo zucchero e poi setacciarvi sopra la frumina mano a mano e poco alla volta, sbattendo in continuazione con una frusta a mano. Occhio alla formazione di grumi...
Mettere sul fuoco basso, aggiungere di nuovo le foglie per sfruttarle fino all'ultimo e mescolare con la frusta (mia mamma lo fa sempre con un mestolo di legno) in modo che il fondo non bruci. In pochi minuti la crema si addenserà. Decidete voi quando fermare la cottura: dipende ovviamente dalla consistenza che desiderate. Bisogna tenere conto che, una volta freddo, addensa parecchio. Quando è pronto, togliere dal fuoco e eliminare le foglie.
Mia mamma, come ormai saprete, bagna una pirofila, la scola, ci versa sopra il cicci e fa freddare.
Io non amo (=odio) la pellicina che si crea lasciando il cicci all'aria, per cui bagno e scolo la pirofila (quando me ne ricordo - non questa volta), ci verso il cicci caldo, e sopra stendo un velo di pellicola alimentare, come con la crema pasticcera. In questo modo, quando il cicci è freddo, togliendo la pellicola alimentare avremo un bel budino liscio, da servire con


Macedonia

Be', mi vergogno quasi a scriverlo... E' una semplicissima macedonia di frutta di stagione; io ho usato prugne nere, susine gialle, albicocche e una pesca spezzettate, irrorate di succo di limone, con due cucchiaini di zucchero di canna e un paio di foglie di salvia ananas spezzettate.

Versare uno strato di frutta, qualche cucchiaio di cicci e ancora un po' di frutta in una ciotola... Gustare caldo, tiepido, a temperatura ambiente, freddo o ghiacciato. Bbonu è!

martedì 14 giugno 2011

Cheesecake-marbled cherry brownies! (With cream cheese frosting and cherries in red-wine vanilla syrup)



Questi sono (stati) per il compleanno di un amico... In programma c'erano questi (che figata sono?!), ma poi per impossibilità varie ho virato per un dolce più semplice, pieno di ciliegie, adorate dal festeggiato, e più facile da trasportare.
Poi in realtà la crema si è orribilmente spatasciata nel trasporto, come potete notare qua sotto (grazie della dolorosa ma necessaria testimonianza, Stefano).



Quindi, anche per ribadire gli auguri, ecco gli scatti che sono riuscita a fare prima di infilarmi in un autobus bollente e portare il dolce per cinque chilometri verso il destinatario.
Io non c'ero all'assaggio, ma il festeggiato mi ha poi fatto sapere che ha molto apprezzato. ;)

Piccola digressione.
Quasi esattamente due anni fa (i pazzeschi casi della vita), agli albori del blog e della mia passione bakeraria, ho postato un altro brownie che a ripensarci ora era pessimo (troppo altro e troppo cotto) e condiviso in mondovisione nel momento sbagliato, dato che al tempo c'era un caldo pazzesco (vedi commenti).
E oggi, ta-dan, eccomi qui a rimediare, con una ricetta che è ottima (poteva essere altrimenti, provenendo dalla bakery più fikkka di tutta Londra?), con l'assenza di cioccolato (non l'ho scritto nel titolo perché è già ridicolmente lungo così com'è, ma sono brownies al cacao) e con l'aggiunta delle ciliegie a spezzare (effettoplacebicamente parlando, chiaro) la pesantezza data da burro e uova. E poi diciamocelo, c'è freddino in questo giugno autunnale, un po' di coccole, camuffate in modo estivo con la presenza della frutta, non guastano affatto.

A dire la verità, prima di questo dolce non mi ispiravano molto i dolci alle ciliegie. Non so perché... Mi piace mangiarle crude, l'idea di cuocerle in una torta mi sembrava... pretenziosa? Idee strane lo so! Temevo venisse una cosa dolcissima..... Con la cioccolata, poi! Ma i ripetuti assaggi del dolce work-in-progress mi hanno fatta ricredere: l'abbinamento ciliegie-cioccolata è stato sdoganato nella mia cucina! (Finalmente?)
E poi devo dire che anche l'aspetto di questo dolce mi soddisfa molto: non sa parecchio di vintage, con quelle ciliegie lucide sopra, con quella crema voluttuosa, con quella consistenza scioglievole che sarebbe perfetta nel dolcetto della merenda di Ciccio, il nipote di Nonna Papera? Sì, sa molto di buon vecchio dolce delle campagne americane. Quanto amo queste cose... Da mesi sono in periodo vintage fisso, scusate.

La ricetta base del brownie, come quella della crema di copertura, viene dal primo libro di The Hummingbird Bakery (aspetto ansiosamente che qualcuno mi regali il secondo), una fantastica bakery che ho avuto il piacere di sperimentare lo scorso settembre a Portobello Road.
L'idea di variegare i brownies con il cheesecake è vecchia come il cucco (d'altronde già postata da me qui); in questo caso mi sono ispirata e ho poi modificato le dosi formaggiose dei "Brownies cheesecake e cioccolato" della mia prima bibbia culinaria, ma spesso le faccio anche a occhio.
L'aggiunta delle ciliegie è farina del mio sacco, cioè, non che sia niente di così originale, così come le ciliegie sciroppate al vino rosso e vaniglia che ornano il tutto.

Il titolo (troppo lungo, lo so, ma voglio dire tuttttotuttotutto quello che c'è dentro, sssubito!) mostra per l'ennesima volta la mia debolezza verso i dolci-americanata... Ricordo ancora un post della scorsa primavera in cui la mia amica Manu mi diceva così:


"secondo me (secondo ME eh) dovresti italianizzare di più i nomi :D cioè ok che sono inglesi di origine o francesi alla più, ma tu italianizzali! no davvero, non scherzo. Però se sembra faccia più fico così e a te piace di più, allora tant'è ;) che so, inventateli pure ma almeno così daresti un'idea più concreta a chi legge in che cosa va a imbattersi. Che dici ? certo solo laddove è possibile farlo, non proprio sempre sempre.. non sei tanto d'accordo eh? :)"


Manu, sì, sono tanto d'accordo! :) E' proprio un mio debole. Quando un dolce me lo vedrei troppo sul bancone della bakery americana vintage dei miei sogni (che ha una deliziosa carta da parati a strisce dai toni pastello, mobili antichi ridipinti di bianco, sedie scompagnate candide, barattoli di vetro pieni di coloratissimi confetti, un sacco di insegne appese all'interno tipo queste e un costante profumo di cookies appena sfornati, un po' sullo stile di questa, o questa, o questa, o questa, e che ovviamente si chiama "Rosmarina's Bakery"), non posso resistere e la intitolo col nome che scriverei sul cartiglio color carta da zucchero da apporle di fianco sul bancone di Rosmarina's.
Però Manu ha ragione, chi legge deve capire a colpo d'occhio di che si tratta, e allora troviamo un compromesso: il titolo del post è quello della mia bakery dei sogni (che un giorno aprirò??), ma all'interno del post il dolce si chiamerà:


BROWNIES VARIEGATI AL CHEESECAKE CON CILIEGIE (RICOPERTI DI CREMA AL FORMAGGIO E CILIEGIE IN SCIROPPO DI VINO ROSSO E VANIGLIA)
Per una dozzina di porzioni abbondanti

Brownie al cheesecake

5 uova
500 g zucchero
120 g farina 00
100 g cacao amaro
250 g burro
600 g circa di ciliegie col nocciolo (non sono sicura fosse questa la quantità... Ma fate a occhio e mettetene la quantità che preferite)

Cheesecake:
300 g formaggio cremoso
3 cucchiai zucchero semolato
2 uova

Le uova devono essere a temperatura ambiente.
Romperle in una ciotola dai bordi alti, unire lo zucchero e montare con la frusta per 5-8 minuti, finché il composto è leggero e morbido (non credo fosse necessario montare le uova completamente, infatti io non l'ho fatto).
Unire la farina e il cacao setacciati e montare finché non sono ben mescolati.
Sciogliere il burro e unirlo (non quando è ancora caldo!) al composto.
Aggiungere le ciliegie, che saranno già state denocciolate e tagliate a pezzi grossi (all'incirca ogni ciliegia in 2-3 pezzi, così restano polposi e pieni di succo).
Ricoprire di carta da forno uno stampo rettangolare di 33x23x5 cm (le mie misure erano leggermente diverse, credo 32x26 o qualcosa del genere, ma non cambia molto, dato che poi metteremo anche il cheesecake) e versarvi il composto.

Ora il cheesecake:
Niente di più facile! Sciacquare la ciotola usata per il brownie e montare formaggio, uova e zucchero finché non sono una crema.
Versare questa crema (piuttosto liquida) sul brownie e, con una forchetta, variegare i due composti.

Infornare in forno caldo a 180 gradi per una quarantina di minuti (cominciando a controllare che sia pronto dalla mezz'ora in poi: dipende dal forno).
Il brownie deve avere una superficie ferma, ma il centro ancora morbido. Ovviamente qui non vale la prova-stuzzicadenti ;)
Far freddare un paio d'ore.



Crema marmorizzata al formaggio e cacao
Niente di geniale: ho usato la ricetta del frosting di The Hummingbird Bakery, che è tutta al cacao, l'ho divisa a metà e ho aggiunto il cacao solo a una metà.

Parte bianca:
100 g zucchero a velo setacciato
37,5 g burro a temperatura ambiente
75 g formaggio cremoso

Parte al cacao:
100 g zucchero a velo setacciato
37,5 g burro a temperatura ambiente
75 g formaggio cremoso
15 grammi cacao amaro setacciato

Parte bianca:
Usando sempre la ciotola a bordi alti ben sciacquata, montare con la frusta elettrica lo zucchero a velo e il burro a una velocità medio-bassa finché si mescolano formando delle "palline". Unire il formaggio cremoso e montare finché non è incorporato. Alzare la velocità a medio-alta e continuare a montare per 5 minuti, finché la crema è leggera e morbida.
Con un cucchiaio, distribuire la crema lungo una metà del dolce (per il "largo" - vedi foto).

Parte al cacao:
Dopo aver sciacquato la ciotola, ripetere le operazioni, aggiungendo il cacao assieme allo zucchero a velo.
Con un cucchiaio, distribuire la crema lungo l'altra metà del dolce; poi, con una forchetta, variegare le due preparazioni.



Mettere a freddare in frigo mentre si preparano le


Ciliegie in sciroppo di vaniglia e vino rosso
Proporzioni fatte totalmente a casaccio. Non sono nemmeno sicura che fosse questa la quantità giusta di ciliegie.

400 g? di ciliegie col nocciolo
vino rosso q.b.
zucchero q.b.
acqua
una stecca di vaniglia (la mia era stata già utilizzata e stava insaporendo lo zucchero che ho usato in tutto questo dolce - rimangono sempre dei semini attaccati e, sebbene fosse un baccello vecchio e di affatto eccelsa qualità -- una sola parola: Paneangeli -- ha insaporito perfettamente la preparazione. Tutto questo per dire: riutilizzate sempre i vostri baccelli di vaniglia!!)

Lavare le ciliegie (sottinteso, no?) e metterle in una padella abbastanza ampia, in modo che siano più o meno tutte a contatto con il fondo. Distribuire sopra un po' di zucchero secondo i vostri gusti, un dito o due di vino e un po' d'acqua, insieme al baccello della vaniglia già aperto. Accendere il fuoco a media intensità e cuocere il tutto, mescolando all'inizio, poi lasciando che il tutto si "stufi" da solo. Controllate ogni tanto solo che lo sciroppo non si ritiri troppo e inizi a bruciare: in tal caso, aggiungere acqua. A me c'è voluto circa un quarto d'ora - venti minuti. Ma potete cuocerle molto meno o molto di più, a seconda del gusto che volete ottenere.
Dopo averle fatte freddare, scolarle dallo sciroppo (da tenere da parte per un prossimo dolce!) e versarle sul dolce.
Far freddare in frigo almeno un'ora prima di servire, in modo che la crema sia ben soda (consultare la seconda foto per vedere che succede se non lo si fa).



Carino, no? :)

venerdì 29 aprile 2011

ROSMARINA - IL RITORNO. Biscotto Dituttupo'




Amici di Rosmarina, saluto tutti voi con un abbraccio!
E' un ritorno difficile, dopo tutti questi mesi di silenzio.
Mi scuso tanto per non aver risposto a chi mi chiedeva notizie e ringrazio ciascuno di voi per i vostri commenti. Vi ho letti tutti, con emozione, ma non era il momento per me di scrivere qui. Ma mi rendo conto che sono stata maleducata a non farmi più sentire e vi chiedo davvero scusa.
Non c'è un motivo specifico per cui ho abbandonato per tutto questo tempo... O forse ce ne sono troppi perché non mi si confondano nella mente, creando un groviglio che ho paura di ingarbugliare ancora di più, provando a districarlo, tirandone un lembo.
Vediamo... Da una parte ho preso troppo sul serio il blog in sé, non sentendomi mai all'altezza delle mie aspettative nel pubblicare cose "normali", foto "decenti"... Sono sempre stata così, questo desiderio di bruciare le tappe e oltrepassare i miei limiti senza magari poterlo fare.

Aggiungiamo la sfiducia totale che provo ogni volta che leggo un commento che dice pressappoco: "Che bontà! Bel blog! Vieni a lasciare un commento da me!", allora direi che il quadro è completo.
Non fraintendetemi, non è che non apprezzi i commenti veloci, e non pretendo che tutti si dilunghino nello scrivermi commenti superfighissimi pieni di fantastici consigli per migliorare eccetera. Sono grata a chiunque perda un po' del suo tempo per leggermi. Però da molti dei commenti di questo genere, che chi di voi ha un blog conosce sicuramente, si intravvede una motivazione più che futile: visitare migliaia di blog, lasciare commenti a manetta e sperare che così si riceverà risposta e il proprio blog acquisterà visibilità. Come se fosse solo nel numero dei commenti la qualità del blog. E' ovvio che all'inizio, quando ancora non si è conosciuti, si deve in qualche misura agire in questo modo: bisognerà pure farsi conoscere. Ma sinceramente non capisco il perché di questa caccia sfrenata al commento.
Spero di non sembrare un'antipatica snob, un'ingrata o che so io, ma questo è il mio pensiero al riguardo: se scrivo un commento, è perché il post mi ha intrigato, perché voglio sinceramente dire la mia in proposito, perché ho bisogno di un chiarimento, perché io quella cosa lì l'avrei fatta in un altro modo, perché davvero voglio congratularmi per una bella ricetta o per una foto che mi ha colpito. Mi sembra triste scrivere commenti per motivi che non siano questi.
Ciò detto, non vorrei davvero che chi ha aperto da poco un blog e vorrebbe che io lo visitassi si sentisse ora offeso dalle mie parole: al contrario, voglio conoscere quanti più bei nuovi blog ci siano, per imparare il più possibile, aiutare laddove io possa farlo, fare nuove amicizie... E' per tutto questo che ho iniziato il mio blog.
Quindi, cari amici lettori, sentitevi anzi spronati a farvi sentire, con tutta la vostra personalità e il vostro spirito; e voi, che non avete un blog e mi seguite, scrivetemi pure, non vi intimidite e non pensate che la comunità foodblogger sia chiusa solo a chi ha un blog. Fremo per sentire la voce anche di chi un blog non ha alcuna intenzione di aprirlo.



Questo tempo vuoto mi è servito, credo, per distaccarmi emotivamente da qualcosa che mi stava prendendo davvero troppo. Ogni attimo libero. Ora riesco a guardare con grande tranquillità a tutto questo, ai commenti, alle mie foto mediocri, a tutto il resto: ho ridimensionato il tutto. Questo spazio è per divertirmi, e mi ha divertito molto in passato. Devo solo tornare a prenderlo in modo ludico come un tempo. Comunque, non ho mai smesso di sentire che il blog mi appartiene; parlo ancora di Rosmarina con chi incontro, penso a come modificare l'header eccetera.

A proposito: la mia amica Irene, che è sempre più brava, ha disegnato questo nuovo header, per l'appunto. Vi piace?? Fatemi sapere, mi raccomando; ci tengo che piaccia anche a voi! E' più semplice e essenziale del precedente; come quest'ultimo, l'abbiamo disegnato assieme. Mi dà un'idea di novità che mi ispira a ricominciare. Lo sfondo è diventato bianco e pulito e vi giuro che solo a guardare la mia nuova pagina tiro un respiro di sollievo misto a eccitazione per questa semplicità e linearità, indici di un nuovo inizio che parte da ora.

Spero solo che voi mi seguirete ancora, perdonandomi questa lunga assenza. Spero che chi stimo decida ancora una volta di leggermi. Spero di conoscere un sacco di gente nuova, perché non è mai abbastanza. E spero di tornare a essere piena di idee e nuove ricette che mi appuntavo addirittura sui quaderni dell'università, perché non mi scappassero. L'altra sera, prima di addormentarmi, ho avuto una di queste "illuminazioni" e l'ho presa come un segno: dovevo tornare a scrivere qui. L'illuminazione è stata la seguente: frolla sottile, crema al latte senza uova al rosmarino, fette di mela sopra. Cosa ve ne pare? Mi profumava nella mente mentre mi addormentavo. Spero di farla presto.
Ma intanto parto da una cosa semplice; la mia creatività si è un po' atrofizzata a forza di riflettere :) Ma confido di tornare presto a fare esperimenti inusitati! :))



Per il momento, vi presento delle barrette-biscotto che mi sono piaciute un sacco; le definirei la quintessenza della merenda confortante e coccolosa. Lo so, sono brutte a vedersi; sembrano una pizza secca e bruciacchiata, di primo acchito. Nonostante questo... Dentro ci sono tutte le cose golose che potete immaginare (e che avevo in dispensa :P): fiocchi d'avena, marmellata di fragole, cioccolato fondente, uvetta, semini vari, cocco....... Ovviamente tutti questi ingredienti possono variare a vostro gusto!
In realtà, la ricetta è di una banalità tale che quasi mi vergogno a scriverla... Prendetela come "stampo" per fare biscotti con dentro ciò che volete!
Bene, si va con gli ingredienti (oh mamma, che emozione, dopo tutto questo tempo!!)!


BISCOTTO DITUTTUNPO'

125 g burro fuso
60 g zucchero di canna
1 cucchiaio zucchero semolato
145 g farina
100 g muesli all'uvetta e frutti secchi (oppure 50 g di fiocchi d'avena, un po' di semini vari a piacere, uvetta, banana e mango secco)
pochi cucchiai di marmellata (io di fragole) (comunque da me era uno strato sottilissimo, se ne può mettere di più, a piacere!)
ciocolato fondente (avrò usato 1/3 di tavoletta, comunque è tutto a occhio!)
un po' di cocco essiccato



Forno caldo statico a 180°.
Sciogliere il burro al microonde.
Sminuzzare a pezzetti il cioccolato.
Mescolarlo con un cucchiaio di legno in un ciotola con il muesli, la farina e gli zuccheri.
Foderare di carta forno una teglia quadrata di 20x20cm, o comunque una rotonda piccola.
Stendervi con le mani la pasta e cercare di livellarla. Spalmare con un cucchiaio la marmellata su tutta la superficie, lasciando solo un po' di bordo tutt'attorno.
Completare con una spolverata di cocco disidratato, se si vuole.
Infornare per una ventina di minuti - a me c'è voluta circa una mezz'ora, tenete d'occhio il forno. Il biscotto deve essere dorato.
Quando si sforna, lasciar raffreddarre, tagliare a spicchi e gustare tiepido o, meglio, freddo. Più facile di così!

domenica 24 ottobre 2010

Cupcakes con caramello, mela e nocciola caramellata (Paduan-roman way)






Come ho accennato nello scorso post, una settimana fa Elis è stata qui... E, be'... abbiamo cucinato questi cosini qui (più altri mille dolci!), assieme.
Cioè. Non solo. Abbiamo avuto 4 giorni intensissimi, durante i quali però non è stata scattata che UNA singola fotografia, ci credereste??! Entrambe munite di reflex e impazienti di usarle, alla fine non abbiamo mai avuto la forza di portarcele dietro (bisogna dire che Eli aveva uno zainoportareflex di ragguardevoli dimensioni e ancor più importante scomodità!! ;)) nelle nostre scorribande, preferendo imprimerci tutto nella memoria.
Cioè, io la mia città non avevo bisogno di imprimermela nella mente, dato che appena posso tra una lezione e l'altra vado a fare una scappata per le piazze, anche solo per mezz'ora, per respirarla appieno. Padova è una città di una bellezza dolce, non saprei come altro dire; è piena di deliziosi angoli medievali, di scorci che definirei romantici, di casette antiche tutte colorate, di piazzette adorabili. E poi c'è lui, il Prato della Valle, la piazza più grande d'Italia e indiscutibilmente uno dei luoghi più suggestivi della città. (Come avrete capito sono un'amante delle città, il che vale ovviamente non solo per la mia città ma per tutti i viaggi che mi capita di fare. Amo viverle e visitarle bene, con occhi sempre pieni di curiosità e stupore, e rimanere incantata dai viottoli, dalle chiesette, dai negozietti nascosti, dalle persone che si incontrano lungo il cammino...)
Io e i miei amici ci siamo messi d'impegno nel cercare di portare Elisa nei luoghi più tipici della città, che poi insomma non è mica grande quindi non è stato chissà che sforzo ;)
Quindi si è passeggiato, si è chiacchierato, si è uscite con gli amici in centro, si è uscite con gli amici in campagna "da noantri", si è cucinato assieme e il tempo è volato.
Avevo già conosciuto Eli a marzo all'incontro dei foodbloggers a Roma, ma averla a casa mia per metà settimana è stato ben diverso. E conoscere a fondo, dal vivo, la persona che sta dietro il blog... è semplicemente troppo bello. Soprattutto quando si scoprono passioni e pensieri comuni che vanno al di là della cucina, o quando si chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa per ore.
E' stato veramente arricchente. Sono felicissima di averti fatto conoscere la mia vita vista "dall'altro lato", Eli. Ho guadagnato un'amica e sono finalmente riuscita a preparare i cupcakes al caramello! ;)
Già, veniamo a LORO. Una bella mattina di sabato, svegliateci come al solito con mooolta calma e fatta la colazione, siamo passate alla progettazione del nostro primo dolcetto assieme. Chiamati a raccolta Marc, Donna, Ilona e tutti gli altri, abbiamo elaborato la nostra strategia tutti assieme. Prima l'idea visiva, con un mio penoso disegnino; poi la discussione a partire da quello sull'abbinamento di gusti, di consistenze, di colori; infine la consultazione dei Maestri e l'elaborazione nostra personalissssima di dolcetti a metà tra quatre-quarts e tortine agli albumi, con la consistenza della pasta quasi come di un muffin.
Si capisce che è stato divertentissimo?
Da non dimenticare l'apporto in tutto ciò della mia amica Elena, che, venuta da noi per fare le sue tavole di architettura, si è ritrovata a sfogliare i miei libri di pasticceria, annuendo compostamente e scrivendomi in mille foglietti tutte le cose che le devo preparare e portare a Ferrara, dove frequenta l'università. Haha non ti arrabbiare Ele, ora lo dico: ci ha aiutate un sacco, pulendo e tagliando la mela e soprattutto, a cupcakes finiti, facendo le decorazioni più carine del mondo. Eh sì, quei deliziosi riccioli sono frutto della manina artistica della Ele, che con il coltellino a spatola ha modellato il frosting e poi disposto artisticamente le nocciole caramellate in diverse fogge. Brava! ;)
Ma il bello deve ancora venire: il giorno dopo aver preparato i cupcakes è venuto il momento della foto. Be', è stato un po' drammatico, dato che pioveva, e che il soggiorno in frigorifero di una notte aveva fatto sciogliere tutto il caramello delle decorazioni (maledetta umidità!!!!), ma direi che ce la siamo cavata comunque bene, soprattutto perché ci siamo scambiate i nostri personali consigli per la fotografia di food. Be', certo, siamo entrambe delle "neofite" ma ...ci divertiamo in ciò che facciamo!!
Ah, la deliziosa alzatina a due piani di un ancor più adorabile color lilla???? Regalo di Elis, ovviamente... Mi ha davvero letto nel pensiero, la desideravo da tantissimo ed eccola qui, bellissima!!
Insomma, io non vedo l'ora di leggere le impressioni di Eli sulla sua piccola vacanza e di vedere le sue foto... E, last but not least, ovviamente non vedo l'ora di approfittare dell'ospitalità della mia amica e andare a Roma per qualche giorno, città meravigliosa che ho davvero voglia di conoscere meglio! Appena possibile sarò da te.
Ecco, e infine, Eli, ancora grazie per queste bellissime giornate. Prendi uno dei nostri cupcakes qua sotto come mio personale omaggio ;))


CUPCAKES

180 g farina
2 tuorli e 1 albume
2 albumi (da montare)
2 cucchiaini e mezzo di lievito
100 g salsa caramello
40 g panna (o latte)
1 mela a pezzetti
1 pizzico di sale
130 g burro
130 g zucchero
Sbattere a mano il burro e le 2 uova con l'albume e con quasi tutto lo zucchero. Sciogliere la salsa caramello nella panna (o latte). Setacciare farina, sale e lievito. Tagliare a pezzetti piccoli la mela e metterla nel succo di limone per non farla ossidare. Aggiungere 1/3 di ingredienti secchi, 1/2 panna+salsa caramello, 1/3 secchi, 1/2 liquidi e l'ultimo terzo dei secchi. Aggiungere i pezzetti di mela. Montare i due albumi con il resto dello zucchero e unirli. Distribuire in ca. 18 pirottini e infornare in forno caldo a 180° per circa 20 minuti.



- 200 g zucchero - 2 cucchiai d'acqua - 20 cl de panna - 20 g burro
vaniglia
Fare caramello con zucchero e acqua. Far bollire la panna con la vaniglia. Togliere il caramello dal fuoco e scioglierci il burro, poi versarci la panna. Mescolare, rimettere sul fuoco e mescolare finché la salsa non diventa ben densa.
Usare 100 g di questa salsa per i dolcetti sopra, e 200 g per


IL FROSTING

365 g philadelphia
200 g salsa caramello
75 g burro
35 g zucchero a velo
In un mixer elettrico mescolare formaggio e zucchero. Aggiungere il burro morbido. Poi la salsa caramello. Montare per un paio di minuti e poi spalmare con un cucchiaio su ogni cupcake. Terminare con delle nocciole caramellate (croccante di nocciole) poi fatte a pezzetti.

lunedì 18 ottobre 2010

Cupcakes Fuxia per la Campagna Nastrorosa


E' mai stato scritto un post più telegrafico di questo?
Lasciatemi dire, io non credo.

Passo giusto il tempo di unirmi alla voce donnesca della Campagna Nastrorosa 2010 con questi fuxissimi cupcakes alla lavanda. Ci tenevo molto, così ho ritagliato un attimino dallo studio di stasera.
La ricetta non riesco proprio a trascriverla oggi: lo farò appena possibile perché sono De-Li-Zio-Si.

Solo un'altra cosa: ho appena passato 3 giorni e 3/4 veramente bellissimi con una carinissima foodblogger e presto ne farò un resoconto dettagliato! Ma chi è, ma chi non è, ma chi sarà!?!!
E' lei, la dolcissima Elis! Abbiamo passeggiato per Padova, abbiamo cucinato (troppi!? ;P) dolci, abbiamo chiacchierato, abbiamo visto film... Veramente una mezza settimana piacevolissima: grazie, Elis! Appena possibile verrò a trovarti a Roma; sono golosa di nuove strade, nuovi cibi, nuove conoscenze :)

Amici, vi lascio, purtroppo; ma presto sarò di ritorno, probabilmente questo weekend. Buona settimana a tutti, e date un'occhiata al sito di Nastrorosa, mi raccomando!

giovedì 16 settembre 2010

Prova prova: Focaccia dolce con matcha e frutti di bosco






Si avvicina il World Bread Day e anch'io faccio le prove.
In questa focaccia ho messo un po' d'estate [i frutti di bosco], qualche grammo d'inverno [la coccolosità tipica della focaccia], italianità quanto basta [ribadisco, è una focaccia! :)], un pizzico d'oriente [il matcha], per finire con quel che di dolce e raffinato che gli dà lo zucchero caramellato in superficie, nonostante l'aspetto rustico di questo pane.

La ricetta è di Sandra, l'ho liberamente modificata per renderla dolce e, be', matchosa.

Mi sa che è la prima volta che la mia PIMMY 2^1/2 entra in scena su Rosmarina, eh?!! E' la mia cara e vispa bimba di circa 6 mesi e la amo tanto. A dir la verità è più papà che le sta dietro, sfornando pane delizioso ogni due giorni. Io, lo devo ammettere, sono ancora troppo irresponsabile e frivola per diventare mamma a tempo pieno ;P Ma ogni tanto la uso anch'io questa brava pastina. Come vedete le ho anche dato un nome: da Pasta Madre ho preso le iniziali e le ho fuse in Pimmy. L'appellativo 2^1/2 è dovuto a, ehm, vari tentativi falliti di pasta madre, fino a che non è arrivata LEI, la seconda e mezzo.

Vi lascio con la ricetta e un bacione: ora devo proprio reimmergermi nello studio (ah, a proposito... Quell'esame su cui volevo stendere un velo pietoso nell'ultimo post, ecco, non era così tanto da stenderci un velo pietoso, alla fine ;))))


Focaccia dolce al matcha e frutti di bosco

150 g farina 0
150 g farina 00
2 cucchiai matcha
100 g zucchero (la prossima volta farei 150)
150 g pasta madre
180 g acqua
sale
2 dita di bicchiere di olio di semi
frutti di bosco (ca. 100 g)
zucchero semolato q.b.

Scaldare l'acqua nel microonde finché diventa tiepida, scioglierci la pasta madre (e rinfrescare quella che resta). Aggiungere la farina setacciata assieme al matcha, lo zucchero e poi il sale, quando la pasta madre è sciolta. Aggiungere l'olio.
Impastare finché la pasta non è ben morbida ma non troppo umida.
Ungere con dell'olio un recipiente, metterci l'impasto, coprirlo con un canovaccio umido e una coperta e far lievitare circa 5-6 ore, o comunque fino al raddoppio.
Foderare con carta forno una teglia non troppo grande e stenderci l'impasto. Coprire sempre col canovaccio umido e la coperta e far lievitare altre 3 ore.
Porre sul fondo del forno un pentolino resistente al calore e scaldare il forno statico a 200°.
Versare i frutti di bosco sopra all'impasto della focaccia, premendo leggermente per farli infossare. Spolverare la superficie della focaccia con due cucchiai circa di zucchero semolato.
Scaldare una tazza d'acqua nel microonde finché non è bollente.
Aprire la porta del forno, versare l'acqua bollente nel pentolino, infornare la focaccia e lasciar cuocere circa 20 minuti.
Eliminare il pentolino con l'acqua (facendo ovviamente attenzione a non scottarsi) e lasciar cuocere finché la superficie non è leggermente dorata.

venerdì 10 settembre 2010

L'autunno alle porte: fichi al miele


Alla fine credo che l'autunno sia la mia stagione preferita.
Ci ho riflettuto in questi giorni, e, sì, direi che per molti versi questo periodo dell'anno non ha rivali.
Settembre e ottobre sono mesi tenui, tiepidi, generosi.
L'aria è tersa e mite, c'è quella sensazione di attesa per un inverno ricco di avvenimenti, avvinta irrimediabilmente, seppur anacronisticamente, alla nostalgia, quasi alla saudade verso un'estate che dolcemente sta morendo.
Ecco, dolcezza: la dolcezza impregna l'aria, dà anima a quel venticello gentile che spesso soffia e rinfresca l'aria, di dolcezza è intrisa la terra che regala frutti meravigliosi, commoventi, pieni di gusto e di profumo.
Tutto sembra più lento e meditabondo, si fanno i conti con quello che si è fatto (o NON si è fatto, come nel mio caso :P) negli sgargianti e scanzonati mesi estivi; precisamente, ci si raccoglie, si fanno programmi per ciò che verrà, il che spazia da fare uno schema di studio intensissimo fino a fine settembre a girare per i mercatini di Piazza delle erbe a comprare calzettoni di lana naturale non trattata per l'inverno.
Ah, le piazze del centro nelle mattine di settembre: esiste qualcosa di più semplice, di più naturale, di più perfetto? Decine di persone che chiacchierano a mezza voce e vanno dal Pedrocchi a Piazza delle erbe, che passano sotto alla galleria delle carni per arrivare a Piazza dei frutti e magari fermarsi a comprare marmellate biologiche Ai due catini d'oro, che arrivano a Piazza dei signori carichi di borsette piene di frutta coloratissima e si concedono una pausa sui gradini della Loggia della gran guardia.
Quelle mattine in cui alle 8 è freddissimo e alle 11 muori dal caldo, e per le piazze puoi trovare gente con maglioncini e giacchette (io!!!!) accanto ad altri in canottiera.
Quelle mattine in cui dopo un'esame (sui cui stendiamo un velo pietoso, grazie), vai a rilassarti con una passeggiata in centro per far sbollire il mal di testa lancinante tipico del post-prova, e ti ritrovi quasi commossa, ad occhi spalancati, ad ammirare un cestino di porcini grossi quanto una mano e ancora sporchi di terra e saturi del suo odore, che giacciono pasciuti e compiaciuti accanto ad una arancionissima raccolta di zucche vanesie, in una qualsiasi bancarella di Piazza dei frutti.
Quelle mattine in cui ti rendi conto che l'autunno ci riempie di doni meravigliosi, come appunto zucche, porcini, finferli, fichi neri, uva pizzutella, le ultime dolcissime pesche, qualche mirtillo recidivo seppur sempre più ammaccato.
Questa è poesia. Se vi sentite giù di corda, una passeggiata nel centro di Padova alle 10 di una mattina di settembre vi farà tornare il sorriso. Un sorriso mite e quasi nascosto, come è la bellezza di questa stagione.

Insomma, tutti questi frutti della terra bisogna inaugurarli, e poi ci sono gli ultimi fichi bianchi primaticci che mio papà raccoglie ogni anno da un albero qua in campagna dalle nostre parti.
Se volete celebrare l'inizio di questa stagione meravigliosa,

incidete a croce due fichi, mettete in ogni spicchio un po' di caprino fresco, versate a filo miele a vostro gusto, spezzettate qualche mandorla e unitela al tutto, sistemando i fichi in una terrina. Accendete il grill del forno a 220 gradi e fate dorare per dieci minuti, un quarto d'ora.

*EDIT* Ho pensato che questi "dolcetti" semplicissimi possono fare la loro figura anche come antipasto, perché no. Il connubio di miele e formaggio non è la ricetta della felicità per un perfetto finger food? :) Mettere un solo fico in una tazzina da caffè carina (tipo quella in questa foto dove ho messo il miele! Carina eh??!), preparandone una decina e infilando una forchettina di legno in ogni tazzina.

venerdì 3 settembre 2010

Crostatine estive: di che gusto siete?






Ricordatevi bene questo link. Imparatelo a memoria.
Perché ho idea che questo gelato lo rifarete mille volte, finché una parvenza di estate permane.

Leggerlo su Labna, sfrecciare a comprare gli ingredienti (era tra l'altro la prima volta che assaggiavo gli Oreo!) e produrre il gelato ha occupato non più di un'ora totale.

A colpirmi erano state le parole di Jasmine: "Io vorrei che foste tutti qui per assaggiarlo, il gelato agli Oreo, amici lettori. Praticamente sono commossa per quanto è buono, non so come spiegare!! [...] Adesso che sapete come fare il gelato agli Oreo… fatelo. Veramente. Vi cambierà la giornata, lo giuro. Io ne ho appena mangiata la milionesima cucchiaiata e… niente, sono sopraffatta dalla felicità, non so che altro dire!!".

Di Jasmine di certo non si può dire che sia una ragazza che parla a vanvera - ero sicura che le sue parole fossero pensate e assolutamente aderenti alla realtà.
E poi, c'è da dire, delle ricette sue e di Manuel mi fido ormai ad occhi chiusi! Devo dire che sto sviluppando una monomania preoccupante per il loro blog: faccio e rifaccio le loro ricette da vari mesi ormai, e ogni volta che ne esce una nuova la trovo sempre così originale e ben presentata che non vedo l'ora di provarla.
Non ho mai reso noto il mio assoluto entusiasmo per questi due talentuosi giovini (che ho avuto il piacere di conoscere dal vivo - simpaticissimi! - all'incontro foodblogger a Roma il marzo scorsosul mio blog perché solitamente mi limito ad applicare scrupolosamente i loro dettami e a riprodurre le ricette così come vengono presentate. E non troverei stimolante ripostare una ricetta identica alla loro (cerco di farlo il meno possibile; come vedete, cerco sempre di mettere del mio in ciò che posto).

Ma stavolta era diverso: mi vedevo in mente una crostatina quadrata al cacao (non ho gli stampi quadrati accidenti!, quindi questo aspetto è stato purtroppo accantonato) con le ganaches bianca e nera dentro - ovvero, base di biscotto + crema bianca a simulare gli Oreo. Crema fondente tanto per arricchire un po' :D

E quindi eccole. Me ne sono venute due. Ma di pasta di base ne avevo chili, così ho fatto quintali di biscotti e altre 3 crostatine combinando ciò che avevo a casa. Sono venuti fuori dei piccoli, deliziosi inni all'estate che se ne sta andando.

Variante #1: Velo di lemon curd; ganache fondente; lamponi freschi DEL MIO GIARDINO :DDDDDD

Variante #2: Crema di pistacchi del bar Turrisi a Castelmola; ganache fondente; pistacchi in granella

Variante #3: Lemon curd alla banana e zenzero, frutta fresca

Che gusto vi piace di più? Per riprendere il titolo del post: di che gusto siete? :P
O preferite, come me, prepararle tutte?
In ogni caso credo avanzerà della pasta. Quindi: biscotti, biscotti, biscotti :) Possibilmente piccolini, mi ispirano di più! A 150 gradi per circa 10-15 minuti.


Pasta frolla al cacao

250 g burro freddo
160 g zucchero a velo
2 uova+4 tuorli
450 g farina
100 g cacao
sale
1 bacca di vaniglia (i semini ottenuti aprendole a metà e raschiandole con il coltello)
150 g gocce di cioccolato

Mescolare il burro morbido con lo zucchero e le uova. Aggiungere gli ingredienti secchi, mescolare velocemente finché non si amalgamano con gli altri, avvolgere subito nella pellicola e refrigerare per mezz'ora. Stendere la pasta sottile, ritagliare dei cerchi e porre negli stampini imburrati e infarinati. Refrigerare di nuovo mezz'ora, poi cuocere coperti di carta forno e fagioli secchi a 180 gradi per 15 minuti; rimuovere carta forno e legumi e cuocere ancora per 15 minuti.



CROSTATINE OREO CON GELATO SEMPRE OREO :)

2 basi di frolla cotte
ganache al cioccolato bianco*
ganache al cioccolato fondente*

*Ganache al cioccolato bianco
60 g cioccolato bianco
poco latte
Sciogliere a bagnomaria il cioccolato, aggiungere un goccio di latte e mescolare sempre a bagnomaria.

*Ganache al cioccolato fondente
165 g cioccolato fondente
60 g burro
1 tuorlo
Sciogliere tutto a bagnomaria.

Versare un velo di ganache al cioccolato bianco, poi riempire tutto con ganache al cioccolato fondente.
Far freddare FUORI dal frigo un paio d'ore.
Mettere due palline di gelato sopra la crostatina e completare con un biscottino Oreo.



CROSTATINE LEMON CURD, GANACHE FONDENTE E LAMPONI
1 base di frolla cotta
1 velo di lemon curd
ganache fondente (descritta qua sopra)
lamponi

Spalmare un velo di lemon curd sul fondo della crostatina, versarci la ganache fondente e decorare con i lamponi.



CROSTATINE PISTACCHIO E FONDENTE
1 base frolla cotta
crema di pistacchio
ganache fondente
pistachci sbriciolati

Mettere un po' di crema di pistacchio; poi la ganache e variegare con una forchetta. Decorare con pistacchi sbrriciolati.



CROSTATINE LEMON CURD ALLA BANANA E ZENZERO CON FRUTTA FRESCA
1 base frolla cotta
lemon curd alla banana e zenzero*
frutta fresca

*Lemon curd alla banana e zenzero
100 g lemon curd
50 g banana
5 cucchiaini amido
12 g albume
zenzero fresco grattugiato
Frullare tutto, versare in un pentolino e scaldare a fuoco basso fino ad ebollizione e addensamento.

Versare la crema nella crostatina, decorare con la frutta fresca estiva che avete in casa.

lunedì 30 agosto 2010

Torna Rosmarina... Tiramisu cupcakes


Salve a tutti!

Be', non è facile da spiegare questa assenza che a molti che mi seguono sarà sembrato un abbandono totale del blog.
In realtà, al blog pensavo spesso, e mi mancava molto, ma non riuscivo a coinciliarlo con le molte altre cose. Prima gli esami, durati fino alla fine di luglio, che hanno risucchiato tutte le mie energie.
Finiti gli esami, il rilassamento è stato così totale che non avevo proprio la forza di dedicarmi a qualcosa che non fosse leggere, uscire con gli amici, cercare (senza successo........) un lavoro scorrazzando per il paese con il mio fido motorino (c'è da dire che l'infido "in un giorno di pioggia" mi ha fatta scivolare in una rotonda e il mio avambraccio ne porta ancora i segni!), preparare e mangiare gelati, andare in giro, fare foto (quasi mai di dolci)... insomma, spassarmela.

(Piccola parentesi: in mezzo a tutta questa gioia c'è un tasto dolente: pochi giorni fa ho scoperto che una mia foto è stata usata - senza il mio permesso - in questo sito. Anzi, controllate che non ce ne siano anche di vostre, amici foodbloggers. Ho scritto alla redazione chiedendogli di toglierla, ma non ho ricevuto risposte. Che vergogna; ancora una volta qualcuno, cercando di fare il furbo e soprattutto di fare poca fatica, si è appropriato di qualcosa che non gli apparteneva, senza avere la coerenza di chiedere a chi ha faticato dietro a quella foto. Rinnovo l'invito a unirci tutti alla lotta contro il plagio nei blog. Non perché abbia colpito me nello specifico, ma perché può capitare a tutti, ed è un atto veramente meschino.)

Ok, plagi a parte e tornando al discorso di prima, credo che questa lunga pausa mi sia servita; l'anno scorso è stato molto pesante per me, e l'ingresso all'università piuttosto traumatico. Immagino fosse per questo che, già da mesi prima dell'abbandono totale di maggio, non riuscissi a tenere un buon ritmo di pubblicazioni di post. Da settembre mi aspettano molte novità che non vedo l'ora di affrontare con nuovo entusiasmo, tra cui una valanga (vabbe', 3, ma insomma!) di esami all'università, un viaggio di 8 giorni a Londra con 3 amiche (ah, se avete indirizzi di appartamenti/ostelli a BUONISSIMO prezzo e affidabili, please lasciate il link nei commenti! Grazie!!), e infine il più eccitante, il trasferimento di Rosmarina con baracca e burattini a Padova QUASI centro.
Insomma: con la rinnovata routine che mi aspetta a brevissimo darò una ventata di dolci novità al blog.

Spero che continuerete a seguire questa discontinua Rosmarina, che però, vi assicuro, quando inforna, fotografa, assaggia, posta, lo fa con tutto l'entusiasmo e il cuore che riesce a metterci, e credo che questo lo si possa percepire :) Grazie a tutti quelli che leggeranno questo post, perché è per voi che scrivo (e faccio tutte le altre cose descritte dai verbi qua sopra).

Finito con le smancerie!

Questi sono i cupcakes che ho preparato per il mio ventesimo compleanno (NON PIU' UNA TEENAGER!), qualche settimana fa. La platea giudicante ne è stata piuttosto entusiasta; molti tra loro sono giunti a fare il tris (per fortuna ne avevo fatti una quarantina).
Non sarà un segreto per chi mi conosce la mia fascinazione per la bakery anglosassone; ecco perché ho tentato di trasportare il classicissimo, italianissimo e, se devo essere sincera, banalottissimo tiramisù in una versione più accattivante. Il risultato mi ha soddisfatta molto di più di quanto faccia di solito la buona vecchia fetta di tiramisù grondante tuorli.

Ho proceduto come segue.

1- Cupcake base al caffè con latte
2- Bagna al caffelatte con un goccio di rum
3- Ganache al cioccolato fondente e caffè
4- Topping al mascarpone con tartufo di cioccolato bianco e caffè
5- Decorazione con chicchi di caffè immersi nel cioccolato fondente (il mio pusher di fiducia mi ha passato sottobanco dei buonissimi freschissimi e croccantissimi chicchi di caffè. Se ne avete, provate ad utilizzarli anche per aromatizzare le vostre panne cotte o creme pasticcere!)

La mia ingrata platea, dopo essersi strafogata di cupcakes, con ancora gli sbaffi di mascarpone sulle labbra, ha insistito che i detti cupcakes fossero pesantissimi. Causa topping. Io continuo a dire: dovreste ringraziarmi per non cedere alla tentazione di fare una semplicissima crema al burro (ingredienti: burro, zucchero) all'americana!!!!!! Il bello è che a queste mie parola è addirittura venuta fuori una bizzarra discussione che verteva sul seguente tema: "E' più pesante e calorico il burro o il mascarpone?" (tra l'altro, il mascarpone in questa ricetta è anche tagliato con la ganache tartufata!) Ma voglio ddi'?? :P
Il mio topping al mascarpone e tartufo bianco non sarà l'inno alla leggerezza, ma è un buon compromesso per non passare all'estremo opposto di sciorinare un ciuffo di panna montata sulla capocchia di ogni dolcetto e morta lì. No, sono estremamente orgogliosa del mio topping. Anzi, provatelo, tutti alla festa ne hanno mangiato a cucchiaiate direttamente dalla ciotola degli avanzi.

Casomai, ciò che stonava ed era davvero eccessivamente burroso era il cupcake stesso, la base, la tortina. E' una ricetta di Cupcake Bakeshop, blog che adoro, pieno di idee straordinarie. Ma questa ricetta non mi ha molto soddisfatta.
La prossima volta userei la ricetta di Wendy, semplicemente fantastica, deliziosa, incredibile, commovente, gustosissima. L'ho già provata e vi assicuro che di questi cupcakes di Wendy ne mangerei una trentina!
L'unica cosa, ricordate che bisogna dimezzare la dose di caffè, e sostituirne metà con latte, perché il nostro caffè è immensamente più forte del loro e se usate la dose intera vi verrà fuori un dolce squisitissimo (adoro i dolci al caffè!) ma che con una sola briciola vi farà andare in fibrillazione per ore :P

Anche nella ricetta di Chockylit che ho usato per questi cupcakes e che ora vi trascrivo ho dimezzato il caffè. Vi riporto le dosi "rivedute e corrette".



TIRAMISU CUPCAKES


Cupcakes al caffè

(vi trascrivo le dosi x 2 per avere una maxi infornata - circa 36 cupcakes medi - come me)

(-tutti gli ingredienti devono, come sempre, essere a temperatura ambiente, mai freddi di frigo-)

400 g burro morbido (troppoooooooooooo!!)
760 g zucchero semolato (troppo anche questo!! Taglierei tranquillamente a 600)
8 uova a temperatura ambiente
770 g farina 00
3 cucchiaini lievito per dolci istantaneo
1/4 cucchiaino di sale
180 ml caffè espresso
290 ml latte
2 cucchiaini caffè solubile (anche 2 cucchiai secondo me)
2 tappi rum (mia aggiunta)
150 g gocce di cioccolato (mia aggiunta)

Accendere il forno a 175 gradi, statico.
Sbattere il burro con le fruste elettriche per 30 secondi.
Aggiungere lo zucchero e sbattere 3 minuti.
Aggiungere le uova una alla volta, battendo per 30 secondi dopo ogni aggiunta.
Mescolare in una grande ciotola farina, lievito, sale.
Misurare latte e caffè.
Aggiungere 1/4 degli ingredienti secchi al mix di zucchero, burro e uova e sbattere con le fruste elettriche finché non vengono assorbiti.
Aggiungere 1/3 degli ingredienti liquidi, poi di nuovo un quarto degli ingredienti secchi, e così via, terminando con gli ingredienti secchi.
Unire il caffè solubile e le gocce di cioccolato e dare un'ultima mescolata.

Usando un affare per fare le palline di gelato, mettere l'impasto negli stampini dei cupcakes (i miei bellissimi stampini li ho trovati a Parigi da Mora, dove ho passato un'intero pomeriggio in estati questo Natale) fino a riempirli per poco più di metà, quasi tre quarti dell'altezza.
Cuocere per 22-25 minuti finché uno stecchino infilato al centro di un cupcake non viene fuori pulito.

Mettere a freddare su una gratella da pasticceria. Una volta che sono ben freddi, tagliare le eventuali parti in eccesso (che fuoriescono dallo stampino) e metterle da parte per magnarsele in un secondo momento, magari pucciate nel latte della colazione.


Bagna caffelatte e rum

Preparare una caffettiera piccola, mescolare il caffè con il doppio del suo peso in latte, zuccherare a piacere, aggiungere un tappo di rum e scaldare sul fuoco finché bolle. Poi spennellare i cupcakes con la bagna (non troppo, solo un po' in superficie).



Ganache al caffè e cioccolato fondente

500 g cioccolato fondente tagliato a pezzetti
250 g panna liquida fresca
1 cucchiaio caffè solubile

Setacciare il caffè nella panna mescolando continuamente per non formare grumi.
Scaldare la panna in un pentolino (o al microonde) fin quasi al bollore, quindi versarla su una grande ciotola in cui avrete già posto il cioccolato a pezzetti. Mescolare finché il tutto non si amalgama e il cioccolato non è completamente sciolto.

Far freddare una mezz'ora. Quando non è più caldo, ma ancora non solidificato, versare la ganache sopra ogni cupcake fino a riempire gli stampini fino all'orlo (senza trasbordare!).


Topping mascarpone e caffè con tartufo di cioccolato bianco

[Le dosi sono eccessive, ma non saprei darvi quelle esatte. Con gli avanzi potete ingegnarvi a creare un altro dolce :) Io ad esempio ho fatto una base di biscotto di frolla croccante alle nocciole in uno stampo di circa 24 cm, l'ho spennellato di caffè; poi ho preparato una crema mou con circa 200 g di zucchero fatto caramellare e mescolato a 100 ml di panna bollente, rimettendo poi tutto sul fuoco a condensare; quando la crema si è freddata, l'ho stesa sul biscotto, poi ci ho spalmato sopra questa ganache, e infine ho coperto tutto con un sottile strato di cioccolato fondente. Ho tagliato il tutto a pezzettini minussssssssssssssssssscoli e ho regalato il dolce a un'amica :)) ]

1 kg di mascarpone
1 kg cioccolato bianco
400 ml panna liquida fresca
4 cucchiai ca. caffè solubile

Spezzettare il cioccolato bianco in una ciotola. Scaldare fin quasi al bollore la panna (in cui precedentemente avrete sciolto il caffè) sul fornello o al microonde. Versare la panna sul cioccolato bianco finché quest'ultimo si scioglie del tutto. Aspettare che il composto freddi e mescolare con il mascarpone. Vi conviene usare le fruste elettriche.

Il composto deve avere una buona consistenza: se è troppo solido aggiungere un filo di latte freddo, se troppo liquido aggiungere mascarpone. Il colore dev'essere quello in foto (se vi piace, ovvio; se per voi è troppo chiaro, aggiungere caffè solubile e mescolare a lungo con le fruste elettriche finché non si scioglie).
Quando la consistenza è quella di una buona crema al burro e il composto si può versare da una sac à poche senza che coli ovunque, riempire una sac à poche (con una bocchetta tonda e larga di 1 cm) e versarlo sui cupcakes.



Decorazione

caffè solubile
chicchi di caffè (il numero dei cupcakes)
cioccolato fondente (circa 50 g, o forse più)

Sciogliere il cioccolato fondente (su un pentolino a bagnomaria o su un piatto nel microonde, facendo attenzione in questo caso che non si bruci). Immergerci i chicchi uno a uno e farli freddare su un foglio di carta forno.

Usando un setaccio "spargizuccheroavelo", spargere un pizzico di caffè solubile su ogni cupcake; infine completare la decorazione con un chicco di caffè al cioccolato fondente su ciascun dolcetto.



Visto che domani c'è un altro compleanno, dedico questi cupcakes ad un'amica speciale, che non ho mai visto dal vivo ma che da oltre un anno mi è vicina. Ci capiamo sempre al volo, ridiamo (ognuna davanti al proprio schermo del computer :D), sperimentiamo ricette assieme nottetempo a distanza, ci confidiamo. Manca solo di vederci e abbracciarci, cara Manu... Sperando di poterlo fare quanto prima. Sìììì, è lei, la meravigliosa FIORDIVANILLA!!!!! Auguri, amica mia! Condivido con te i miei dolcetti. Prepara queste squisitezze e assaggiane una. Sono proprio speciali, come una certa foodblogger che ha visto due sue ricette pubblicate sul numero di questo mese della rivista "A tavola". Un bacione grande, e scusa l'anticipo con cui ti faccio questo augurio, ma non vedo l'ora di postare di nuovo!!!!! Di sicuro tu capisci, essendo foodblogger, e che foodblogger :) Evviva le amicizie che ho instaurato grazie a questo mio piccolo spazio!