domenica 17 gennaio 2010

Parigi ciak 1 - Pierre Hermé


Eccoci qui, pare.
Comincia la titanica impresa: illustrare, in poche, semplici mosse, la mia vacanza gastronomica a Parigi.


------> Ah - sono partita dalle dettagliatissime informazioni di Kja nella sua sezione su Parigi.
Cioè - ormai lo sapete che sono matta, non importa anche se lo dimostro definitivamente, no - mi sono fatta una specie di "libretto" con dentro i suoi post stampati e gli indirizzi, in uno di quei raccoglitori con le buste trasparenti.
Non vi dico i casini per trovare i posti. La sera prima cercavo le vie sullo stradario della guida, poi le sottolineavo sulla cartina, poi giustapponevo la cartina stradale a quella del metrò e guardavo che percorso mi sarebbe convenuto fare. La mattina dopo, puntualmente, lasciato mio fratello a ronfare in albergo, sbucavo tutta felice dal metrò, mi guardavo intorno e mi ritrovavo nel mezzo di un'enorme piazza circondata da strade larghe una ventina di metri piene di auto che sfrecciavano. Disorientata che manco un cerbiatto illuminato dai fari di un tir che lo sta per prendere sotto.

Allora cominciava l'inevitabile ritornello che presto mi sarebbe venuto a noia: avvicinarsi a qualcuno, chiedere: "Pardon, Madame/Monsieur, où est rue Saint-Paul?", guardare il mio interlocutore andarsene senza avermi degnato di uno sguardo (un buon terzo delle volte), gridargli dietro qualcosa di poco lusinghiero in perfetto veneto, attirare in cotal modo rapide occhiate di leggero fastidio da parte dei passanti, borbottare tra me, avvicinarmi ad uno spazzino e sentirmi dare tutte le informazioni necessarie in un batter d'occhio, con immensa gentilezza, a volte anche scortandomi fino al numero civico da me indicato.
Insomma, tanto per non perdere tempo, se vi trovate a Parigi e dovete raggiungere una via che sembra esistere solo sulla vostra cartina, chiedete agli spazzini. Mai incontrato uno di loro che non fosse più che cortese.

Invece, ne avrei A PACCHI da raccontare a proposito di parigini che mi parlavano manco avessi sei anni o come se non avessi abbondantemente dimostrato di capire il francese, non risparmiandosi battute e sfottò a mio riguardo con amici e concittadini in genere che si trovavano a passare.
Sarei però ingiusta a fare di tutta l'erba un fascio, come si dice.
Diciamo che la percentuale di gente assolutamente maleducata mi ha colpita, ma non rappresenta più di un 30%. E ho trovato delle persone assolutamente squisite, davvero - molto più squisite di quelle che potrei trovare in una qualunque via di una fredda e nordica Padova.
Quindi, come sempre, non si danno giudizi, si prende il buono dell'esperienza, si ricordano le persone gentili e orsù, ci si compiace di non aver avuto problemi a mandare a quel paese chi gentile non è stato.

Un'altra raccomandazione (?): in Francia i negozi stanno aperti all'ora di pranzo; in compenso, chiudono alle 18. E alcuni aprono alle 10. Così. Tanto per non imbrigliare la creatività. <------


Comunque, come dicevo prima, sono partita da queste benedette indicazioni di Kja. Ma poi, girando girando, ho scoperto tantisssssimi altri posticini, che non mancherò di elencarvi nei prossimi posts :)
Cccccominciamo!


PIERRE HERME'

Sarà pur d'obbligo cominciare da lui, no?
Allora. Sono andata nella boutique di rue Bonaparte - uno degli ultimi giorni invece passavo per caso per rue Vaugirard, e, be', davanti alla boutique di Hermé mi son resa conto che non sono leggende quelle che si raccontano a proposito di lunghissime file davanti ai suoi negozi, all'ora di punta. C'è poi un suo spazio al piano interrato - quello delle scarpe e degli stivali - delle Galeries Lafayette, alquanto ben fornito.
Ma, dicevo, io sono andata a rue Bonaparte.
E sono anche arrivata mezz'ora prima dell'orario di apertura, da furbozza qual sono, per evitare la fila.
Be', non c'era fila.
Quindi, alle nove meno tre minuti, quando la porta è stata socchiusa, io e le tre persone vicino a me ci siamo fiondati nel negozietto, avidi.

Be'.
Che dire.
Come dirlo.
Un bonario omone con una barba vagamente accennata ci ha detto gentilmente: "S'il vous plait, Mesdames et Monsieur, nous ouvrons à neuf heures. Deux minutes, s'il vous plait."
Abbacinata, ho pensato stupidamente alla macchina fotografica che mi giaceva inerte in mano, manco una turista giapponese, maledicendomi per non aver flashato fulmineamente la scena. Poi, razionalmente, mi sono detta che probabilmente in tal caso mi avrebbero radiata a vita dall'albo dei clienti della boutique - a farla pulita.
Sì, insomma, era lui ad averci detto di aspettare ancora due minuti fuori dal negozio, e con lui intendo... Pierre Hermé.
E devo dire che mi è piaciuto il fatto che fosse lì, nel retrobottega, alle nove meno tre minuti del mattino. Fa molto "uomo innamorato del proprio lavoro", fa molto "anche se sono considerato praticamente una star, continuo ad essere un onesto pasticcere".

Quando siamo rientrati (dopo i famosi due minuti), Hermé era sparito come uno sbuffo di fumo, lasciandoci il dubbio della sua fattiva presenza nella bottega - allucinazione collettiva? Ectoplasma? Gemello monozigote?
Comunque, sfoderata macchinetta fotografica e sorriso, ho subito chiesto ai giovini dietro al bancone se fosse possibile fare delle foto. "Seulement deux, Madame, merci." Grrrrrrr. A parte che per tutta la vacanza non ho capito sta cosa che tutti mi chiamavano "Madame". Essignore, è ben seccante, per una di diciannove anni!!!


Comunque, fatte le due foto, mi sono concentrata sul malloppo da acquistare. Per un errore grossolano, mi faccio dare il doppio dei macarons che volevo, accorgendomene fuori dal negozio (ovviamente non sono andati sprecati ;) ). Poi, non può mancare il mitico ISPAHAN.
Raggiunta la piazzetta lì davanti, mi sono piazzata sulla panchina e sono proceduta all'assaggio.
Be', ragazzi, che dire.
Non nutrivo grandi aspettative nei confronti dei celeberrimi macaron. Ok, due biscottini ripieni di crema. Uao. Ero lì più che altro in tappa obbligata - una foodblogger a Parigi che nno va da Pierre Hermé, e che storia è??

E invece... Mamma mia. Gli accostamenti erano deliziosi, la consistenza del guscio croccante con il cuore scioglievolissimo, il formato dei dolcetti piccolino e cicciotto da far simpatia, strabordante ganache.
Come letto tante volte, ho evitato i gusti cioccolatosi, puntando su quelli fruttati, e be', wow. Moltomolto equilibrati. Su quella panchina devo aver fatto delle facce divertentissime mentre mi gustavo i miei macarons.

Ne ho assaggiati molti tipi - non da sola eh! Anche mio fratello si è macchiato del misfatto :P - e quindi ecco la mia classifica di buonissimi: Rose, Agapé (limone e pain d'épices), Envie (violetta e mirtillo), Infiniment Vanille, Marron & Thé Vert Matcha. Invece, quello che mi ha deluso è stato il celebre Infinement Caramel, caramello al burro salato. Chevvedevodi', niente, io le creme al burro non le reggo. Troppo stucchevoli. E se nel macaron alla rosa la crema era anch'essa a base di burro, l'aroma delicato la rendeva deliziosa. Ma con il caramello, naaah, personalmente era troppo.

...E infine LUI. C'è sempre un Lui - sapete che intendo? Intendo quello che, quando lo assaggi, ti inebria in quel certo modo, ti rende cieco e sordo per un attimo, ti lascia solo di fronte al Sapore, quello emozionale, che non ti spieghi ma che ti inchioda lì, a gus-ta-re. Credo sia ciò che ogni pasticcere debba cercare nelle sue creazioni. Sarei estremamente appagata se, nell'assaggiare un mio dolce, qualcuno dal suo sguardo lasciasse trapelare che ha avuto su di lui quell'effetto. Cioè, da quando ho avuto questa pensata cerco sempre di raggiungere quest'obiettivo, ma ovviamente non ce la faccio - ciò che sforno magari è buono, a volte delizioso, ma per avere LUI, be', ci vuole ben altro.


Insomma, uno dei miei LUI è il macaron Truffe Blanche & Noisette.
La cosa buffa è che per tutta la settimana non sapevo che fosse al tartufo. Nel sacchettino erano tutti mescolati e non riuscivo a distinguerli se non per il colore.
Poi un giorno sono andata nello spazio di Hermé a Lafayette a prendere altri macarons - ho mangiato di nuovo LUI, ho avuto di nuovo l'attimo di smarrimento e poi ho avuto l'illuminazione, sfogliando il libretto mignon sui gusti del mese che mi avevano dato. Essì: tartufo toscano e nocciole piemontesi! C'è altro da aggiungere? :)

Che dire, se è diventato il guru della pasticceria d'avanguardia francese un motivo c'è e se ne accorge anche una "pivellina" come la sottoscritta ;)
Ritengo che, assaggiando voluttuosamente i suoi macarons grassottelli, ci sia un'elevata probabilità che tra essi si nasconda anche il vostro Lui. E, be', anche solo per questo vale una visita, no?

Indirizzi

72 rue Bonaparte, Paris, 6

185 rue de Vaugirard, Paris, 15

Galeries Lafayette (piano interrato), 40 boulevard Haussmann, Paris, 9

Publicisdrugstore, 133 avenue des Champs-Elysées, Paris, 8

58 avenue Paul Doumer, Paris, 16



Ahahahahah...! In questo post volevo mettere TUTTE le pasticcerie visitate, ma che dite, vi risparmio? :D
Continuerò presto, non vi illudete ;) Bwahahah!

mercoledì 13 gennaio 2010

Non ancora Parigi..... Mentre aspettiamo, vi va una macedonia?

Sono-a-dieta.

Sì sì, lo ripeto anche: SONO-A-DIETA.
Da tre gloriosi giorni in cui sono tornata ai rassicuranti 50gdipaneacolazione, 80gdipastaapranzo, 100gdipaneacena.

Rassicuranti, sì. Perché è bello, è rassicurante sapere che è quello che ti aspetta. Che non ti è permesso svicolare - pena la vergogna e l'autopunizione il giorno dopo privandosi del cucchiaino (1, sì, e raso) di miele a colazione (almeno, per me è così... Sono stata una bambina molto attaccata al senso del dovere, che ora mi è rimasto appiccicato in tutti gli aspetti della mia vita con l'importante eccezione di studio, pulizia e ordine della casa, sbuffare a mia mamma quando mi dice di studiare e di pulire/mettere in ordine la casa, studio, studio e ancora studio). Cioè, io mi sento in colpa anche se non richiudo il tappo dello shampoo, figuriamoci se mi concedessi un cucchiaino extra di zucchero a colazione durante una dieta. Dovrei correre da Sant'Antonio ad accendere un cero per lavare l'onta. (Si fa per dire.)
Per tutti questi motivi la dieta sembra essere stata fatta apposta per me, con tutti quegli arcigni diktat che leggo avidamente e seguo con scrupolo, sentendomi come uno studente modello che compiace sempre la maestra con le sue dimostrazioni un po' odiose di zelo.

Eh sì, il fatto è che dopo mesi di soffici meringhe, di oceani di cioccolato, di soave odore di pasta frolla e di monossessionedaburro, a una persona come me non serve altro che un'affabile dottoressa che, vedendomi entrare nel suo studio in cerca di un banale certificato medico, non saluta nemmeno ed esclama: "Dio mio, Marina, quanto sei ingrassata!", rovistando immediatamente in un cassetto e porgendo poi il foglio della dieta, con due occhi colmi di disapprovazione.
A onor del vero, questa simpatica scenetta è successa un anno e quasi mezzo fa, e al tempo mi sono sentita offesa. Quel giorno riportai il fatto a svariate persone in tono indignato, concludendo sempre il racconto con uno stupefatto: "Ma ti rendi conto??". Guardando però il viso del mio interlocutore di turno, di volta in volta mi accorgevo che se ne rendeva benissimo conto, altroché.
Inghiottito il mio orgoglio, è cominciata la prima dieta seria della mia vita, che mi ha dato davvero soddisfazioni... Anche grazie alla mia (breve ma intensa) frequentazione della palestra (non sono mai stata una sportiva come Tartina :P), in 3 mesi ho recuperato il peso forma (che bruttissima espressione!! Sembra una formula pubblicitaria) ed ero diventata una discreta belloccia, essì.

Il problema è stato il Natale a casa di mio zio, in Germania.
Si dà il caso che mia zia, biondissima tedesca, sia bravissima ai fornelli, soprattutto per quanto riguarda stufati, spezzatini, patate in tutte le salse che mente umana possa immaginare.
Quello è stato l'inizio della fine, più che altro perché mi ero convinta ormai di essere "arrivata" e di potermi sbilanciare un po'.
La situazione è rimasta instabile fino all'estate, con l'apertura del blog e il conseguente costante ingurgitamento di sostanze zuccherine.
Poi è arrivato l'Interrail in Spagna e la sua assenza totale di cibo. Come già detto, mangiavamo qualche biscotto integrale (quelli da 80 centesimi al pacco di 100 biscotti, bleaaah vi assicuro, vale la pena spendere un po' di più!!), striminzite prugne secche, un panino quando capitava. E camminavamo qualcosa tipo 20 km al giorno (non so come, ma un giorno, mezze morte di fame ma ormai sportivissime, siamo arrivate alla periferia di Madrid a piedi).
Ovviamente, quando sono tornata mi sono accorta di aver perso credo 5-6 kg in 12 giorni.
Ovviamente, mettere piede dentro casa e riprenderli è stato un tutt'uno.

E insomma diamo una svolta a questo tormentato rapporto che ho col cibo. Svoltiamo questa pagina e diamo inizio all'èra in cui starò sempre attenta a cosa mangerò, anche a dieta finita (stomaco, reni, fegato e organi interni tutti ringraziano).

Amo il cibo, e mettermi a dieta non vuol dire privarmene. O sgranocchiare tristemente una carota cruda (a parte che io adoro le carote crude, mentre odio quelle cotte - se non ridotte in purea. Fissazioni infantili difficili da estirpare).
Anzi, la dieta accende la mia fantasia. Mi dà dei paletti fissi all'interno dei quali è però possibile (e anzi, è assolutamente consigliabile) sbizzarrirsi.
In realtà ho sempre trovato molto, molto stimolante dover rispettare dei paletti. In qualunque campo.

A scuola, quando c'era da scrivere un tema, odiavo i titoli tipo: "L'amicizia". Ma l'amicizia che?!? Cosa puoi replicare, se uno ti dice "Amicizia"? "Bella, mi è sempre piaciuta."
Se invece ti dicono, chessò, "Sei un poeta romantico ottocentesco e decidi di scrivere una lettera al papa riguardo la presenza della religione nell'arte", allora sì che questo ti permette di scrivere un fantastico tema.

E' così che vedo anche l'alimentazione. Se non ci si dà dei limiti, delle misure tangibili da rispettare, se non ci si educa, come coi bambini, si mangerà male. E' così che si fa coi figli, si danno regole fisse. "Prima tutti i compiti, poi sistemi la camera e alla fine ci guardiamo il Re Leone". "20 g di cereali, 250 g di yogurt magro, 10 g di miele."
Ma se invece del miele... Ci mettessi dello sciroppo alla rosa? E di frutta ne posso mangiare quanta ne voglio... Se allo yogurt ci aggiungessi dei tocchetti di mela e dei lamponi? Le spezie non hanno calorie. Potrei grattuggiare un po' di quella fève Tonka che ho comprato a Parigi...
Et voilà. Un delizioso frappè yogurt, frutta e rosa.

Questo è solo un esempio - vogliamo parlare di una stupenda pastasciutta ai broccoli e alla fève Tonka? (Sì, questa fève Tonka è miracolosa!...) O del primo di oggi - penne con pomodoro, peperone e vaniglia? O il classico ma sempre stupendo pollo al limone... Nessuno è triste e sconsolato mangiando un pollo al limone! E scusate... Le seppie in umido??
Senza contare che la dieta fa assaporare davvero il gusto dei cibi, dovendo diminuire anche il sale (parlano sempre di questo sale cellulitico, anche se dall'infanzia mi chiedo come faccia un alimento così discreto e quasi invisibile a formare i cuscinetti!). Finalmente ho mangiato di nuovo un finocchio senza intingerlo nel pinzimonio di olio, limone, sale, origano e peperoncino in cui lo annego di solito.
Make it simple.
Less is more.
L'inglese sembra nato per questo tipo di aforismi applicabili ad una dieta. Una di quelle cose da replicare agli amici quando si è in birreria, tutti ordinano patatine fritte e ketchup e tu chiedi cortesemente delle verdure grigliate. "Ah, ma che storie fai, dai prendi una patatina, ma che ci trovi nelle verdure grigliate?" "Caro Marco, less is more." "..."
E una mela non mi è mai sembrata così buona come in questi giorni. Mi sono ricordata di come un tempo vivevo di mele, di come a scuola ne portavo anche 3, a volte, divorandole con reale bramosia.
Insomma divertimento e sperimentazione sono le parole d'ordine nella mia cucina, d'ora in poi. Anche nel salato. Chissà che cucinando per me non sia costretta a imparare un po' come si fa una bistecca senza bruciarla, chessò.

Ah, ecco cosa mi dimenticavo. Questo è un blog di dolci e io non potrò mangiare dolci per i prossimi 6 mesi. E' un bel dilemma. Anche perché il mio entusiasmo dietetico ha coinvolto anche mia mamma e mio fratello (mio papà già da anni si astiene dal cibo non salutare), quindi di lasciar divorare a loro non se ne parla.
Elena e Martina, le mie migliori amiche e le mie migliori golose, sono a dieta insieme a me (una per tutte, tutte per una!).

Di certo non potrò fare uno o due dolci la settimana come prima.
D'altronde adoro "bakare", è un'attività che fa parte della mia vita e non posso privarmene. Mi fa stare bene, mi rilassa, mi fa sentire creativa. Insomma, mi serve.
Allora, sicuramente il volume di dolcezze in uscita dal mio forno diminuirà drasticamente, ma non si esaurirà.
E, be', immagino che i miei compagni di università saranno felici di essere i diretti destinatari degli esperimenti Rosmarineschi. ;)
Quindi no paura, posterò. Eccome se posterò! (Esami permettendo... :P)

Oddio, quanto ho scritto! Se ne è andato il pomeriggio. Ma sono contenta di averlo fatto.
Se siete arrivati fino a qui, GRAZIE.

E ora arriviamo alla macedonia.
Nella trascinante fantasia dietetica che mi pervade in questi giorni, non ho comunque potuto fare a meno di ricordare la consistenza e la fragranza sublime del celeberrimo Ispahan di Pierre hermé, che ho assaggiato a Parigi. Ricordiamo per i disattenti: crema al litchi, aroma di rosa e lamponi freschi interi.
Ieri, comprando la frutta con mio papà in un bel negozietto, noto gli esotici fruttini del litchi. Mai mangiato un litchi in vita mia (tranne che nella crema dell'Ispahan!). Ne compriamo un po' e a casa si procede all'assaggio.
Sono innamorata del litchi, amiche foodblogger. Della sua pelle ruvida che viene via con facilità, della sua polpa liscia, dalla consistenza del cachi, quasi, ma con un delicatissimo odore di rosa (eh, Hermé ci ha visto giusto!). E quel nocciolo lucido, brillante, che sembra laccato. Lo adoro!

Il resto è venuto da sé.

Macedonia litchi, fragole, rosa e fève Tonka

Spezzettare la polpa del litchi in una ciotola, fare a pezzi le fragole (so, so che sono fuori stagione e tutto, ma avevo troppa voglia di quest'accostamento!) (e so anche che nell'Ispahan ci vanno i lamponi, ma... non li avevo, e poi, per la legge transitiva, se litchi e lampone stanno bene, e lampone e fragola stanno bene, allora fragola e litchi staranno bene!) e unirle al litchi. Zuccherare con mezzo cucchiaino per persona di sciroppo alla rosa (prezioso acquisto parigino), aggiungere succo di limone, una grattugiatina di fève Tonka (questo non c'è nell'Ispahan, ma ci sta da dio, con quel suo odorino di mandorla amara!) e, se si vuole accentuare l'aroma di rosa, qualche goccia di acqua di rose.
Far macerare in frigo per qualche ora, poi mangiare fredda.

giovedì 7 gennaio 2010

Back posting con una bracciata di muffins invernalissimi per un buon 2010 a tutti voi: cranberries, mela esiccata e cioccolato bianco




E' passato veramente tantissimo tempo dall'ultimo post. Mavveramente!!

Questo periodo è volato... D'altronde non è una novità con le vacanze, no? :)

Avevo tante idee e tante cose da postare per Natale - spiccano dei Gingerbreads deliziosi di cui non sono neanche riuscita a fare foto decenti, ma della cui ricetta sono piuttosto fiera, e grazie ai quali mi sono innamorata del royal icing e dei biscotti decorati! - ma puff, il momento magico è passato, e mi sono ritrovata in un aereo per Parigi in men che non si dica.



La vacanza doveva durare 3 giorni, dal 25 al 28, ma per alterne vicende si è protratta fino al primo dell'anno.

Non era la prima volta che andavo a Parigi, e questo ha permesso a me e mio fratello - il mio compagno di viaggio! - di fare cose diverse dal solito... Mi sono innamorata del Marais, del quartiere Les Halles, e camminato tanto per stradine e viuncole nascoste. La Parigi che amo!

Comunque. Non ne parlerò diffusamente ora, ci sono davvero troppe cose da dire e io il 15 ho un esame, il primo (aaaaaaaaaaaargh!!). Ho tanti di quei posti (foodosi e pasticciosi, sure) da consigliarvi, che, mamma mia, non mi basterà una vita. E per fortuna la vacanza è durata solo 8 giorni!!! Comunque sono posts (sì, posts, perché saranno tanti!) che farò, non posso non farvi conoscere posti tipo... Cupcakes and co., o Le jardin de thé, o Le loir dans la theière, o Bagels & Brownies, o La librairie gourmande, o........ mi stoppo, che ne dite? ;)





I muffins! No, perché a Parigi (di nuovo!) ho comprato (tra le altre tonnellate di cose.....) il celebre libro sui muffins di Marc Grossman, alias Bob. Purtroppo mentre ero lì non ho potuto assaggiare dal vivo i suoi celebri dolcetti (chiuso per ferie!!! Ma si può, Bob? Ero affamata! Mi ha spezzato il cuore, anche perché ho girato mezza Parigi per trovare il Juice bar...), ma mi consolo prendendo spunto dal suo divertente libretto. Proprio simpatico. Questa volta in particolare non ho riprodotto una ricetta del libro - ho solo copiato la mania "fruttosa" che pervade quelle di Bob, e seguito i suoi consigli.

A dirla tutta, durante il viaggio di ritorno (in treno, stavolta) ho "sognato" questi muffins. Non proprio questi, ma è da lì che sono partita. Sì, mi capita. Forse sono un po' ossessionata dal cibo, comunque in senso buono.

Ero lì che non riuscivo a dormire, con mio fratello che ogni due ore urlava nel sonno "Aiuto!" (sì, una delizia!), con in testa a girarmi le foto del libro di Bob, qualcosa che sbatacchiava nella cabina in modo fastidioso, e ho cominciato a pensare al mais, alla mela essiccata in forno con una spruzzata di limone e dello zucchero di canna, al cioccolato bianco.

Il connubio mi ha intrigata moltissimo, mi sa di "profumato", lo sento così, a pelle, dato che non ho mai provato dei dolci con la farina di mais.

Appena a casa (sìsì, sono pazza, lo ammetto... Subito in cucina dopo 12 ore stremanti in treno!) ho cominciato a pesare gli ingredienti, tutta contenta. Mentre misuravo la farina di mais ho condiviso la mia gioia con mio papà, che con voce neutra non ha trovato altro da replicare se non: " Quella farina è scaduta". Ho guardato la confezione: "Da consumarsi entro il: Giugno 2008".

I miei muffins sono sfumati nel nulla. E avevo già amalgamato gli ingredienti liquidi. Ben.



A un tratto mi sono ricordata dei cranberries (non li chiamo "mirtilli rossi", ma quanto divertente è dire "cranberries"? Per me, prima dell'acquisto, questa parola significava solo Zombie, New New York, Stars, Promises, Just my imagination, Salvation...... eccetera!) acquistati in non ricordo quale supermercato in città.

Cranberries + mela essiccata + cioccolato bianco = dolce sapore nordico e invernale.

Mi piaceva. Mi sono messa all'opera.
Partecipo con questa ricetta alla raccolta di Pandipanna.

Muffins mela essicata, cranberries e cioccolato bianco

1/2 mela essiccata *

25 g cranberries

40 g cioccolato bianco

60 g zucchero di canna

160 g farina

35 g olio di girasole

100 g panna acida, per rendere ancora più nordici - e soffici! - i nostri muffins! **

1 uovo

1 e 1/2 cucchiaino di lievito

1 pizzico di sale



* Per la mela essiccata

Sbucciare la mela e spezzettarne una metà in pezzetti piccoli piccoli (1-2 cm.).

Mescolare in una ciotola con una spruzzata di limone (o arancia, io ho usato quella perché era lì in giro) e un po' di zucchero di canna. Versare in una teglia coperta con carta da forno e "spalmare".

Infornare a 150° per circa mezz'ora.



** Per la panna acida

Era la prima volta che la provavo, mi è piaciuta un sacco!

Mescolare 80 g di panna fresca con yogurt e succo di limone fino ad ottenere 100 g.

Lasciar riposare almeno un paio d'ore. L'ideale sarebbe 24 ore, ma chi c'ha il tempo? Comunque, visto che ci ho messo molto più yogurt e limone di come si conviene (proprio sapendo di non aver tempo), la panna si è rappresa parecchio in un paio d'ore! Infatti, inacidendosi, la panna, inizialmente abbastanza liquida, si addensa un sacco! Fortissimo da fare!



Procedimento

Sbattere ingredienti liquidi: uovo, panna acida, olio, zucchero.

Ingredienti secchi: setacciare farina, sale e lievito in una ciotola. Aggiungervi cioccolato bianco, la mela essiccata precedentemente "scollata" dalla carta forno, e cranberries. Amalgamare bene.

A questo punto versare ingredienti secchi in quelli liquidi, e mescolare quanto basta solo per far assorbire abbastanza la farina. Veloci, mi raccomando! Come razzi, usare un ice-scooper (funziona! Non so più se sono stata io ad avere una bella idea oppure se l'ho letto da qualche parte) per distribuire l'impasto in 6 stampini medi, per 2/3-3/4 dell'altezza degli stessi.

Su, su, ché con l'indugio si ottiene solo un'eccessiva produzione di glutine e dei muffins secchi, procedimento che si può rallentare mettendo l'impasto crudo in frigorifero. Parola di Bob :)

Ora infornare a 190° per circa 20 minuti.



Buona nordica e coccolosa merenda! ...E buon 2010!