lunedì 7 settembre 2009

Cookie cake (o, a scelta, sandwich cookies) with cheese filling, divagazioni riguardo ai cookies perfetti (con ricetta), e... pardon, ET "au revoir"

NOTA: So che la seguente introduzione è tanto lunga da scoraggiare, ma consiglio ugualmene di leggerla, in quanto integra la ricetta!

Era da tempo immemore che volevo fare un Cookie Cake.
Lo giuro: l'idea mi era venuta da sola, senza influenze esterne, non ispirata da altri blog.
Cercando però "Cookie Cake" su Google, mi sono accorta che nei paesi anglofoni ci erano arrivati prima.
Eh vabbe' ;).

L'idea di base è: biscottoni americani larghi circa 26 cm., sovrapposti l'uno all'altro, con una crema molto solida a fare da "collante".
La crema, dopo qualche ora di "riposo", ammolla i biscotti in modo delizioso, permettendo, al momento di servire il dolce, di tagliarlo a fette.

A Natale, ho dato a Toni, un mio amico, un cookie che mi era venuto abbastanza bene.
Lui è andato in visibilio, gli è piaciuto da morire. Son soddisfazioni quando si hanno certi riscontri dalle proprie affezionate cavie. ;)
L'altro giorno, Toni è partito per l'erasmus: dieci, lunghi mesi a Nantes :( (ci mancheraiiiiiii!).
Così ho pensato che, alla sua festa di "Arrivederci", avrei potuto coniugare l'amore di Toni per i cookies con la mia incontenibile voglia di fare questo enorme e pesantissimo dolce.

Devo dire che non è piaciuto a tutti. Non per i biscottoni, quelli erano ok.
Ma, mi rendo conto, mangiare una fetta di questo dolce equivale a circa vent'anni di ginnastica forzata per smaltirlo.
Sono quattro cookies impilati uno sull'altro e farciti di philadelphia. Sì, philadelphia. Punto. D'altronde, qualsiasi tentativo di alleggerire la crema con albume, panna o simili, avrebbe determinato il crollo irrimediabile della torre di cookies. Ci voleva consistenza, e l'idea (che sembra provenga da Martha Stewart, anche se nel suo sito non ne ho trovato traccia - ma forse voi la troverete ;P) che ho visto nei blog anglofoni di farcirla con il formaggio mi è sembrata la migliore.

So che a questo genere di dolci in Italia guardiamo con grande diffidenza. Siamo (e ne sono felice, sia chiaro!) più propensi alle cose leggere, o quantomeno non stucchevoli.
La pasticceria americana è tutt'altra cosa.

Ma, per l'appunto, in un tripudio di creme al burro, coperture di panna, caramello a fiumi, creme per crostate il cui ingrediente di base è lo zucchero di canna, in mezzo a questo tripudio di follia ipercalorica, dicevo, un ripieno al formaggio mi sembra la cosa più ragionevole.
Comunque a me è piaciuto, a Toni è piaciuto, tendenzialmente è molto piaciuto; insomma, dopo tutte le smorfie quando ho detto che il ripieno era puro formaggio, in ogni caso questo dolce nel giro di un'ora è stato spazzolato (ed è stato servito per ultimo, quindi eravamo già pienissimi ;P).


PREMESSA IMPORTANTE: I COOKIES



Del cercare informazioni nei posti sbagliati


Non ho fatto molto spesso i cookies, e quelle volte che mi ci sono provata non è che venisse fuori qualcosa di diverso da normali frollini. Questo perché pare impossibile, nella maggior parte dei casi, trovare le informazioni necessarie per fare questo genere di dolci un po' particolare.

Cosa vuol dire "questo genere di dolci un po' particolare"?
Intendo quel genere di dolci tipico di una certa zona, in questo caso i paesi anglosassoni, che sembrano tanto facili, ma che in realtà hanno bisogno di tanti piccoli "trucchi" e accorgimenti per riuscire alla perfezione.

Ecco cosa succede: nei siti di cucina italiani trovi ricette che possono essere anche plausibili in quanto a dosi, ma che non spiegano assolutamente come realizzarli. Giustamente, chi riporta la ricetta, non essendo inglese/americano/australiano/neozelandese, non conosce i trucchi di quel dato dolce e non li riporta.

Ok, cerchiamo nei siti di cucina americani.
Peggio ancora: chi scrive, essendo inglese/americano/australiano/neozelandese, conosce tutti i trucchi di quel dato dolce, li conosce perfettamente; anzi, li sa così bene che non ritiene necessario specificarli.
Queste cose mi fanno impazzire!



Dei tipici errori che si possono commettere


E' così che succede che, una volta realizzato l'impasto dei cookies (magari sciogliendo anche il burro, perché non specificato diversamente nella ricetta), la sprovveduta ragazzina italiana di turno (alias: io coi miei primi, timidi passi in cucina gli scorsi due anni) constata sconcertata che i suddetto impasto è puro burro (sciolto, per di più! Dio mio, quante ne ho combinate!), e che non somiglia per niente, ad esempio, alla pasta frolla, unico altro tipo di impasto per biscotti in cui si è imbattuta.
Corre quindi ai ripari, aggiungendo manciate e manciate di farina (aaagh!!).
Poi, quando l'impasto è tale e quale ad una frolla, prende piccoli pezzi di impasto e li schiaccia sulla teglia, fino a fargli assumere la forma di un cookie (aaagh!). Poi li cuoce, lì, subito, su due piedi (aaagh!!!).
Cosa ne viene fuori? Dei frollini, appunto.

Ebbene, niente di più sbagliato.
E tutto questo perché? Perché alla ragazzina non sono arrivate le giuste informazioni.

Come se ne viene fuori?
Come sempre: con molta, molta pazienza, e spulciando ossessivamente I FOODBLOGS E I FORUM (Cookaround, Coquinaria, Gennarino...).



Del capire dove trovare ciò che si cerca


A scrivere nei foodblogs è gente normale, che sperimenta, cuoce, mangia, giudica, cerca di migliorarsi, e soprattutto CHE NON DA' NIENTE PER SCONTATO.

Ecco perché bisogna affidarsi a quelli. I fooblog sono molto più puntuali e precisi dei siti di cucina, perché c'è spazio per il dialogo. Anche solo leggendo i commenti a qualsiasi post, vengono fuori tanti di quei suggerimenti, di quelle critiche, di quelle idee, di quei trucchetti, che neanche in un'enciclopedia.

Non intendo che bisogna subito fidarsi di ciò che viene detto in un foodblog. Al contrario, CONFRONTANDO molti blog, si giungerà ad avere una conoscenza approfondita.
Quando mi fisso con un dato dolce, faccio sempre così. In questo modo scopro che, riguardo ad una certa ricetta, ci sono delle informazioni ricorrenti, ad esempio sempre lo stesso trucco per stendere l'impasto; allora so che di quell'informazione mi posso fidare. Al contrario, se un'informazione mi sembra valida ma la trovo solo in un foodblog, allora, provando, scoprirò se quel blog aveva ragione; se così fosse, integrerò l'informazione riguardo a quel dolce, e mi verrà ancora meglio.
Detto questo.

Mi sono messa a spulciare quindi in decine di foodblog anglofoni (ma anche francofoni: le foodblogger francesi sono bravissime!), leggendo attentamente ogni ricetta.
Ecco, ad un certo punto luce fu: una breve frase all'interno della spiegazione del procedimento, e tutto mi è stato chiaro.
Da lì, altri confronti, altri blog, fino a che ho acquisisto altre informazioni.

E alla fine, ecco: ho in mano tutto ciò che mi serve per fare finalmente dei cookies perfetti.



Dei tanto succitati trucchi


-IL BURRO DEV'ESSERE A POMATA. Se lo aggiungiamo liquido, verà assorbito dagli altri ingredienti, con risultati poco aprrezzabili.

-LO ZUCCHERO DEVE ESSERE TANTISSIMO: la dose di zucchero addirittura supera quella della farina. Non prendiamoci in giro, i cookies sono pesanti, sono calorici, e tali devono restare; tuttavia, non risultano stucchevoli, perché il bicarbonato e il sale contrastano splendidamente.

-GLI INGREDIENTI SECCHI DEVONO ESSERE AGGIUNTI ALL'ULTIMO, DOPO AVER BEN MISCELATO QUELLI LIQUIDI. Altrimenti, si amalgama tutto, con risultati frollinosi. Deve essere un impasto non omogeneo.

-IL BICARBONATO E IL SALE SONO FONDAMENTALI. Per il gusto, ma anche per la crescita (il bicarbonato). Senza, i nostri cookies non avranno quella sapidità tipica dei dolci americani.

-LA FARINA DEVE ESSERE PER META' 00, PER META' PIU' FORTE, AD ESEMPIO LA FARINA 0 MANITOBA. Consistenza più "strong".

-LO ZUCCHERO: MISCELA DI BIANCO E DI CANNA. Altrimenti, niente aroma caramellato.

-L'IMPASTO DEVE RIPOSARE IN FRIGO 36 ORE PRIMA DI POTER ESSERE COTTO. Fon-da-men-ta-le. Importantissimo. Basilare. Necessario. Imprescindibile. Principalmente, è a causa della mancanza di questo passaggio che nei foodblog non anglofoni non mi è ancora capitto di vedere dei cookies a forma di cookies. L'impasto deve essere freddo e un po' "vecchio" per poi spatasciarsi in forno ma non troppo, a forma di cookie, insomma.

-PER FORMARE I BISCOTTI SULLA TEGLIA, BISOGNA USARE L'AGGEGGIO CHE FORMA LE PALLINE DEL GELATO, O, ALTRIMENTI, UN CUCCHIAIO MOLTO GROSSO E FONDO. Anche questo IMPORTANTISSIMO! E' un grosso errore schiacciare l'impasto crudo e dargli la forma di un biscotto PRIMA di infornarlo, come si fa coi frollini. Bisogna invece formare delle "montagnole" di impasto, e al massimo schiacciarle leggermente con la punta del dito. La grande quantità di burro farà sì che in cottura i biscotto si spatasci; questo fa sì che il cookie risulti, anche esteticamente, effettivamente un cookie.

-UNA VOLTA TOLTI DAL FORNO, VANNI FATTI FREDDARE SU UNA GRATELLA. Appena cotti sono molto morbidi.

-IL CENTRO DEL COOKIE RIMARRA' "CHEWY", OVVERO MORBIDO: questo è uno dei trucchi da sapere che renderà i cookies perfetti. Non allarmatevi se al centro il cookie è "colloso"; non rimettetelo in forno a cuocere. E' giusto così. Le consistenze giocano molto in questo dolce: la crosticina croccante in superficie, i bordi dorati e rigidi, i pezzi di cioccolato che scrocchiano sotto i denti, il cuore fondente.

Penso sia tutto... fino ad ora! Semmai scoprissi altri trucchi (o se voi ne sapeste altri e me li suggeriste), aggiornerò il post.


Per 4 enormi cookies di 26 cm. di diametro (o per moltissimi cookies di normali dimensioni) La ricetta originale è di un sito italiano, mi è sembrata valida (e burrosa e zuccherosa)

375 g burro
135 g zucchero bianco (nella ricetta scrivevano a velo, ma non mi risulta proprio che ce ne sia la necessità; anzi, penso che lo zucchero semolato dia una resa migliore)
270 g zucchero di canna
3 uova
4 baccelli di vaniglia (la ricetta diceva vanillina... per carità! Se possibile, usiamo aromi naturali!)
62,5 g farina 00
62,5 farina 0 (la ricetta diceva solo "farina", ma come già detto miscelare le due è meglio)
1,5 cucchiaini di bicarbonato
1,5 cucchiaini di sale (io ho usato il Fleur de sel aromatizzato alla vaniglia)
375 g scaglie di cioccolato (sinceramente, ne ho messo molto meno)
180 g noci - o altra frutta secca - tritate grossolanamente (le ho omesse)

Il procedimento è un sunto dei trucchi sopra riportati.
Ammorbidire il burro nel microonde per pochi secondi, finché non diventa morbido.
Lavorarlo con lo zucchero molto bene per qualche minuto.
Aggiungere le uova e mescolare bene. Aggiungere i semi di vaniglia raschiati.
In una enoooorme ciotola setacciare (confesso di non averlo fatto.......) la farina col bicarbonato e il sale; mescolare.
Versare sugli ingredienti secchi quelli liquidi; impastare velocemente, solo fino a quando la farina viene assorbita. Non lavorare oltre (vedi sopra).
Coprire la ciotola con della pellicola a contatto con l'impasto e mettere in frigo per 36 ore.
Non barate, io li ho tenuti meno di 24 ore e si vede, ve lo assicuro.
A questo punto, se volete fare i megacookies:
dividete l'impasto in quattro parti uguali, prenderne una e rimettere la ciotola con le altre tre coperte da pellicola in frigo.
Foderare la teglia di carta forno, dare con le mani al quarto di pasta la forma di una palla, poggiarla sulla teglia e appiattirla fino a formare un disco di 20-22 cm. di diametro, alto all'incirca 3.
Mettere in forno (ventilato) già caldo a 190-200 gradi per circa 25 minuti (io li ho tenuti anche mezz'ora).
Vedrete che in cottura l'impasto spatascia da solo e si allarga fino ai 26 cm. di diametro.
Una volta tolto dal forno (i bordi devono essere ben colorati ma il cuore del cookie ancora molto morbido), lasciar freddare qualche minuto sulla teglia (è troppo grande, cercando di scollarlo si romperebbe), poi cercare di trasferirlo dalla carta forno ad una gratella per dolci.
Procedere così fino ad esaurimento dell'impasto.

Se volete fare i cookies normali:
formate i cookies servendovi di un aggeggio per le palline dei gelati (o di un grosso cucchiaio). Distribuire le palline sulla carta forno, distanziate tra loro di qualche centimetro.
Infornare a 180 ° per circa 12 minuti (così dice la ricetta-sinceramente, di stazza normale non li ho provati. Check them).
Questi in teoria (usando una spatola) dovreste riuscire a toglierli subito dalla teglia e a metterli a freddare su una gratella.


Per il ripieno

1 kg. e 300 g. di philadelphia o altro formaggino spalmabile (io ho usato lo Yo, che pare sia a base di yogurt)
2 baccelli di vaniglia
qualche cucchiaio di zucchero
In un robot sbattere il formaggio finché non diventa cremoso, aggiungere i semi di vaniglia raschiati e infine qualche cucchiaio di zucchero, a piacere (io ne ho messo davvero pochissimo, mettendomi una mano sulla coscienza e considerando la pesantezza del dolce-circa 1,5 cucchiai.


Per la composizione
Facile, no!
Mettere il primo mega-cookie sul vassoio sul quale poi presenterete il dolce, spalmarlo con un terzo della crema, schiaffarvi sopra il secondo cookie, e via così, fino ad esaurimento megacookies e crema.
(Io poi l'ho decorata con una scritta fatta con cioccolato fondente e bianco)
Ho raffreddato la torta in frigo per tutto il giorno (l'ho fatta di mattina); la sera l'abbiamo tagliata tranquillamente, i biscotti si erano ammorbiditi meravigliosamente.

Nel caso voleste fare dei Sandwich Cookies (la trovo un'idea molto carina, e di sicuro meno calorica del Cake! ;) basta prendere un cookie di dimensioni normali (sopra ho spiegato quali sono le modalità e i tempi di cottura), spalmarlo di crema e chiuderlo con un altro cookie, a mo' appunto di sandwich.

Altra idea: dei Mini Cookie Cakes. Procedere come per il Cookie Cake, ma con 4 biscotti di dimensioni normali.

Wow, che parto di post!! Ma mi è proprio piaciuto scriverlo! Sperando possa essere utile... Un bacio!

giovedì 3 settembre 2009

Una super cena firmata Rosmarina

Da piccola ho avuto molte babysitter.
Una di loro non era una lei, bensì un ragazzo siciliano di circa 23 anni, di nome Salvatore. Salvatore lavorava nello stesso ufficio con mia madre, che l'aveva "adottato" in quanto come lei siciliano esitato in Polentonia e molto nostalgico del sole e della cucina siciliana.

Già allora era bravissimo a cucinare, quando veniva a cena da noi ci deliziava con piatti magnifici. Uno dei miei primi ricordi, avrò avuto 4, 5 anni, è Salvatore ai fornelli del vecchio appartamento di città dove allora abitavamo, che mi dice sorridendo: "Sto preparando il risotto".

Mentre frequentavo le elementari, Salvatore veniva spesso da noi, nella casa nuova in campagna, stavolta. E ripeteva con una certa frequenza: "Segretaria [i miei si sono sentire dare del lei e apostrofare rispettivamente "Segretaria" e "Signor Vittorio" da Salvatore fino a pochi anni fa], qui il tempo fa proprio shhhchifo, io appena posso me ne torno al sole di Sicilia".

Poco tempo dopo, ha conosciuto Monica, si è sposato e ha avuto due bambini semplicemente stupendi. Curiosamente, non ha più parlato di ritorni in Sicilia.


La cosa bella è che Salvatore, siciliano, è alto, biondo e con gli occhi cerulei; Monica, veneta d.o.c., è bruna, con occhi e carnagione scura. I bimbi ovviamente presentano i migliori tratti di entrambi, ovvero bimba con capelli neri e occhi azzurri e bimbo biondo con occhi castani. Una famiglia bellissima, in tutti i sensi!

Oltre a varie ed eventuali qualità (tra cui quelle canore) che contraddistinguono Salvatore e Monica, è quella gastronomica.
Sono bravissimi, non solo nel cucinare, ma anche nel presentare le pietanze; ogni volta che andiamo a cena da loro è una gioia per occhi e palato.


Mio papà li ha invitati da noi la scorsa settimana, e ho approfittato dell'occasione per mettermi alla prova: un'intera cena, dall'antipasto al dolce, organizzata, cucinata e presentata da me.

Non essendo affatto ferrata nel salato, la cosa mi inquietava un po', ma si è rivelato tutto molto più facile del previsto. Non so, non me ne vogliate, ma ho sempre avuto l'impressione che il salato sia più facile da fare, che si possa più, come dire, andare a occhio.

Ho optato per ricette classiche e abbinamenti semplici; nonostante mi siano arrivate molte pressioni da parte dei miei, che mi spingevano a fare ad esempio il risotto ai fichi che avevamo provato il giorno prima (buonissimo, tra parentesi), ho preferito mantenermi su gusti meno "stravaganti", al contrario del mio solito. (Per il risotto, mi ha salvata e permesso di fare il risotto al radicchio Monica, dicendo a mia mamma che non le piacciono i fichi ;) Felice combinazione!)
Mi sono lasciata andare con gli accostamenti solo per il dolce, per una preferenza incondizionata verso i desserts che nemmeno ai più distratti di voi può essere sfuggita dando un'occhiata al mio blog. :)

Certo, di tempo ce n'è voluto per riuscire a fare tutto (nonostante sia stata aiutata: GRAZIE MAMMA!), e (forse perché era la prima volta che provavo a cucinare seriamente) a cena ero completamente distrutta già verso le nove e mezza; ma ne è valsa la pena, mi sono divertita un sacco.
E, last but not least, la cena è stata promossa a pieni voti da Monica e Salvatore. :)

Ah, dimenticavo: riguardo le dosi, eravamo in 8.


Per cominciare: Antipasto di Tartine con Asparagi, Caprino e Menta

Buonissime e delicate... Da provare.


La pasta brisée di Gennarino
250 g farina 00
125 g burro
62,5 g acqua fredda
un pizzico di sale

Il ripieno
250 g formaggio caprino
1 uovo
ca. 2 cucchiai di latte
ca. 6 gambi di asparagi
ca. 12 foglie di menta
sale

Impastare gli ingredienti della brisée nel mixer il minimo indispensabile perché si crei una palla; avvolgere in pellicola e refrigerare in freezer mentre si prepare il ripieno.
Sbattere il formaggio finché non diventa una crema liscia, unire il latte e l'uovo. Tagliare gli asparagi a pezzetti e mescolarli al formaggio assieme al sale e alla menta sminuzzata.
Stendere la brisée sottile negli stampini per crstatine, punzecchiare il fondo con una forchetta, versarvi sopra il ripieno e infornare a 200° per circa mezz'ora (la crema dev'essere soda - tipo cheesecake - e la brisée leggermente colorata).
Sfornare, sformare e far freddare sulla gratella.


Il primo: Risotto al Radicchio, Noci e Vino Rosso

Ecco, ad esempio qui non so dare indicazioni precise riguardo alle dosi. Ci provo laddove possibile.


riso per risotti (dose per 8 persone)
un cesco di radicchio trevigiano
un litro di brodo
mezza cipolla
olio e.v.o.
sale
noci a piacere
vino rosso
burro
parmigiano

Fare un soffritto con la cipolla e l'olio. Tostarvi il riso, sfumare col vino rosso, poi aggiungere un po' di brodo. Continuare così fino a metà cottura; quindi aggiungere il radicchio tagliato a listarelle (e privato della parte bianca, che è amara) e le noci a pezzetti.
Proseguire fino a cottura aggiungendo di volta in volta una mestolata di brodo quando questo si assorbe.
Mantecare con una noce di burro e qualche cucchiaio di parmigiano.


Il secondo: Arrosto di vitello ripieno di Frittata con Pomodori Secchi

L'idea viene dal numero di agosto de La Cucina Italiana (rivista fantastica che ho appena scoperto! Be', ad essere sincera in generale non uso mai libri di cucina o riviste, per cui è normale XD). Lì però si parlava di "Pancia di vitello", e la frittata era insaporita da semplici erbette e da pancetta, che io ho sostituito con pomodori secchi.


Per la frittata
6 uova
sale
pepe
parmigiano
ca. 3 fette di pomodoro secco a pezzetti
rosmarino a pezzetti
olio e.v.o. e un po' di cipolla per il soffritto

Per l'arrosto
ca. 1300 g di carne di vitello per arrosti (non ho idea di come si chiami in gergo tecnico) tagliata (a noi l'ha tagliata direttamente il macellaio, in modo da poterla poi arrotolare)
ca. una cipolla
ca. 2 spicchi d'aglio
ca. 50 g pancetta
vino bianco
olio e.v.o.
spago da cucina

Fare la frittata in un tegame rotondo dal diametro di circa 26 cm.
Poggiarla sulla carne di vitello salata e arrotolare quest'ultima molto strettamente; quindi chiuderla con lo spago (non nego che sia stata un'impresa e che ne sia venuta fuori una cosa un po' informe, dalla metà in poi - mi ero stufata di fare le cose per bene XD).
Fare un soffritto con cipolla, aglio, pancetta e olio in un tegame mooolto grande che dovrà contenere l'intero arrosto. Quindi friggere la carne a fuoco vivace, girandola spesso in modo da toccare tutti i punti dell'arrosto.
Quando avrete fatto tutto il "giro" dell'arrosto, aggiungere nel tegame del vino bianco e dell'acqua, abbassare il fuoco e far cuocere per taante, taante ore. A noi (me e mia mamma, non sono ancora passata al plural maiestatis, anche se ci sto riflettendo ;) sono servite almeno 2 ore il giorno prima della gran cena, e altrettante l'indomani.
Regolatevi voi, la carne quando viene punzecchiata da una forchetta deve risultare morbida e ovviamente non buttare fuori sangue.
Quando è pronto (consiglio di farlo nel pomeriggio per la sera), lasciarlo un po' raffreddare, quindi rimuovere lo spago e tagliarlo a fette.

Il dessert: Composta light di Fichi, Mele e Rosmarino Meringata


Questa è un'idea di Manu (te l'ho detto che mi sono fissata col tuo blog! :D Mi dovrò disintossicare! ;), ma lei ha usato i frutti di bosco e, ovviamente, ha usato molto più zucchero, dato che è frutta alquanto acidella.
Io avevo un bel po' di fichi da consumare, e, essendo i fichi estremamente zuccherini (e anche le mele che gli ho abbinato), praticamente non c'è stato bisogno di aggiungergliene altro. Contando poi che la meringa è piuttosto dolce, in questo modo i gusti si equilibrano perfettamente.
L'abbinamento mi è molto, molto, molto piaciuto: bisognerà provarlo in altre preparazioni, e magari anche nel salato!
Ah, stavolta le dosi sono per 12, volevo che ne avanzasse per l'indomani :)

Per la composta
1 kg di fichi
1 mela piccola (ca. 200 g)
20 g zucchero (praticamente, un gesto simbolico)
3 rametti di rosmarino
ca. 1 bicchiere d'acqua

Per la meringa
6 albumi
165 g zucchero
60 g amido

Sbucciare la frutta e tagliarla in pezzi molto piccoli. Unire lo zucchero e il rosmarino e mettere sul fuoco. Cuocere col coperchio finché l'acqua della frutta non si assorbe; quindi aggiungere l'acqua. Continuare a cuocere finché i pezzi di mela non diventano morbidi.
Passare la composta nel frullatore, farla freddare.
Montare a neve gli albumi, aggiungere lo zucchero setacciato assieme all'amido (che, come spiega Manu, aiuta la maringa a mantenere la forma durante la cottura) e continuare a montare.
Mettere la composta nei contenitori, coprirla con la meringa e mettere in forno a 150° per 20 minuti.
Io li ho tenuti mezz'ora, così si è creata una piacevole crosticina. Mmh!

martedì 1 settembre 2009

Natilla de vainilla (ovvero la Crema Pasticcera)


Quando il mese scorso sono andata in Spagna, ero sicura che avrei fatto scorpacciate di crema catalana, a Barcellona.
Una volta lì, però, la necessità di "sparagnare" (veneto word for "risparmiare") ogni centesimo me l'ha impedito.
Poi siamo andate a Valencia. La sera, semisvenute per la fame patita i quattro giorni precedenti, ci siamo messe una mano sulla coscienza e ci siamo fiondate in un localino che offriva paellas valenciane e di marisco. L'unico pasto degno di questo nome fatto in dodici giorni.

E' stato memorabile. In religioso silenzio, portavamo alla bocca piccoli pezzi di paradiso. Le bucce dei crostacei e le conchiglie di molluschi mi sorridevano dal piatto in cui le avevo posate, io e la Elena ci guardavamo e sorridevamo, i camerieri passavano e ci sorridevano, felici di vedere come ci godevamo la loro paella, ascoltavamo la famigliola francese parlottare nel tavolo vicino al nostro e gli sorridevamo (gli saremo sembrate sceme).
In quel sacro momento abbiamo imparato molto sul cibo, sull'amore che nutriamo nei suoi confronti e sulla impossibilità di campare di sole prugne secche per più di mezza settimana.
E' stato un momento importante, che ci ha rappacificate col mondo e ci ha dato energia per le 24 ore successive.

Era palpabile la necessità di festeggiare in qualche modo il magico avvenimento, abbiamo riflettuto mentre un sorridente cameriere ritirava i nostri piatti, che avevano assunto un'aria immacolata dopo il nostro intervento.
Così chiedemmo consiglio al simpatico cameriere che, avendoci portato la miracolosa paella, era diventato ai nostri occhi un saggio onnipotente e bonario, a cui dovevamo la nostra felicità di quella sera.
Il Cameriere disse che non avevano crema catalana, questo no, ma qualcosa di ancora più buono: Natilla de Vainilla. (Grazie alla frequentazione di foodblogs sudamericani, sapevo che la Nata è la panna, quindi Natillas de vainilla = Pannette di vaniglia).
Accettammo senza indugi. Dopotutto, egli era saggio e onnipotente.

Il primo dolce dopo quattro giorni di astinenza si presentò in forma budinosa e gialla, accompagnato da un biscotto e da una spolverata di cannella (e quando la Elena ha visto la cannella..... Vi lascio immaginare).
Tralascio quanto morbidamente scivolasse giù per le nostre gole, quanto sensualmente le dense gocce gialle cadessero nella cocottina mentre avvicinavamo il cucchiaino alla bocca, quanto i puntini neri della vaniglia diffondessero un aroma di coccole e calore, quanto il biscotto inzuppato di crema fosse morbido e, al tocco del cucchiaino, si sciogliesse quasi nella crema.

Vabbe', fatto sta che la Elena mi ha fatto giurare di rifargliela a casa.
Ora, lei non l'ha materialmente mangiata (e per questo sono sicura che mi lascerà qui sotto un commento offeso/minatorio), ma sappia che l'ho fatta pensando a lei e al nostro bellissimo viaggio assieme!

Ho cercato, cercato e ri-cercato la ricetta di questa Natilla, solo per scoprire in ogni nuovo sito che aprivo che si tratta nientepopodimeno che di semplicissima crema pasticcera. Con più uova del solito, in alcune ricette, toh.
Così ho deciso di farla con la ricetta che uso sempre e non mi tradisce mai:

La magica crema pasticcera della a-breve-nonna Patti.


Patti (non so se le piaccia la y alla fine del suo nome, a me non piacciono le y nei diminutivi come regola generale e quindi non la metto :P) è Patrizia, la mamma del mio amicone Francesco.
Non una mamma qualunque: una mamma invero che in passato ha partecipato (e vinto? Scusa, non ricordo!) al Rally rosa, che per adottare la nuova cagnolina se l'è fatta spedire da Napoli, una mamma, infine, che per confortarmi prima degli esami di maturità mi ha fatto arrivare, previa figlio Cesco, un'enorme bustina colma di ottime pasticche Leone (le ho ancora, le uso con gran parsimonia).

Lo scorso autunno mi ha passato gentilmente la ricetta della sua torta della nonna; oltre che una buona pasta frolla, c'erano dentro le dosi anche della crema pasticcera, che non avevo mai fatto in vita mia.
Buonissima. Leggera, cremosa, di un colorino delizioso (che di certo non guasta, no?)

Il procedimento non era riportato sul foglietto della Patti, per cui ho seguito quello della Ciliegina.

Ah, ieri era il compleanno di Manu: TANTI AUGURI! Prendi un paio di cocottine, queste Natillas sono nate anche pensando a te e al tuo quarto di secolo.

Ingredienti
1/2 litro latte intero (è abbastanza importante che sia intero e non p.s., la texture è decisamente migliore con quello intero)
3 tuorli
3 cucchiai zucchero semolato
1 cucchiaio farina (io uso però l'amido di mais)
1 bacca vaniglia
1 spolverata di cannella in polvere
qualche frollino

Versare il latte in un pentolino. Tagliare longitudinalmente la bacca di vaniglia e raschiarne i semini nel latte. Poi aggiungere al latte la bacca stessa e scaldarlo fino al bollore.
Spegnere e lasciare in infusione mezz'ora (passaggio che, lo confesso, spesso salto per mancanza di tempo).
Unire ai tuorli lo zucchero e sbatterli per bene con una forchetta (senza montarli, bastano trenta secondi). Aggiungere da un setaccino l'amido sbattendo continuamente per non formare grumi.
Rimettere sul fuoco il latte e, subito prima che bolla, versarne circa la metà nel composto con i tuorli, sbattendo con cura. Ora versare nuovamente tutto nel pentolino di latte, accendendo il fuoco molto dolce, e cuocere finché non diventa ben soda (attenzione, non deve bollire, altrimenti si "straccia" e diventa tipo uova strapazzate... Giuro, mi è successo con la tornata di crema pasticcera precedente a quella della foto :).
Togliere dal fuoco e versare in cocottine (le mie sono quelle della Cuki per congelare :) ma vanno benissimo). Sopra ogni cocottina mettere un pezzetto di pellicola, per evitare il formarsi della pellicina.
Quando si è raffreddata (dopo mezz'oretta) togliere la pellicola, porre sopra ogni cocottina un biscotto, spolverare di cannella (operazione che io ho dimenticato!! Ma si può? Si può?? Elena, potrai mai perdonarmi?) e mettere in frigo per qualche ora.